I palazzi vetrati che compongono il campus Amazon a Seattle sono immersi nel centro della città, ma collegati con una rete di laboratori in tutto il mondo per dare corpo a una scommessa ambiziosa: toglierci dalle mani la tastiera. Questa interfaccia uomo-macchina resiste, rivoluzionata e virtualizzata da più di un secolo e mezzo e precede l’invenzione dei computer, ma potrebbe presto scomparire in gran parte dei dispositivi. Quando? Alexa non sa ancora rispondere a questa domanda ma la sua missione è proprio questa.

L’assistente vocale dell’azienda di Seattle ha investito in maniera crescente in questo progetto negli ultimi sette anni anche attraverso l’aquisizione di start-up come la polacca Ivona, la britannica Evi e l’americana Yap. Per spingerci all’abbandono della tastiera dalla settimana scorsa Amazon ha anche lanciato una serie di sconti, ancor più interessanti di quelli del Black Friday, riservati a chi fa shopping esclusivamente attraverso il suo assistente vocale. “A differenza degli altri sistemi su desktop o mobile, Alexa è il primo assistente vocale ‘far field’ in grado di funzionare in un ambiente aperto”sottolinea Rachel Haas, una delle manager responsabili dello sviluppo di Alexa nel quartier generale di Amazon a Seattle mentre dà una dimostrazione delle capacità del sistema.

Vedere Alexa funzionare e rispondere a tono fa immediatamente venire in mente il “Computer” invocato dal Capitano Kirk e dall’equipaggio di Star Trek negli anni ’70, ma Alexa è anche una piattaforma tecnologica con un developer’s kit aperto a terze parti e sviluppatori. Bmw per esempio, sta preparando un’auto abilitata da Alexa. I terminali Echo e il più piccolo Echo-dot sono facilmente aquistabili online, ma la piena potenza dell’intelligenza artificiale non è apprezzabile in tutto il mondo. “Lo scorso settembre abbiamo debuttato in Gran Bretagna e stiamo guardando alla Germania, mentre non abbiamo ancora una data per l’Italia. Recentemente sono stata anche in India per una dimostrazione, ma il limite non è tanto la lingua, quanto i servizi attivi”.

Negli Stati Uniti, oltre a dirmi che tempo fa o le notizie, Alexa può anche chiamarmi un Uber per arrivare in tempo all’appuntamento che ha individuato nell’agenda che le ho condiviso. Ma se Uber o un altri servizio non è attivo nel mio paese. “Il sistema è nato per la domotica – spiega Haas –, ma stiamo riscontrando sempre più interesse da parte di aziende che vorrebbero assistenti virtuali per il mondo business. La bellezza del sistema è che devo solo installare il terminale e non ho app o altro da aggiornare perché tutto avviene via cloud”.

Gli avversari di Alexa non sono tenebrosi come i Klingon, ma certamente non sono meno agguerriti. Oltre a Siri, Google ha messo in campo OkGoogle mentre in un recente paper i ricercatori di Microsoft rivendicano il record di accuratezza nel riconoscimento vocale dei loro sistemi.