“L’automazione del factchecking è la vera fake news!” Non usa mezzi termini Walter Quattrociocchi, ricercatore e direttore del laboratorio di sociologia computazionale dell’Imt di Lucca. “Il problema non è solo tecnico – spiega Quattrociocchi che in questi giorni era a Davos proprio per partecipare a un gruppo di lavoro sulla qualità dell’informazione -, non abbiamo una griglia di verità che ci permetta di verificare le preposizioni attraverso algoritmi ma è soprattutto che, come dimostrano le ricerche sul campo, le persone non seguono i fatti, ma le narrazioni perché cercano la conferma di ciò che già credono”.

Quattrociocchi sa di cosa parla perché è stato il creatore di una bufala esemplare per studiare questi comportamenti: quella del decreto fatto approvare dal senatore Cirenga per stanziare un fondo di 134 miliardi di euro a sostegno dei politici disoccupati. La notizia diventò immediatamente virale suscitando sdegno e insulti online. Peccato che nessuno si sia accorto che non sia mai esistito nessun senatore Cirenga e che 134 miliardi di euro, anche per la casta più sfacciata sono troppi perché equivalgono al 10% del Pil italiano.

“La rete digitale ha annullato quel filtro che era il sistema dei media e lasciato campo libero al bias di conferma che gli psicologi conoscono bene – spiega Quattrociocchi – In un ambiente nel quale la distribuzione delle notizie che leggiamo è governata da algoritmi che reagiscono ai nostri like e alle nostre condivisioni, risultato al quale assistiamo è la frammentazione dei contenuti in una serie di “echo-chambers” dei microambienti omogenei per informazione che tendono a gratificare proprio la nostra ricerca di conferme”.

Come si inverte questo fenomeno visto che gli algoritmi di Facebook, Google e delle altre piattaforme sono proprietari? “La proposta mia e di altri – spiega il ricercatore – è di creare un osservatorio per l’informazione a Ginevra, dove dei ricercatori indipendenti possano avere accesso a questi algoritmi e ai dati grezzi per verificarne gli effetti con studi di monitoraggio”.