Quando ci apprestiamo ad attraversare una via scrutiamo con attenzione le auto in arrivo, per capire se il conducente si è accorto di noi e ci farà passare. Ma con l’avvento delle auto robotiche, quelle a guida autonoma, dove il guidatore non c’è, che cosa succederà? Il problema potrebbe sembrare irrilevante, ma in realtà è allo studio di fior di università e centri di ricerca in tutto il mondo. Lo scorso agosto, per esempio, il campus dell’Università di Twente, nei Paesi Bassi, ha ospitato un gruppo di studiosi del Design Research Centre dell’Università di Stanford, negli Stati Uniti, che sta lavorando proprio su questo tema. «Stiamo cercando – dice David Sirkin, un componente del team – di condurre un esperimento in diverse zone del mondo per capire come le persone comunicano e si comportano di fronte a un’auto robotica».

In che modo? A Twente per due giorni è stata fatta circolare una vettura senza conducente e sono state realizzate riprese video da diverse angolazioni in corrispondenza di alcuni incroci. È stato così possibile registrare una gamma di reazioni molto diverse: alcuni passanti, vedendo l’auto avvicinarsi ma non scorgendo il guidatore, si bloccavano per farla passare. Solo pochissimi si sono fidati e hanno attraversato. La maggior parte, anche a veicolo fermo, preferiva passare dietro al mezzo. Il fatto di ripetere lo stesso test in varie parti del mondo, spiegano i ricercatori di Stanford, ha l’obiettivo di capire se le reazioni di fronte a un’auto autonoma siano uguali dovunque, e quindi dettate prevalentemente dall’istinto, oppure se siano influenzate dal background culturale. Quesito importante per chi deve trovare una soluzione al problema, perché un conto è sviluppare un sistema che funzioni in tutto il pianeta, un altro è metterne a punto uno per ogni paese del globo.

Quali potrebbero essere queste soluzioni? Attualmente si sta lavorando su diverse direzioni. In Svezia, per esempio, Semcon, una società di consulenza per lo sviluppo del prodotto con importanti clienti nel settore automotive, suggerisce di inserire nella calandra uno schermo led che si illumini in un sorriso all’approssimarsi degli incroci, in modo da comunicare alle persone l’intenzione di fermarsi. L’azienda propone poi di aggiungere effetti sonori, anche perché le auto autonome saranno soprattutto elettriche, e quindi silenziose.

Una spinoff di Stanford invece, Drive.ai, ha realizzato uno schermo da inserire sul tettuccio delle vetture robotiche, che comunica con i pedoni attraverso messaggi del tipo: «Sono in modalità sicura, puoi passare».

Ma non è certo che questa soluzione possa davvero prendere piede. Tre ricercatori della Duke University, negli Usa, Michael Clamann, Miles Aubert e Mary Cummings, hanno condotto uno studio con auto autonome dotate di un display per messaggi montato sul tetto. Ne è emerso che, in realtà, le persone non lo leggono, ma cercano un contatto visivo là dove ipotizzano la presenza di un conducente. Forse, allora, potrebbe avere più senso proiettare messaggi sul parabrezza.

Una cosa, comunque, sembra appurata: la strada per codificare un linguaggio efficiente tra auto robotiche e persone non sembra ancora giunta a un risultato soddisfacente. C’è ancora molto lavoro da fare e spazio per nuove idee.