Nella periferia di Paese, piccola località in provincia di Treviso, è possibile visitare una delle punte più avanzate della meccatronica italiana. Galdi produce dal 1970 macchine per l’imbottigliamento del latte. L’azienda, oggi guidata da Antonella Candiotto, ha continuato il percorso avviato dal padre Galdino aggiungendo alla tradizione meccanica una quota crescente di nuove tecnologie. Il digitale serve a progettare e a produrre in modo sempre più efficiente, ma consente, soprattutto, di rendere intelligenti le macchine che sono proposte al mercato. I sistemi di sensoristica che accompagnano il prodotto hanno permesso a Galdi di offrire pacchetti di manutenzione e di consulenza sempre più sofisticati. Per i produttori di latte che non hanno intenzione di sviluppare particolari competenze tecniche al proprio interno, Galdi propone servizi in abbonamento che accompagnano il produttore dalla fase di installazione a quella di manutenzione. Il pacchetto TYE, Through Your Eyes, consente addirittura di abilitare gli utilizzatori finali alla supervisione degli impianti grazie a software di realtà aumentata da attivare su smartphone e occhiali dedicati. Se nella formula 1, le telemetria delle macchine da corsa serve a migliorare costantemente le performance dei piloti, qualcosa di simile accade nelle latterie che utilizzano le macchine di Galdi dove i dati raccolti consentono di aumentare la qualità e l’efficienza dei processi di imbottigliamento.

Fin qui – immagino l’espressione del lettore più esperto – poche novità. Da tempo ormai le aziende più innovative hanno smesso di vendere semplici macchine per proporre al mercato vere e proprie “soluzioni”, una combinazione personalizzata di hardware, software e servizio. Ciò che rende Galdi un caso particolarmente interessante è il modo in cui queste “soluzioni” sono diventate il fattore abilitante di nuovi modi di fare impresa nelle filiere alimentari. Da alcuni anni Galdi ha promosso un pacchetto specifico di offerta per i piccoli produttori locali che vogliono diventare soggetti indipendenti nella catena del valore delle bevande. Se vi prendete la briga di guardare sul sito Galdi.it il video sulla piccola fattoria di Robert Aronius nel nord della Svezia, scoprirete che la tecnologia Galdi è stato il fattore che ha consentito la creazione di una filiera del latte “super locale”. Aronius, erede di una famiglia di allevatori dal 1855, invece di consegnare il latte ai distributori tradizionali, senza guadagnarci granché, ha imparato a imbottigliare e a distribuire con successo il suo prodotto presso i supermercati della sua comunità. Galdi, da parte sua, non si è limitata a fornire assistenza tecnica ma ha accompagnato Aronius in un percorso di crescita delle attività di impresa come produttore indipendente. Quanto è grande il mercato dei produttori di latte “indie”? Più di quello che si può immaginare a prima vista. Nel Nord Europa così come in California la domanda dei consumatori finali si è fatta particolarmente sofisticata. Il latte a kilometro zero è molto apprezzato e il pacchetto di consulenza offerto da Galdi può rappresentare un’opportunità per i piccoli produttori che guardano in modo nuovo al mercato locale.

Il caso di Galdi porta con sé due lezioni importanti. La prima riguarda la dinamica di crescita sul versante Industria 4.0. Galdi, con i suoi venti milioni di fatturato e i suoi ottanta dipendenti conferma il potenziale di tante piccole e medie imprese italiane sul fronte dello sviluppo di tecnologie innovative anche e soprattutto grazie alle partnership con l’Università e il mondo della ricerca.

La seconda indicazione riguarda il potenziale di crescita di queste imprese all’interno di filiere produttive consolidate. La Galdi non si limita a rendere più efficienti e produttivi i protagonisti di un determinato settore. Grazie a tecnologie sempre più accessibili e a una nuova offerta di servizi diventa fattore di crescita per nuovi progetti imprenditoriali all’interno delle filiere. Il settore agroalimentare non è, in questo senso un caso isolato. Il know how accumulato dalle imprese italiane nel settore del packaging farmaceutico così nella produzione di stampanti 3D per il comparto della gioielleria, le competenze acquisite sul fronte delle macchine per la lavorazione del legno e nel settore automotive aprono nuove opportunità per chi saprà abbinare l’offerta di tecnologia a competenze originali sul piano della consulenza di mercato e della gestione di impresa.

In questi anni si è molto discusso sul ruolo che le nuove tecnologie della produzione digitale, stampanti 3D in primis, avrebbero avuto nella nostra economia. Dopo quasi un decennio di dibattiti, abbiamo capito che molto probabilmente non “stamperemo” a casa i giocattoli dei nostri figli, né ripareremo le nostre lavatrici facendo il download da internet dei pezzi ricambio. Per contro le nostre aziende della meccatronica dimostrano già oggi che un’offerta innovativa di tecnologie e servizi è in grado di generare cambiamenti profondi nelle filiere produttive. Nel caso di Galdi queste trasformazioni vanno nella direzione di un sostegno reale al lavoro, a un’imprenditorialità diffusa e a comunità locali consapevoli.

Per tante imprese del settore, la possibilità di esplorare nuovi mercati, accompagnando in modo originale progetti innovativi, dipende principalmente dalla capacità di coltivare nuove competenze. Oltre a perseguire innovazione e efficienza operativa, il mondo della meccatronica italiana è chiamato ad allargare i propri orizzonti esplorando nuovi modelli d’uso delle tecnologie e business model coerenti con una società in grande cambiamento. Affiancare alla competenza tecnica la capacità di immaginare mondi nuovi e forme originali di produzione e consumo è ciò che farà davvero “grandi” tante nostre piccole e medie imprese.