Il settore dell’agricoltura 4.0 al momento è appena nato. Si stima, secondo cifre fornite dall’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano (e che vede anche il contributo dell’Università di Brescia), che a livello mondiale fatturi oggi circa 3,5 miliardi di euro, di cui appena 100 milioni in Italia. Ma il suo impatto sul miglioramento qualitativo e della produzione ha le potenzialità per trasformare completamente un comparto, quello agroalimentare, che invece vale per l’Italia l’11% del Pil e 350 miliardi di fatturato.

Le analisi dell’Osservatorio hanno evidenziato come in Italia al momento si possano censire circa 300 esperienze di agricoltura 4.0 applicate alle colture ma, soprattutto, almeno 44 startup italiane, finanziate nel complesso con 14 miliardi di dollari. Parliamo, in totale, dell’11% delle startup internazionali finanziate nel settore.

Di che cosa si occupano queste realtà? In particolare sviluppano servizi e soluzioni per l’agricoltura di precisione, ma in buona parte lavorano anche nell’ambito della qualità alimentare e della qualità e sostenibilità ambientale. Inoltre puntano moltissimo sui Big Data per sviluppare sistemi di supporto decisionale lungo le varie fasi della filiera agrifood, seguendo quello che è ormai un riconosciuto trend internazionale. Non è un caso infatti, segnalano gli autori del recentissimo rapporto sul settore dell’Osservatorio Smart Agrifood, che tra le 10 startup internazionali più finanziate figurino realtà come Blue River Technology, che ha a messo a punto un sistema di machine learning per macchine agricole acquisito dal colosso John Deere, Provenance, che ha creato una piattaforma di “knowledge sharing”, o di condivisione delle informazioni, sulla tracciabilità e qualità dei prodotti, o ancora Granular, società Usa che ha sviluppato un gestionale per pianificare l’attività agricola basandosi sui dati raccolti in azienda, finanziato anche da un colosso come Google Venture.

In questo panorama le startup italiane si distinguono per la propensione internazionale ma anche per una grande inventiva e per lo sviluppo di soluzioni perfettamente calate sulle necessità delle colture mediterranee. Un esempio è Elaisian, società romana che, spiega uno dei fondatori, Damiano Angelici, “si propone di aiutare il produttore del settore olivicolo a prendere le decisioni giuste nella gestione dei suoi oliveti. La nostra soluzione si basa su hardware installato in campo integrato con immagini da satellite, machine learning e intelligenza artificiale. Abbiamo già riscontrato che con il nostro sistema si possono ottenere riduzioni dal 30% al 40% dei costi nella fase produttiva, grazie alla riduzione delle uscite in campo e del numero dei trattamenti, che poi si traduce anche in più elevata qualità del prodotto e maggiore vigoria delle piante”. Il modello è offrire la soluzione in forma di servizio, riducendo quindi l’impegno finanziario per l’azienda che non è costretta a investire direttamente in tecnologie. “Una soluzione necessaria – dice Angelici – in un paese, come il nostro, dove l’azienda ha estensioni comprese tra i 5 e i 10 ettari, contro la media di oltre 50 ettari della Spagna, il maggior produttore di olio del mondo”.

Simile, ma più trasversale perché applicabile a diverse tipologie di coltura, è la soluzione-servizio messa a punto da Omica Farm, altra startup romana, pensata per effettuare analisi pre-semina e post-raccolto e dare indicazioni per migliorare la resa. La piattaforma monitora in tempo reale i principali parametri agro-ambientali con sensori intelligenti, controlla in remoto la crescita utilizzando immagini satellitari, aiuta a generare in modo automatico la documentazione di gestione e per la tracciabilità e fornisce indicazioni sul momento in cui effettuare i trattamenti.

La raccolta dei dati, fondamentali per l’adozione di sistemi di data analysis, è lo snodo chiave di questa rivoluzione tecnologica ed è anche il suo punto critico, perché i terreni agricoli non sono cablati o raggiunti dall’alta banda. È per questo motivo che Ama, società di Reggio Emilia che lavora sia nell’ambito della sensoristica che delle soluzioni per l’edilizia, ha messo a punto un oggetto rivoluzionario, un palo attrezzato con una centralina meteo e connesso a sensori nel terreno, dotato di sim per la trasmissione dei dati a distanza. Alessandro Malavolti, l’amministratore delegato, spiega in che cosa consiste: “Ci siamo concentrati sull’obiettivo di rendere disponibili informazioni semplici e intuitive e sulla facilità di utilizzo e installazione. Il nostro palo si pianta nel terreno ed è praticamente operativo all’istante. Inoltre è un sistema aperto, perché i dati prodotti si possono analizzare con diversi software, possono essere semplicemente dati all’agronomo e sono semplici da inserire nel quaderno di campagna, obbligatorio per tutte le imprese agricole italiane. Nel 2018 abbiamo previsto la commercializzazione di massa di questo prodotto, a un prezzo accessibile per l’azienda italiana, sia per l’acquisizione del palo in sé sia per l’abbonamento al servizio di gestione dei dati che abbiamo messo a punto”.

Non manca, in tutto questo fiorire di iniziative innovative, lo sviluppo di tecnologie che poi si intrecciano con la produzione di dati e la loro analisi. L’esempio più inatteso riguarda il grande sviluppo dei sensori “wearable” per gli animali da allevamento, di cui il collare sviluppato dalla olandese Lely è probabilmente il caso di maggior successo. L’azienda è tra i leader mondiali dei sistemi di mungitura robotizzata e il collare, indossato dalle bovine, è in grado di rilevare i loro parametri vitali per monitorare innanzi tutto lo stato di salute e individuare poi il momento migliore per il prelievo del latte. In questa direzione, pur se per altri impieghi, va l’innovazione di WaterView, startup torinese incubata da I3P, l’iniziativa per lo sviluppo delle imprese innovative del Politecnico di Torino. WaterView ha sviluppato una WeatherCam, una telecamera intelligente in grado di fornire in tempo reale informazioni meteorolgiche direttamente nel campo: misura all’istante la quantità di pioggia caduta, e questo consente all’agricoltore di programmare con precisione l’attività di irrigazione, con importanti riduzioni del consumo idrico. Sono inoltre in fase di beta testing le funzionalità per l’osservazione e misurazione delle nevicate e per il monitoraggio delle variazioni di temperatura sulla coltura, e in fase di sviluppo i sistemi di controllo delle grandinate, della visibilità e della ventosità. Tutti parametri importanti non solo per stabilire la salute delle colture ma anche per decidere il momento migliore in cui effettuare trattamenti e attività in campo. Per non parlare delle aziende, sempre più numerose, che lavorano allo sviluppo di droni con usi specifici per l’agricoltura, attrezzati con telecamere speciali a infrarossi o iperspettrali e sensori per il monitoraggio e la mappatura digitale. Tra gli specialisti del settore, la Salt & Lemon di Ivrea, con collaborazioni con la Facoltà di Agraria dell’Università di Torino, Multioptic Drone di Gabicce Mare, nel Pesarese, la Droinwork di Todi, nel Perugino o la toscana Dronebee.