“È l’inizio della biologia programmabile” spiera Riccardo Sabatini, imprenditore e fisico con alle spalle anni di ricerca alla Sissa di Trieste e, più recentemente, aziende come la Human Longevity lanciata dal corsaro della genomica Craig Venter e del fondatore della Singularity University Peter Diamandis. L’ultima avventura di Sabatini si chiama Orionis Biosciences, la start-up di cui è Chief data officer e che rischia di allungare la vita umana fino ai 120 anni promessi dallo stesso Diamandis.

Al momento Orionis è in “stealth mode”, ma ha già raccolto 5 milioni di dollari di finanziamenti da un consorzio di investitori internazionali capeggiati da Excel Venture Management of Boston e vuole attaccare le malattie autoimmuni e alcuni tipi di tumore. Lanciata da Jan Tavernier (Cto) e Niko Kley (Ceo), Orionis ha già un patrimonio di una quarantina di brevetti e, sommando tutti i profili in azienda, almeno 120 anni di esperienza complessiva nell’industria farmaceutica.

L’obiettivo è tanto semplice quanto ambizioso: ribaltare il tradizionale approccio delle farmaceutiche, esponenzialmente inefficiente, per prototipare in maniera rapidissima nuove molecole su bersagli identificati grazie allo studio del genoma e delle citochine, le molecole che, a livello biologico, funzionano come i bit che trasportano informazioni all’interno di un software. “È come avere le Api (application programme interface, ndr) di una cellula – spiega Sabatini – perché ci permette di istruirne il comportamento in maniera estremamente precisa”. In passato altri si sono cimentati sulle citochine arrivando anche a test clinici, ma senza molta fortuna perché non si riusciva a controllarne con precisione il comportamento in diversi tipi di cellule scatenando effetti tossici.

L’asso nella manica di Orionis sembra però essere la capacità di combinare medicina cellulare di precisione con una mappatura estremamente precisa del genoma. “Abbiamo sviluppato una piattaforma in grado di fare screening delle interazioni di una singola molecola nell’intero genoma umano ed esprimerle in cellule umane – spiega Sabatini – per la prima possiamo vedere l’intero ‘interactoma’ delle molecole e sviluppare nuove molecole con una selettività senza precedenti, raggiungendo bersagli all’interno delle cellule che fino ad oggi non potevano essere raggiunti dai farmaci”.

L’efficienza dell’approccio è proprio la sua parte rivoluzionaria e punta a risolvere uno dei maggiori punti di inefficienza dell’industria farmaceutica accelerando di almeno cinque anni (e risparmiando milioni di dollari), lo sviluppo di nuovi farmaci. “Non puntiamo a disintermediare le grandi pharma companies – avverte Sabatini –: noi facciamo la parte di scoperta, mentre loro sono ancora insuperati nel fare test clinici e portare le molecole sul mercato. Abbattere i costi in maniera così rilevante cambia però il perimetro degli attori che possono permettersi di sviluppare un farmaco, non più solo grandi aziende che puntano su grandi patologie, ma anche fondazioni, organizzazioni no profit e, perché no, progetti di crowdfunding per creare nuove cure contro malattie orfane o patologie con un mercato oggi poco interessante”.