Tutto pronto perché con i nuovi contatori di seconda generazione si apra il mercato della gestione intelligente dell’energia, in Italia. «E’ un mercato che secondo le nostre stime vale circa 6 miliardi di euro», dice Vittorio Chiesa, docente del Politecnico di Milano. Da una parte, le tecnologie intorno a questo sviluppo si stanno consolidando e sempre più promettenti appaiono quelle wireless di nuova generazione, basate su frequenze licenziate, come emerso da un recente studio di Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) e Aeegsi (l’Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas e il Sistema Idrico.

Dall’altra, va a pieno regime la macchina di Enel per l’installazione dei nuovi contatori, dopo il via libera avuto da Aeegsi il 6 aprile (retroattivo dal primo gennaio). Da questi la stessa Enel prevede un importante indotto per il sistema Paese. Il piano prevede di installare 42 milioni di contatori in 15 anni (32 sono sostituzioni, 10 nuove installazioni), a partire dal 2017 (adesso siamo a livello di alcune decine di migliaia), con 4,4 miliardi di euro.

Il nuovo studio evidenzia che l’unica tecnologia finora utilizzata negli smart meter, per il loro collegamento, è la classica Power Lines Communication (Plc), che fa transitare i dati sulle reti elettriche. Tra le tecnologie wireless ci sono quelle basate su frequenze ad uso libero (WMBus 169, LoRa e SigFox) e quelle basate su frequenze autorizzate ad uso esclusivo, come il Gsm e l’Lte/NBIoT. Secondo le due autorità, sono queste ultime le più promettenti per il futuro, man mano che giungono a maturità, perché sono le sole a poter garantire una qualità del collegamento quando ci saranno molti dispositivi installati in una stessa area. In particolare è la NBIoT (Narrow band internet of things) la più promettente nel breve-medio periodo, tra le tecnologie wireless, secondo lo studio. È di qualche giorno fa la notizia della sua prima applicazione italiana: Olivetti e Smat (Società Metropolitana Acque Torino) hanno cominciato a testarla per la misura dei consumi idrici e la gestione ottimizzata della distribuzione dell’acqua.

Queste tecnologie servono in particolare per il “secondo canale” di collegamento dei nuovi meter. Ossia quello che va dai contatori all’utente (laddove il primo canale è quello classico che porta i dati fino al sistema centrale del fornitore). La caratteristica dei meter di nuova generazione è di essere aperti (“open meter”, li chiama appunto Enel). Ergo questo secondo canale opera su protocolli standard open, attraverso cui le terze parti possono prendere i dati e svilupparci sopra servizi.

È lo stesso modello che sta alla base dell’ancora nascente mercato degli open data della pubblica amministrazione (dati del traffico, del turismo eccetera cominciano a dare vita ad app di aziende; si veda il caso ComunWeb del Corsorzio Comuni trentini).

Nel caso dei contatori, l’indotto generato può riguardare società che propongono alle famiglie servizi di energy management, risparmio energetico, accumulo di produzione fotovoltaica eccetera. Più in generale, «lo sviluppo dei nuovi contatori dà stimolo a tutto il mercato dell’efficienza energetica, perché consentono una migliore gestione dell’energia. E quindi rappresentano un volano per aziende che producono pompe di calore, caldaie a condensazione, apparati di illuminazione smart – aggiunge Chiesa -. Se ne beneficia così l’intero sistema Paese, le cui aziende diventano più competitive se hanno una gestione energetica più smart, a costi ottimizzati».

Ultimo capitolo, di possibile beneficio per il sistema Italia, è l’esportabilità di queste innovazioni all’estero. A riguardo siamo però ancora nella fase delle riflessioni preliminari. Al momento Enel prevede di riutilizzare la tecnologia in aziende controllate in Spagna, Romania e avviare test pilota in giro per il mondo.