Una risposta concreta, nel nostro quotidiano, al climate change. Una serie di azioni, e di scelte per contrastare il surriscaldamento del pianeta. A causa dell’inquinamento i ghiacci stanno fondendo, i mari si stanno alzando. L’Accordo di Parigi ratificato nel novembre 2016 ha fissato importanti limiti sul fronte dell’emissione della CO2, l’anidride carbonica, nell’aria.
Dopo l’elezione del 45° presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in molti si stanno chiedendo se gli accordi sulla decarbonizzazione mondiale sono ancora validi. E, ancora, quali sono gli effetti sulla competitività globale di una conversione industriale alle energie alternative.
Il climate change però, per quanto politici e imprenditori carbon-fissili possano minimizzare, è ormai entrato nell’immaginario collettivo. Dai complicati studi dell’economista Nicholas Georgescu-Roegen, la comunicazione del problema – in tempi ancora non social – aveva già fatto il giro del mondo grazie all’impegno del film Una scomoda verità di Al Gore “l’ex futuro presidente degli Stati Uniti d’America”, fino al recente documentario Before the flood di Leonardo Di Caprio.
Questa è la generazione che potrà affrontare il passaggio dall’Era del Carbone a una nuova Era industriale, capace di coniugare il progresso con la sostenibilità. Cosa possiamo allora fare nel nostro quotidiano? Quali sono le azioni concrete, le scelte che possiamo agire, per esercitare il nostro diritto al futuro? Insomma, partendo dall’assunto della sfida tecnologica ed economica, quale la sfida culturale: ovvero, cosa possiamo fare noi per essere protagonisti del drive del cambiamento?
Esistono almeno 101 regole per Stefano Caserini, autore del libro Il clima è già cambiato (Edizioni Ambiente, Euro 12). Le prime tre di seguito (altre otto in chiusura di articolo):
1. Conoscere e far conoscere il problema dei cambiamenti climatici.
2. Partecipare a iniziative e manifestazioni contro i cambiamenti climatici.
3. Votare tenendo conto dell’impegno dei partiti e dei candidati sul tema dei cambiamenti climatici.
L’assunto di Caserini prevede una responsabilizzazione personale, fattiva. Il climate change è la sfida dei prossimi 10-15 anni, di più: del XXI secolo. Sulla base dell’assunto della condivisione di alcune di queste azioni, per tutto il 2017 pubblicheremo una serie di interventi, aggiornamenti, dati, in collaborazione con Italian Climate Network. In ogni puntata troverete 15 regole – per quando compriamo, mangiamo, ci spostiamo, vestiamo – da tenere per diminuire il proprio impatto ambientale.
La situazione attuale

«Abbiamo già superato le 400 ppm – le ppm parti per milione indicano la concentrazione di anidride carbonica nell’aria – sono la causa dell’effetto serra» commenta Stefano Caserini, docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano, fondatore e coordinatore di Climalteranti.it, blog scientifico italiani sul tema del cambiamento climatico. Tra i fondatori di Icn-Italian Climate Network, associazione affiliata a 350.org, una delle principali organizzazione internazionali di mobilitazione contro il cambiamento climatico. Di più: «Nei primi 10.000 anni dell’umanità le concentrazioni di CO2 avevano oscillato fra 200-300 ppm, negli ultimi due secoli c’è stato un aumento rapido, sopra i 400 appunto. L’aumento di CO2 nell’aria implica il surriscaldamento del pianeta. Non abbiamo ancora i dati definitivi ma, dopo il record di temperature nel 2015, è certo che ce ne sarà un altro nel 2016. Molti studi scientifici concordano sul fatto che più aumentano le temperature globali, e in particolare si superano i +2°C rispetto ai livelli pre-industriali, maggiori sono i rischi per la tenuta dei ghiacciai dell’Antartide e della Groenlandia».

L’obiettivo di Parigi, nella fattispecie l’art.3, specifica Caserini, «è limitare l’aumento delle temperature globali “ben sotto i 2° C”, inoltre si chiede alle nazioni di cercare di mantenere il livello dell’aumento sotto 1,5° C. Un obiettivo ambizioso che, di fatto, implica raggiungere la decarbonizzazione del sistema energetico mondiale intorno al 2050-2060», dunque arrivare a emissioni nette nulle (di CO2) nel giro di 40 anni.

Le sfide dell’Accordo di Parigi

La Cop21 si basa sui contributi volontari dei paesi. Durante i lavori della Cop22 di Marrakech, si è iniziato a definire i meccanismi con i quali le nazioni si dovranno controllare a vicenda, le procedure con cui dovranno essere rivisti al rialzo i reciproci impegni, se si vuole raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi. Anche perché commenta il fondatore di Icn: «Uno degli obiettivi della Cop22 e della Cop23 di Bonn dell’anno prossimo – non si terrà più in Asia – è preparare il terreno per l’importante appuntamento della Cop24 del 2018 (secondo alcune indiscrezioni, in Polonia, ndr): sede in cui si stabiliranno e negozieranno gli impegni reciproci e si discuterà anche di quale risorse i paesi sviluppati metteranno in campo per aiutare i paesi in via di sviluppo a non seguire la “strada sporca” dell’industrializzazione fin qui avvenuta. Cercando uno schema condiviso basato sul principio di equità».

"Il clima è (già) cambiato" di Stefano Caserini, Edizioni Ambiente, 12 euro
“Il clima è (già) cambiato” di Stefano Caserini, Edizioni Ambiente, 12 euro

 

L’Europa, nello scacchiere internazionale, ha sempre giocato un ruolo da protagonista sul tema ambientale, ma molto ancora si può fare. Caserini riporta: «I dati del Climate Action Traker hanno giudicato gli sforzi dell’Europa per il 2030 “non all’altezza” dell’obiettivo dell’Accordo di Parigi (qui l’infografica con tutti i valori mondiali)». Il docente del Politecnico continua: «L’Europa deve alzare la posta in gioco e porsi obiettivi maggiori, profondere un maggiore impegno nelle politiche di decarbonizzazione».

