Dal cuore della zona rossa di una città devastata dal terremoto, Camerino, a quello dell’innovazione mondiale, all’Università della California di Berkeley. E non in un posto qualsiasi, ma sul podio della Global Social Venture Competition (Gsvc), la gara internazionale che ogni anno richiama oltre 500 startup a elevato impatto sociale provenienti da 50 paesi garantendo ai vincitori aiuto, denaro e collaborazioni.

E’ una bellissima storia quella di Biovecblok, la startup nata dalla cattedra di Guido Favia, parassitologo dell’Università di Camerino, prima del terremoto, incubata in JCube (hub del Gruppo Industriale Maccaferri), messa in ginocchio dal sisma dello scorso ottobre e poi accompagnata nella sua ripartenza fino al terzo premio della Gsvc da tutto l’ateneo, impegnato a fare il possibile per ridare vita a una città e a un centro culturale che nessuno accetta di perdere.

E a raccontarla è uno dei soci fondatori di Biovecblok, Aurelio Serrao, calabrese, che dopo aver girovagato tra Imperial College di Londra e School of Public Health di Harvard ha deciso di tornare dove si era laureato, nelle Marche, per scommettere sul futuro solo pochi mesi prima delle scosse del 2016: “All’inizio è stato Guido Favia a stimolarci a non pubblicare subito i risultati e a fare uno spin off che ci consentisse di sviluppare fino in fondo le nostre idee, trasformandole in prodotti, mostrando di avere un approccio alla ricerca poco ortodosso in Italia. Ma aveva ragione: oggi ne abbiamo diversi molto avanti nelle sperimentazioni, oltre ad Atlas, quello che ci ha permesso di superare diversi round di competizione nazionale e internazionale, fino ad aggiudicarci il terzo posto”.

Atlas, l’insetticida attivo contro le zanzare aedes, che veicolano malattie quali la dengue, la febbre gialla, zika e altre, e le anophele, che trasmettono la malaria, è basato sulla specializzazione dei parassitologi di Camerino: la cosiddetta para-transgenesi. “Semplificando – spiega Serrao – si tratta di individuare batteri che parassitano le zanzare e di trasformarli geneticamente in modo che la forma modificata interferisca con il ciclo vitale dell’insetto. Essendo poi il batterio un normale parassita, esso viene trasportato ovunque dallo stesso insetto, senza bisogno di diffondere nel terreno o nelle acque sostanze nocive, e a costi molto inferiori alle attuali pratiche di disinfestazione. Per questo è biologico e low cost”.

Il batterio modificato altera il metabolismo delle zanzare, che pungono di meno, si riproducono di meno e tendono così ad autoeliminarsi, e ha dato ottima prova di sé nei test preliminari. Ma ora deve superare alcune prove sul campo, come chiarisce ancora il ricercatore: “I risultati (positivi) sono stati finora ottenuti in laboratorio, in condizioni molto buone per le zanzare, ma adesso bisogna verificare se funziona o meno anche in una situazione più vicina alla realtà”.

Ed ecco un’altra delle idee vincenti del gruppo: la semifield cage, ovvero una grande gabbia da 160 metri quadrati nella quale vengono create condizioni atmosferiche estremamente controllate e realistiche, per riprodurre il più possibile l’ambiente naturale degli insetti. Spiega ancora Serrao: “Nel mondo ne esistono poche, per esempio ce n’è una in Burkina Fasu, una in Brasile e una in Australia: all’inizio pensavamo di andare in una di esse per verificare i nostri dati. Poi abbiamo deciso di costruirne una qui, per usarla sia per i nostri studi sia come service per altri, aziende o atenei che fossero (si pensi, per esempio, agli insetti che parassitano gli ulivi). Il terremoto l’ha danneggiata in modo irreversibile. Ma noi l’abbiamo ricostruita”. Avendo a disposizione anche la gabbia, conclude il parassitologo, i test sugli altri prodotti di Biovecblok dovrebbero essere facilmente realizzabili.

Forse il comitato del Gsvc ha tenuto conto anche di questo tipo di impatto sociale, ovvero la determinazione con la quale lavorano questi ricercatori in una situazione-limite, al centro di una zona che è stata colpita durissimamente in ciò che aveva di migliore, la sua università, fondata nel 1336, tra le più antiche d’Italia e fino a un anno fa motore anche economico del territorio.

Forse il board del Gsvc ha capito che tra le macerie della zona rossa, e in una gabbia nelle campagne, qualcuno non si arrende: né al sisma, né alle zanzare.