Il “terzo settore” è più che mai fondamentale per la società, ma per restare al passo coi tempi occorre una svolta. Serve più trasparenza e certezza nell’allocazione dei fondi e un’accelerazione della digitalizzazione complessiva del comparto. Negli Usa, ad esempio, il totale annuo delle donazioni supera i 390 miliardi di dollari ma circa un terzo dei donatori ritiene poco affidabile la gestione dei fondi. Non bene, quanto a fiducia, anche il mondo anglosassone, con una ricerca della The Charity Foundation che ha asserito come poco meno della metà dei cittadini riponga poca o nessuna fiducia nelle onlus di settore.

E in Italia? Anche peggio. Secondo Gfk, negli ultimi dieci anni i donatori sono diminuiti di sei milioni su 15 totali. Per fermare l’emorragia si stanno quindi muovendo anche le startup italiane, interessate a mettere la tecnologia al servizio del comparto. La novità è lo sbarco sul mercato delle criptovalute di “Aidcoin”, il token blockchain nato per rivoluzionare la filantropia. Gli esordi del token solidale sono più che positivi visto che la Ico, l’offerta del coin, lanciata a gennaio ha registrato il sold out, vendendo i suoi gettoni digitali per 16 milioni di dollari (ma dopo la chiusura hanno avuto richieste per altri 6 milioni). Per la cronaca, è la seconda criptovaluta fatta da italiani (ma con base a Lugano) che supera lo scoglio dell’offerta iniziale di valuta (Ico in inglese) dopo Eidoo, la nuova interfaccia per criptopagamenti su blockchain, protagonista di un’Ico milionaria pochi mesi fa e giunta in soccorso con la sua tecnologia proprio in occasione della prevendita di Aidcoin. In pratica, si tratta di un “token” ERC20 realizzato sulla blockchain di ethereum, caratterizzato da “smart contract” specifici che, senza bisogno di intermediazione, possono sigillare il patto tra donatori e onlus in maniera diretta, trasparente e tracciabile.

“Il nostro non è un progetto speculativo ma di carattere tecnologico: grazie al token vogliamo dare trasparenza, tracciabilità, convenienza e sicurezza al mondo delle onlus”, racconta il trentenne Ceo Francesco Nazario Fusetti. AidCoin è uno “utility token”, un gettone che consentirà di fare operazioni specifiche sulla nuova piattaforma “Aidchain”, il cuore operativo del sistema: i token garantiranno che il meccanismo di scambio tra donatori e onlus sia molto più efficiente rispetto al passato. La tecnologia blockchain su cui si basa la nuova cripto solidale consente infatti di fare operazioni dirette tra “peers”, tra pari (donatore-onlus ad esempio) senza bisogno di intermediari, con una tracciabilità garantita e a costi nettamente inferiori.

Ma, a riprova di come il Terzo settore abbia una reale esigenza di innovazione, una ricerca dell’americana Nonprofitsource.com attesta che nel 2017, negli Usa, le donazioni effettuate con lo smartphone sono aumentate del 205%: e chiaramente ormai i top wallet per criptovalute offrono tutte il servizio per mobile. Per ovviare al problema dell’opacità, ai disservizi e anche alle appropriazioni indebite del settore, un’altra startup italiana pluripremiata, Helperbit, sta usando la blockchain per offrire tracciabilità e disintermediazione alle donazioni, aggiungendoci la geolocalizzazione. “Dopo gli scandali per i fondi del terremoto in Centro Italia, abbiamo messo a punto una piattaforma che, grazie alla blockchain del Bitcoin, consente di fare donazioni tracciabili che arrivano direttamente a destinazione”, spiega il Ceo Guido Baroncini Turricchia.I donatori possono accedere alla mappa geolocalizzata delle emergenze creata con sistema Gis (Geographical Information System) da Helperbit, e donare in Bitcoin direttamente alle onlus presenti sul campo con progetti concreti.

La piattaforma, quindi, collega in maniera diretta e sicura le onlus, i loro progetti e i donatori: tra le associazioni attive c’è anche Legambiente, che ha già raccolto 86 mila euro per una campagna a favore delle vittime del sisma, andati direttamente a destinazione. Turricchia è un ingegnere informatico non ancora quarantenne esperto di nuove tecnologie e di blockchain: l’input per la startup è arrivato dalle conoscenze tecnologiche di prima mano, mentre, tornando ad AidCoin, la società che l’ha creato, CharityStars, è attiva dal 2013 con successo nel campo delle aste di beneficenza online, con 500 associazioni affiliate e più di 10 milioni già raccolti. L’esperienza nel settore, e la conoscenza della tecnologia di prima mano, li ha spinti al salto: “Con CharityStars abbiamo riscontrato che al Terzo settore serviva una svolta: a Los Angeles, sede della filiale americana, tutti parlavano di blockchain e abbiamo capito che era la soluzione giusta, ma per fare una Ico abbiamo dovuto creare un team parallelo, lavorare 24 ore al giorno per 4 mesi, viaggiando in 15 Paesi per sviluppare e far conoscere il progetto”.

Innovare nel Terzo settore (e negli altri) con la blockchain è quindi una missione possibile, ma anche difficile: non bastano le idee o il fiuto, servono skill, capitali iniziali, strategia, tanto lavoro e anche pazienza. Ma i risultati prima o poi arrivano.