Sul fronte internazionale: «Gli Usa di Trump potranno forse rallentare l’adesione all’Accordo di Parigi, magari proporranno un negoziato, frenare l’adesione alle politiche ambientali proposte dalla COP21, bisognerà poi vedere quanto questo influirà a livello globale. La Cina, invece, sta guardando al tema della decarbonizzazione come sfida competitiva dei prossimi anni.»

Il ruolo della finanza

«L’Accordo di Parigi ha dato un segnale chiaro agli investitori dei 194 paesi presenti», prosegue Caserini: «Il sistema economico basato sui combustibili fossili finirà molto prima di quanto si prevedeva, si estinguerà nell’arco di decenni». Uno dei problemi degli analisti è dunque il calcolo di remuneratività degli investimenti in combustibili fossili: «Se costruisco oggi una centrale a carbone – riporta il fondatore di Icn –, il rischio che non rimarrà aperta per 30 anni è alto, gli investimenti spesi non produrranno i ricavi previsti, ci si troverebbe di fronte a “stranded assets”, capitale senza valore».

Lo scorso novembre è stato pubblicato il rapporto del Forum sulla Finanza Sostenibile dal titolo Finanza e Cambiamenti climatici. «Se c’è una politica sul clima, come al momento esiste a seguito dell’entusiasmo suscitato dall’Accordo di Parigi – commenta Caserini -, ci dovranno essere investimenti sull’efficienza energetica e le energie rinnovabili». Questa transizione sarà repentina: «Non dovrà svilupparsi nell’arco di un secolo, ma in un tempo dimezzato, più o meno i prossimi 40 anni». Il coordinatore di Climalteranti.it prosegue l’analisi: «Il mondo della Finanza lo ha capito: è chiaro ormai a molti, in tutto il mondo, che i capitali investiti nelle materie fossili potrebbero non essere più remunerativi, e che si seguisse comunque quella via ci si potrebbe ritrovare davanti a una vera e propria “bolla del carbonio”». Di più: «Il punto in generale sconta una matematica semplice: se si vuole stare sotto i 2°C non si può immettere più molta altra CO2 nell’atmosfera. Occorrerà vedere se la politica energetica degli Stati Uniti di Trump, o la stessa Gran Bretagna post-Brexit, metteranno in discussione le implicazioni della Cop21 o se, viceversa, tutti i paesi si troveranno concordi nell’attivare da subito politiche industriali nella traiettoria della decarbonizzazione».

I prossimi 5/10 anni, il decennio 2015-2025 sarà fondamentale: «Se così non dovesse essere – ipotizza il docente -, se l’Accordo di Parigi dovesse saltare come sfida e le emissioni aumentare, tornare indietro sarà arduo. Oltre la decarbonizzazione, i paesi dovranno dotarsi di tecnologie in grado di sviluppare le cosiddette “emissioni negative”, in grado di eliminare o ridurre la CO2 dall’atmosfera». Queste tecnologie, racconta Caserini «si stanno già sperimentando nei laboratori, anche se non sono ancora disponibili su scala commerciale, rappresentano la grande sfida tecnologica dei prossimi anni».

La sfida culturale.

Se il documentario Before the flood di Leonardo Di Caprio sui rischi del cambiamento climatico sta facendo il giro del mondo, cosa possiamo fare noi nel quotidiano? Per il fondatore di Icn: «Più di tutto è importante la consapevolezza: sono le persone che votano i politici, che decidono le politiche industriali, sono le persone che investono i propri capitali; la grande sfida culturale dei prossimi anni sul climate change implica sia la formazione che l’informazione. È una grande equazione strategica che non riguarda solo un’élite ambientalista, o certa parte della società. È un tema che deve essere messo ai primi posti dell’agenda politica e delle amministrazioni locali, altrimenti non si potrà arrivare agli ambiziosi obiettivi di Parigi». Politica, trasporti, economia. A noi la scelta. La comprensione che tutto è collegato. E la Terra l’unico pianeta che abbiamo.

Cosa compreremo, in cosa investiremo, diventerà fondamentale per lo sviluppo delle economie di domani. Ecco, dunque, le altre otto regole di questo primo appuntamento, tratte dall’Appendice 1 del libro Il clima è già cambiato (Ed. Ambiente) di Stefano Caserini.
4. Contattare i propri rappresentanti politici per chiedere legislazioni efficaci per ridurre le emissioni di gas serra.
5. Chiedere alla propria zona/città/provincia/regione di approvare un piano per l’efficienza energetica e la riduzione delle emissioni di gas serra.
6. Disinvestire i propri risparmi o azioni da aziende legate all’estrazione di combustibili fossili, in particolare di carbone.
7. Investire i propri risparmi in azioni di aziende legate alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica.
8. Chiedere che i propri contributi pensionistici non siano investiti in fondi legati alle società dei combustibili fossili.
9. Compensare le proprie emissioni con crediti relativi a progetti di compensazione certificati da enti accreditati o dagli organi competenti della Convenzione Onu sul clima.
10. Scegliere fornitori di elettricità 100% rinnovabile (per esempio, quella di ènostra – www.enostra.it). 11. Spegnere le luci inutili.
 
Inizia un reportage lungo un anno. Per tutto il 2017, in collaborazione con Italian Climate Network. Un appuntamento bimestrale sul blog di Mauro Garofalo : insieme per capire come contrastare il climate change. La Terra, del resto, diceva Carl Sagan, è l’unico pianeta che abbiamo.