Dopo il passaggio di Fedez e Gigi D’Alessio dalla Siae alla società commerciale Soundreef si è detto da più parti che lo smantellamento del monopolio legale della Siae rientri tra quelle iniziative che “ci chiede l’Europa”. In realtà, sulla questione del monopolio legale della gestione collettiva dei diritti d’autore – frutto, in Italia, dell’impostazione fascista di una legge, la n. 633/1941, mai modificata su questo punto – il diritto europeo non interviene espressamente. Nel 2014 è stata però approvata una direttiva (la c.d. direttiva ‘Barnier’, dal nome del commissario europeo proponente) che obbliga gli Stati membri a far sì che le società come la Siae diventino case di vetro e sportelli efficienti per la raccolta e la distribuzione dei compensi provenienti dalla contrattazione collettiva sia per usi digitali (da parte di gestori di servizi quali iTunes e Spotify) sia per usi non digitali o misti (da parte di radio, tv, organizzatori di concerti dal vivo, locali commerciali quali negozi, bar, ristoranti, e così via).

Pur non imponendo all’Italia un certo modello di organizzazione per l’offerta di servizi di gestione collettiva, la direttiva Barnier contribuisce alla progressiva erosione del monopolio Siae decretando la libertà per gli autori di iscriversi a qualsiasi società di gestione collettiva senza scopo di lucro, a prescindere dal proprio Paese di residenza, o di affidare i propri diritti, in tutto o in parte, a intermediari o agenti commerciali. La direttiva legittima, quindi, due modelli distinti d’intermediazione. Da un lato sono previste le società o associazioni tradizionali, senza fini di lucro, quali la Siae e le sue ‘sorelle’ europee, che hanno l’obiettivo istituzionale di tutelare il potere contrattuale degli autori sia nella contrattazione con gli editori (non importa se multinazionali o indipendenti) sia nella negoziazione di tariffe con i grandi e piccoli utilizzatori delle proprie opere. Dall’altro lato, la direttiva riconosce e legittima l’esistenza di enti di gestione indipendente, di carattere commerciale, il cui unico interesse è la massimizzazione del profitto dei singoli autori rappresentati e dei relativi repertori: è il caso di Soundreef, costituita in Inghilterra da italiani nell’ormai lontano 2011.

Si tratta dunque di due tipi d’intermediari completamente diversi, che solo in parte possono vedersi come concorrenti. Per intendersi: nel passaggio da un’organizzazione senza fini di lucro, in cui si è soci, a un fornitore commerciale di servizi, di cui si diventa clienti, autori quali Fedez e D’Alessio non pagheranno più quote associative ma il prezzo di un servizio, che è normalmente più alto della commissione che pagavano a una società come la Siae. Gli autori passano così da un modello di gestione collettiva (e aggregata) dei repertori musicali a una gestione individuale (o poco più) delle proprie opere.

L’intermediazione commerciale dei diritti può esser vantaggiosa ogni qual volta l’uso di repertori di singoli autori si fondi su accordi e permessi specifici e preventivi: per esempio in occasione di un concerto o una tournée in cui Fedez o D’Alessio eseguano esclusivamente musiche proprie o per la diffusione, all’interno di catene di negozi e supermercati, di musiche di sottofondo tratte soltanto dal loro repertorio e da quello degli autori gestiti da Soundreef. L’intermediazione commerciale è invece svantaggiosa in tutti quei casi in cui radio, televisioni ed esercizi commerciali siano interessati ad acquisire un permesso preventivo e “aperto” per tutto il repertorio musicale internazionale. Il punto è che, a gestire congiuntamente i repertori provenienti da ogni parte del mondo è un ampio e ben collaudato network di società di autori – di cui la Siae fa parte e in cui non sono ammessi intermediari commerciali – legate l’una all’altra da accordi di rappresentanza reciproca. Secondo tali accordi, in ciascun Paese è una (e una sola) società a rilasciare, in un colpo solo, le autorizzazioni per tutti i repertori delle società estere. Se fosse quindi confermato l’abbandono totale della gestione Siae da parte di Fedez e D’Alessio, i repertori dei due autori non ricadrebbero più nella gestione aggregata e internazionale appena ricordata, perdendone così i benefici.

Per garantire una trasposizione corretta della direttiva Barnier, pertanto, il Parlamento italiano dovrebbe considerare che è nell’interesse degli autori poter beneficiare di entrambi i modelli suddetti, adeguatamente coordinati. Se anche il Parlamento accogliesse, come sembra opportuno, il recente invito dell’autorità antitrust ad abolire il monopolio legale, una Siae pienamente in linea con i requisiti europei di efficienza e trasparenza rimarrebbe comunque l’intermediario principale, cui gli autori continuerebbero a demandare la gestione di tutti quei diritti per cui la gestione internazionale di certi usi dei repertori (soprattutto quelli non digitali) è vantaggiosa o irrinunciabile. Per tutti gli altri tipi di diritti è bene che ad autori e editori sia concesso scegliere tra intermediari senza fini di lucro – incluse le sorelle europee di Siae – e soggetti (commerciali e non) che offrano i propri servizi direttamente dall’Italia.