Si svolge fino al 10 settembre, presso l’Ex-Dogana a Roma, la prima edizione italiana di ArtFutura, evento dedicato all’arte digitale e che vanta una storia internazionale lunga 26edizioni.

Il valore centrale di questa edizione, curata da Montxo Algora e prodotta da MondoMostre Skira, è quello di presentare una selezione di una più vasta gamma di sperimentazioni dell’animazione computerizzata sviluppata nell’ultimo quarto di secolo. Qui si possono trovare opere e istallazioni di respiro internazionale. Artisti che da anni lavorano al confine tra arte e scienza abbracciando diversi stili, ricerche e generazioni. E’ presente Paul Friedlander, fisico e matematico, inventore della “chromastrobic light” (luce che cambia colore più velocemente di quanto l’occhio umano possa vedere), Esteban Diácono, motion-graphics designer di Buenos Aires, specializzato nella creazione di animazioni surreali con soggetti che sfidano le leggi della fisica. C’è poi Can Buyukberber che mescola diversi mezzi tecnologici, tra realtà virtuali e cupole geodetiche, molto interessante e apprezzata la presenza di Sachiko Kodama, fisica giapponese i cui progetti sono basati sullo studio e la manipolazione di ferrofluidi, e infine Chico MacMurtrie e il collettivo Universal Everything.

Le premesse e le potenzialità molto alte sono tuttavia ancora frenate da uno spazio che necessita, soprattutto per una mostra con esigenze tecniche così sofisticate, di qualcosa in più che oggi manca. “È la prima volta che ci misuriamo con il tema dell’arte digitale e come è normale quando si affronta un nuovo tema, è impossibile non fare nessun errore. Stiamo quindi tenendo in grande considerazione tutte le osservazioni che ci vengono fatte per ottimizzare i risultati” ci spiega Redaelli. “In genere – continua – la cosa più difficile in una mostra è ottenere quella certa opera di Caravaggio, in questo caso invece il problema è stato l’opposto. Allestire un evento che richiede un alto profilo tecnologico, in soli due mesi, in un luogo che non disponeva nemmeno degli impianti di aria condizionata, è stata una vera corsa contro il tempo”.

Ma ArtFutura vive all’interno di un piano di più ampio respiro e che vede ad esempio al suo fianco la realizzazione di un Planetario, la cui struttura è stata realizzata proprio da MondoMostre Skira “L’ex-dogana oggi è parte di un progetto di gentrification” ci spiega Tomaso Radaelli, ad di MondoMostre “qui noi puntiamo ad arricchire l’offerta culturale e aggregativa grazie a diverse iniziative e, anche se non posso dare anticipazioni, abbiamo il chiaro obiettivo di diventare un incubatore di idee, scoperte, emozioni ed eventi musicali”.

Lo scopo dell’arte infatti non è solo di tipo estetico, ma è quello di scuoterci e svegliarci tramite la poetica dell’artista, ed è importante curare e difendere la presenza stessa dell’arte nei processi di rigenerazione del territorio perché, come ci ricorda Giovanni Boccia Artieri sociologo e professore di Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, “l’arte è fondamentale per rendere visibili i luoghi marginalizzati e sottratti allo sguardo pubblico al fine di riappropriarsene”.

MondoMostre realtà italiana specializzata nell’allestimento di grandi mostre sia a livello nazionale che internazionale, con questo progetto estende la sua azione molto oltre i confini della propria comfort-zone sfidando se stessa in un terreno doppiamente difficile: quello estremamente tecnico dell’arte digitale e quello fragile e sfaccettato della rigenerazione urbana.

In un’epoca in cui in pochi scommettono sulla cultura e sull’arte, investire 14 milioni di euro, in uno spazio abbandonato, con progetti e idee che si rincorreranno senza sosta per i prossimi due anni ha il sapore di una sfida che vogliamo veder vincere. E se, nonostante tutte le difficoltà esposte, ArtFutura vanta fino ad oggi un totale di 20.000 visitatori, c’è da guardare avanti con serietà critica ma anche con vivo ottimismo.