Tra le piccole imprese italiane c’è di tutto. Ma di certo c’è anche una parte fondamentale del sistema produttivo del paese. Economisti, sociologi, antropologi hanno dedicato innumerevoli ricerche al tentativo di comprendere perché così tante imprese italiane restino piccole: approccio localistico al mercato, economia delle relazioni personali, preponderanza delle strategie familiari su quelle aziendali, cultura imprenditoriale più che manageriale e così via.

Meno numerose sono le ricerche che tentano di interpretare la relazione delle piccole imprese con internet. Si sa che le aziende italiane non ne fanno un uso paragonabile per intensità a quello che avviene nella maggior parte degli altri paesi europei, a giudicare dai dati pubblicati nello scoreboard dell’Agenda digitale europea. Eppure, la rete potrebbe essere una soluzione straordinaria per aumentare il mercato potenziale delle piccole imprese, per modernizzare la loro conduzione, per abbattere i costi di transazione o per accelerare l’innovazione e l’internazionalizzazione.

Questa apparente contraddizione dura da molti lustri. È stata oggetto di attenzione da parte di molte imprese grandi e piccole della tecnologia che hanno spesso visto nelle piccole imprese italiane un mercato potenzialmente rilevante ma altrettanto sfuggente. Del resto, la crescita dell’ecommerce e lo sviluppo dell’Industria 4.0 non consentono più alle imprese di ignorare il contesto digitale. Forse è tempo di comprendere perché avvenga tutto questo. E dunque ci sono molte buone ragioni per seguire i risultati della ricerca avviata dal Cnr con la collaborazione di Nòva sulla propensione delle imprese italiane a dotarsi di un nome a dominio per il web e a sviluppare una strategia internettiana. Anche per approfondire i potenziali vantaggi che potrebbe riservare la diffusione di una sorta di cultura del“made in .it”.