Labo Algues, ovvero l’economia circolare declinata a partire dalle alghe, indispensabili protagoniste degli ambienti umidi, ma anche flagello di laghi e mari che non si sa ancora come arginare in maniera definitiva. E’ questa la cifra del progetto finalista al Premio Costa Smeralda patrocinato dalla Luma Foundation di Arles , in Francia, che ancora più degli altri ha una peculiarità: l’impatto ambientale nullo (anzi, l’ambiente ci guadagna) unito alla dimensione locale, storica e culturale di una delle più belle zone di tutta Europa: quella della Camargue.

Gli stagni, le paludi e le acque marine della Camargue soffrono anch’esse, come molte altre acque del Mediterraneo, dell’eutrofizzazione, cioè dello sviluppo eccessivo di alghe, che sottraggono ossigeno e quindi vita a tutto l’ambiente acquatico. Ma i ricercatori di alcune Università e istituti di ricerca locali, partner del progetto, si sono accorti innanzitutto di un fattore poco noto: in molti casi le alghe presenti in Camargue erano diverse da quelle più comuni, spesso crescevano in lunghe ramificazioni come le piante terrestri, e avevano caratteristiche specifiche che avrebbero potuto essere utili per la realizzazione di materiali assorbenti e di biopolimeri.

Uno dei primi atti di Labo Algues è stato quindi quello di raccoglierle, catalogarle e studiarle anche in laboratorio, per definire meglio tutte le specie e isolare quelle più pericolose per l’ambiente e, al tempo stesso, più adatte per un utilizzo che non fosse l’abbandono in discarica.

La fase successiva è stata appunto la realizzazione di biopolimeri non biodegradabili, inerti, ma anche capaci di assorbire l’anidride carbonica, in modo che una volta lavorate, le alghe potessero in qualche modo compensare il danno ambientale fatto quando erano in acqua, abbassando la loro impronta originaria di CO2.

Infine, la Fondazione ha coinvolto il locale museo di arte antica (Arles ospita un magnifico anfiteatro romano e molti altri monumenti), e insieme hanno ideato e poi ottenuto fedeli riproduzioni di alcuni manufatti romani, da vendere a chi visita la città.

Naturalmente l’obiettivo va ben oltre la realizzazione di anfore e piattini da usare come souvenir, ma anche impiegati per continuare a ottimizzare queste bioplastiche, come spiega Alessio Satta, presidente della Fondazione MedSea e referente scientifico del premio: “Abbiamo selezionato Labo Algues perché rappresenta un ottimo esempio di un’iniziativa che ha dimensioni locali, e che può quindi costituire una fonte di ispirazione per altre comunità costiere, e che al tempo stesso propone una risposta a un problema sempre più sentito, quello dell’eccesso di alghe, osservate speciali come cibo ma meno come materiali quali i biopolimeri”.