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venerdì 11 aprile 2008

Nòva è partecipazione ...appello ai lettori

Nòva partecipa. Blogghiamo, commentiamo e analizziamo il voto. Diciamo la nostra. Domenica e Lunedì teniamoci liberi. Ecco cosa succederà:

Sarà una «full immersion» nei meccanismi del «mercato elettorale» e dell'attività di una società di sondaggi quella che vedrà, domenica 13 e lunedì 14 aprile, sette blogger italiani ospiti a Trieste nella sede della Swg. Ospiti, tra gli altri, Luca De Biase e Luca Tremolada.

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venerdì 20 luglio 2007

Artigiani del sapere. Ricerca pubblica numero 2

ApprendimentoNell'era della conoscenza, il futuro individuale è aperto. Mai, come oggi, chiunque può essere artefice di se stesso. Le occasioni di sapere si moltiplicano così velocemente da diventare sfuggenti. Ma il fascino di inseguirle, magari in giro per il mondo, rende l'avventura dell'apprendimento ancora più attraente. 

Ma quali sono le occasioni, nell'era della conoscenza, per formarsi lungo tutto l'arco della vita? Come ci si orienta nel mondo del sapere globalizzato? Come si scovano le eccellenze? E come può farlo il liceale che sceglie l'università, il laureato che punta al master, il dottorando immerso nella sua ricerca, l'insegnante che si specializza dell'e-learning, il dirigente che vuole imparare l'inglese, il docente universitario che non smette di aggiornarsi?

C'è poi una sfida dentro la sfida. Uscire dalle rotte dei circuiti tradizionali (Mit, Oxford, Harvard) per andare a scoprire il nuovo che accade in quelle zone del mondo, come per esempio l'India, dove artigiani di futuro stanno indagando inesplorate possibilità delle arti e della tecnica.

La questione è cruciale, non solo per gli individui, ma anche per la crescita delle nazioni. In sintesi, l'importanza della formazione permanente e continua si potrebbe schematizzare così:

  1. Nell'era della conoscenza - globalizzata, internazionalizzata - cambiano i modelli di apprendimento, vita, lavoro, che sono esposti a una rapida trasformazione
  2. Per diventare cittadini attivi nella società è fondamentale poter contare su istruzione e formazione permanente
  3. Solo così tutti avranno le stesse opportunità di adattarsi al rapido cambiamento e contribuire a disegnare il futuro (loro e della società in cui vivono)

Con questa ricerca vorremmo raccogliere le vostre segnalazioni di occasioni di formazione eccellenti, sia in Italia che nel mondo, per persone di tutte le età e dai disparati livelli di istruzione. Accomunate, però, dal desiderio di coltivare senza sosta la voglia di conoscere. Aperte alla curiosità della scoperta.

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giovedì 29 marzo 2007

E' tempo di parlare del tempo - continua

TempoLa discussione sul tempo prosegue. L'avvio è coinvolgente: proviamo a fare il punto su quanto raccolto fin qui, rilanciando il tema con nuove domande.

Il tempo lineare non c'è più. Nel tempo caotico c'è sempre qualcosa che sfugge: così, dobbiamo imparare a gestirlo. Chi ha davvero questa virtù, può trasformarla in un vantaggio competitivo. E magari, come suggerisce Mauro, cominciare a segnalarla nel proprio curriculum. