Dalle fotocamere in volo sui colli toscani agli occhiali smart per raccontare i borghi della Penisola. Le startup italiane del travel si stanno attrezzando con tecnologie per raffinare qualità e personalizzazione dell’esperienza di viaggio. Tra le soluzioni sperimentate spiccano droni e realtà aumentata, sotto forma di strumenti di promozione del territorio e guide digitali a visite che vanno oltre la “sola” esperienza fisica.

Emotionalview, già nota come Karma Troopers, è un’azienda di produzione video con sede a Comonext, l’incubatore di startup di Lomazzo (Como). Il suo focus è più sulla qualità dei filmati che sulle tecnologie in sé, ma negli ultimi anni la “vista dall’alto” dei loro filmati si è avvalsa di un alleato in più: i droni targati Dji, il colosso cinese del settore, utilizzati secondo le norme del regolamento Enac (Ente nazionale aviazione civile). Guido Canepa, producer e pilota di droni, precisa che gli aeromobili pilotabili sono «solo uno strumento» a servizio delle riprese. Ma uno strumento che fa la differenza: «Nel settore travel il drone è per noi un aiuto molto importante, in quanto per sua stessa natura è uno strumento in grado di catturare panorami, scorci naturali e cittadini altrimenti impossibili da cogliere» spiega Canepa. Ad esempio? Visto dall’esterno, il drone può essere utile per riprese ampie, suggestive, dalle competizioni in barca a vela all’esplorazione di paesaggi collinari. Ma non vanno trascurati vantaggi operativi e, in parte, economici: modelli che costano poco più di mille euro possono sostituire i più ingombranti “ferri del mestiere” delle troupe professionali. «Utilizziamo il drone sopratutto per creare “establishing shot”: un tipo di inquadratura che nell’economia del racconto serve per informarci su quale sarà il contesto in cui si sviluppa la nostra storia – dice Canepa – Ma non solo: il drone sostituisce in parte alcuni strumenti come il crane o il dolly, che complicano la logistica sul set e spesso sono più onerosi dal punto di vista economico».

Certo: anche (e soprattutto) come startup, le riprese dall’alto non possono essere improvvisate. Perché i droni non sono giocattoli, e dovrebbero essere affidati a mani salde in fase di pilotaggio. «Una delle difficoltà che abbiamo spesso incontrato è la presenza di operatori improvvisati, magari provenienti dal mondo dell’aeromodellismo, i quali ritengono che il mero fatto di saper far volare un drone sia sufficiente a realizzare riprese e prodotti video soddisfacenti» spiega Canepa.

E sul fronte della realtà aumentata? L’esperienza dei turisti può essere arricchita con l’uso di smartglass, gli occhiali intelligenti che fanno immergere in uno storytelling virtuale della città o del sito di destinazione. Art-Glass, società nata dall’incontro tra le esperienze editoriali e tecnologiche del suo team, ha brevettato un software per trasformare visori indossabili in “occhiali aumentati”: dispositivi connessi che forniscono servizi aggiuntivi sotto forma di video, audio e immagini 3D. Il turista che ne indossa un paio può scovare dettagli inediti nei dipinti di Caravaggio o ripercorrere la carriera del pittore verista Giuseppe De Nittis con le parole lette e tratte dallo stesso diario dell’artista. L’azienda ha siglato partnership con 15 siti e raggiunto un totale di 300mila utenti, ma resta ancorata alla sua vocazione originale: operatore culturale. «Siamo un operatore culturale che usa software proprietari per integrare l’esperienza dei turisti – dice Antonio Scuderi, amministratore delegato di Art-Glass – I fattori di fondo sono due: da un lato un elemento editoriale dove prepariamo i contenuti e riscriviamo l’esperienza dei turisti, dall’altro una componente tecnologica rappresentata dal software di nostra proprietà e dall’hardware dei dispositivi forniti dalle aziende e distribuiti ai nostri partner».

Per futuristica che possa sembrare, la tecnologia di Art-Glass si fonda su un principio semplice: aggiornare il vecchio modello delle audio-guide, ritenute sempre meno soddisfacenti da turisti a proprio agio con prenotazioni online e ricerca di informazioni via smartphone. Se le “radioline” assegnate nei musei si limitavano a una descrizione verbale, gli occhiali aumentati fanno calare il visitatore in un itinerario dinamico e a tre dimensioni. Il risultato è un aumento della soddisfazione del cliente, di quasi il 50 per cento. Il rischio? Far prevalere la tecnologia sull’esperienza, deviando l’attenzione dei turisti sul solo dispositivo. «Il segreto per evitare questo è che la tecnologia “sparisca” e lasci spazio all’esperienza – dice Scuderi – Insomma, ci dev’essere una simbiosi tra passato e presente».