Se pensate che Bali sia un bellissimo posto per una vacanza non siete un agronomo. Per I Made Supartha Utama, direttore del Post-harvest laboratory della Udayana University di Bali, l’isola è infatti un laboratorio per i problemi che dovrà affrontare nei prossimi decenni il nostro pianeta con l’aumento demografico. L’isola indonesiana conta poco più di 4 milioni di residenti ma deve sfamarne altri 12 milioni tra turisti internazionali e domestici che la raggiungono ogni anno.

Con un’infrastruttura di 323 hotel stellati e altri 1800 non qualificati e consumi ormai globalizzati, è facile capire come lo sfruttamento del terreno coltivabile, e in particolare della valle di Bedugul, stia diventando insostenibile non solo per il crescente uso di fertilizzanti per aumentare le rese, ma anche per la contrastante richiesta, da parte delle strutture di categoria più alta, di prodotti bio e con certificazione sanitarie e di sostenibilità.

Una via di uscita c’è secondo l’agronomo indonesiano ed è la trasformazione dell’attuale sistema agricolo balinese, composto soprattutto da piccoli coltivatori familiari, in un sistema integrato orientato al valore in grado di garantire ai coltivatori non solo margini, ma anche accesso a tecnologie avanzate come l’agricoltura di precisione, sementi certificate e biologiche, oltre alla creazione di canali di distribuzione più efficienti.

Uno dei problemi maggiori è la riduzione delle perdite di prodotto a livello dell’azienda di coltivazione che raggiungono il 10% del raccolto. Utama ha identificato cinque canali di distribuzione con diverse perdite di valore: il mercato locale tradizionale (10-20% di perdita complessiva del valore del prodotto); mercati urbani tradizionali (15-32% di perdita); intermediazione dei grossisti ma sempre destinata al mercato cittadino (23-42%); mercati moderni (18-25%); consumatori istituzionali come hotel (9,5-18%).

La riconversione potrebbe essere un beneficio per tutti i consumatori che hanno interessi diversi: i balinesi sono soprattutto interessati ad avere prezzi accessibili, mentre i grandi hotel e la clientela occidentale chiedono non solo qualità del prodotto ma certificazione della sua sostenibilità ed equità sociale.