Nell’epoca della “riproducibilità tecnica” a rischio di plagio non è solo l’opera d’arte ma tutta l’industria creativa, soprattutto i componenti più deboli, le piccole aziende o i freelance (scrittori, fotografi, giornalisti, stilisti ecc) che non possono permettersi onerose spese legali. A proteggerli – ed è questo l’impatto sociale atteso – ci pensa ora una nuova piattaforma nata dal team di Polline. “La nostra intenzione è quella di tutelare, attraverso blockchain, il diritto d’autore in maniera gratuita” spiega Fabrizio Lipani, co-ideatore del progetto. Tre anni fa insieme agli altri componenti del team ha vinto Culturability, il bando di Fondazione Unipolis dedicato alle imprese culturali. Ma Polline si configurava come impresa sociale ex lege e questo era di ostacolo alla crescita.

Ora il team rilancia con una srl su cui hanno investito 150mila euro diversi privati tra cui Digital Hub, acceleratore d’impresa di Pisa. “Siamo anche in trattativa con alcuni fondi esteri – aggiunge Lipani – anche se non abbiamo urgente bisogno di capitali”.

Il servizio si basa sulla blockchain. Di fatto la paternità delle opere viene documentata – in caso di contenzioso – su elementi probatori. Che in questo caso saranno garantiti da blockchain: saranno duplicate su migliaia di nodi al mondo le impronte digitali relative sia all’opera sia ai dati dell’autore. Tracce indispensabili in sede giudiziale, come hanno mostrato già diverse cause tra Stati Uniti e Gran Bretagna.

Il servizio sarà gratuito e il business model si sostiene su due pilastri: il servizio (opzionale) a pagamento per la conservazione dei documenti digitali e l’assicurazione per sostenere le spese legali in caso di plagio.
Il progetto ha già raccolto un centinaio di clienti (nella foto in alto, l’opera @Welcome to North Korea di Max Papeschi) e il team sta lavorando anche all’impiego dell’intelligenza artificiale e dell’Internet of Things.