Se un robot è in grado di lavorare e produrre meglio di un uomo, deve pagare le tasse. La proposta sembrerebbe degna di un luddista se non venisse dal “geek-in chief” in persona, Bill Gates. Il fondatore di Microsoft ha da anni passato il timone dell’azienda per dedicarsi ai problemi della salute e dello sviluppo globale, ma la sua voce si fa sempre più sentire sul fronte di come le aziende e i governi devono conciliare diritti dei cittadini e nuove tecnologie.

L’idea di Gates non è peregrina, perché l’automazione è sostanzialmente un investimento di capitale che va a sostituire il lavoro creando delle esternalità analoghe a quelli, per esempio, di un inceneritore, solo che invece di inquinamento in questo caso si tratta di posti di lavoro. Un recente paper di Simcha Barkai, dell’Università di Chicago mette però meglio a fuoco la questione, sottolineando che, anche se la quota di utile che va ai lavoratori ha seguito un declino storico, quella diretta al capitale tecnologico (inclusi i robot) ha subito una riduzione ancora più drastica.

Punta a conclusioni analoghe anche un working paper del National Bureau of Economic Research, l’ufficio per le statistiche economiche statunitense, il quale osserva che la riduzione della quota di utile associata al lavoro è in realtà legata all’emersione di aziende “superstar” che grazie a una posizione dominante da un punto di vista tecnologico (leggi Google, Amazon, Facebook) hanno gli utili più importanti. Ma più che alla tecnologia per se, questi ritorni sono dovuti a una varietà di fattori come l’effetto rete possibile in organizzazioni molto grandi e alla forza di piattaforme globali, una cultura di produttività più efficiente, la protezione di un governo (come per esempio in Cina) o altri fattori o l’efficientamento prodotto dalla disponibilità di dati creati dall’Iot come ha recentemente sottolineato Deloitte.

La provocazione di Gates non è però tutta da buttare. Le grandi ondate di automazione potrebbero richiedere dei meccanismi di redistribuzione della ricchezza, ma tassare i robot rischia in realtà di ridurre la competizione del mercato e l’innovazione, penalizzando sia umani che robot.