L’idea che il settore agricolo e quello zootecnico abbiano minori esigenze tecnologiche rispetto all’industria è diffusa, ma non corrisponde a verità. In realtà un comparto che conta su poco più del 3,5% dell’intera forza lavoro deve obbligatoriamente essere altamente produttivo e ha bisogno di strumenti estremamente efficienti. Ne è la riprova la continua evoluzione che processi e macchinari stanno avendo in questo settore. Anche in questo ambito il tessuto produttivo italiano ha generato eccellenze che esportano in tutto il mondo, come Sgariboldi, azienda di Codogno, in provincia di Lodi, leader nella progettazione e produzione di carri miscelatori. Si tratta di macchine, trainabili da un trattore o semoventi, che svolgono il delicato compito di produrre il cosiddetto unifeed, cioè la miscela di foraggi e altri mangimi che viene somministrata agli animali da allevamento per una corretta alimentazione. La bontà dell’unifeed è legata a due fattori: la qualità degli ingredienti e l’omogeneità della miscelazione, che richiede l’adozione di tecnologie non banali.

Sgariboldi è attiva fin dagli anni Settanta in questo specifico tipo di produzione, e nel tempo ha perfezionato continuamente le tecnologie, tanto da depositare ben 33 brevetti su tutti i componenti della macchina. Ora la svolta arriva da un sempre più massiccio impiego di sensori e di elettronica. Spiega Luca Sgariboldi, amministratore delegato dell’azienda di famiglia: “Il tipo di macchine che produciamo si è sempre basato essenzialmente sulla meccanica e su un attento studio delle variabili geometriche che influenzano la miscelazione. Da due anni a questa parte, però, abbiamo impresso un’importante svolta con l’inserimento sempre più massiccio dell’elettronica, che ha lo scopo di ridurre al minimo l’errore umano e di garantire la produzione di una miscelata di qualità elevata e costante”.

È nato così Intellitechnology, un mix di tre tecnologie, I-Cab, Intelliloader e Intellimixer, che uniscono a una cabina di comando digitalizzata e intuitiva sistemi di gestione automatica della fresa per la raccolta di fieni, insilati e farine, e un controllo elettronico della velocità di miscelazione, che deve essere rapida ma al tempo stesso non surriscaldare la miscelata. “Per questa rivoluzione – dice Sgariboldi – siamo partiti dalla fresa frontale, che è la parte più complessa dei carri miscelatori, e poi abbiamo via via rivisto tutte le componenti della macchina. L’inizio è stato quasi casuale: abbiamo cominciato a integrare sensori nei sistemi di trasmissione oleodinamica associati ai vari organi della macchina con lo scopo di migliorare le prestazioni e ci siamo trovati a disposizione una grande quantità di dati che, applicando la logica, abbiamo pensato di usare per automatizzare i controlli”. Innovazioni frutto di un continua attività di ricerca e sviluppo, condotta dall’ufficio tecnico in collaborazione con studi esterni ma anche con centri di ricerca come il Politecnico di Milano. Del resto, per un’azienda che esporta l’85% della produzione e che ha la Germania come mercato di riferimento, l’innovazione continua non è un’opzione, ma un obbligo.