Sono ormai lontani i tempi in cui Greenpeace puntava l’indice contro Apple per la sua scarsa sensibilità nei confronti della sostenibilità. Nel 2014 la Mela aveva aderito all’iniziativa di oltre un centinaio di grandi gruppi che si erano impegnati a diventare al più presto del tutto rinnovabili. E oggi Apple ha annunciato di essere al 100 per cento alimentata da fonti rinnovabili, direttamente e, laddove impossibilitata, tramite green energy bond e altri investimenti in fonti rinnovabili nella sua supply chain e nell’infrastruttura fisica. L’annuncio è arrivato proprio una settimana dopo l’analoga comunicazione di Google, arrivata ad acquistare sufficiente energia rinnovabile per bilanciare i suoi consumi a livello globale, soprattutto per quanto riguarda i suoi enormi data center.

D’altra parte a testimoniare la nuova veste green della Mela è il suo Apple Park di Cupertino, l’iconica nuova sede dalla caratteristica forma tonda, tutta coperta da pannelli solari, interamente alimentata da fonti rinnovabili e certificata dal Leed Platinum. Tecnicamente la società fondata da Steve Jobs non può garantire di essere alimentata totalmente da energia verde. Non possono esserlo gli impianti di alcuni fornitori situati in Cina, dove non hanno accesso a fonti pulite, o i suoi Apple Store, necessariamente connessi alle reti municipali dove non è possibile distinguere l’energia prodotta da fonti rinnovabili e da fonti fossili.

Per compensare queste incertezze la società di Cupertino fa ricorso all’acquisto di certificati di energia rinnovabile, titoli negoziabili per compensare l’effettiva rinnovabilità delle fonti, uno strumento che è in qualche modo il contrario della carbon tax. “Siamo impegnati a lasciare il mondo meglio di come l’abbiamo trovato: dopo anni di duro lavoro siamo orgogliosi di aver raggiunto questo significativo obiettivo”, ha commentato il Ceo di Apple Tim Cook, che lo scorso anno si è opposto duramente all’intenzione di Donald Trump di abbandonare l’Accordo di Parigi e che più recentemente si è detto contrario alla proposta dell’Epa, l’agenzia federale per l’ambiente, per abolire il Clean Power Plan.

La società di Cupertino mostra un approccio diverso ad altri attori dell’industria tech, in primo luogo perché cerca sempre di realizzare in proprio i progetti energetici, che coprono circa i due terzi del proprio fabbisogno. Laddove – come spiega nel suo Environmental Responsibility Report – non fosse possibile agire in proprio, Apple di solito sigla contatti di lungo termine per la fornitura di energia pulita, sia finanziando nuovi progetti che facendo ricorso ai programmi di servizio esistenti. Allo stesso tempo la società guidata da Cook prosegue il suo impegno per raggiungere l’obiettivo che ogni singolo negozio, ufficio, data center e impianto produttivo in tutti i 43 paesi in cui è operativa utilizzi al cento per cento energia rinnovabile.

Attualmente Apple “ha 25 progetti operativi di energia rinnovabili in tutto il mondo, per un totale di 626 megawatt di capacità produttiva, di cui 286 derivanti da solare fotovoltaico mesi in rete nel 2017″. Ci sono altri quindici progetti in fase di realizzazione: “Una volta costruiti, oltre 1,4 gigawatt di capacità in fonti rinnovabili saranno disponibili in undici paesi”. A partire dal 2014 tutti i suoi data center sono alimentati interamente da energia verde. “A partire dal 2011, i progetti di energia rinnovabile di Apple hanno ridotto le emissioni di gas serra del 54 per cento dai suoi impianti in tutto il mondo e hanno evitato che 2,1 milioni di tonnellate di CO2 fossero immessi nell’atmosfera”.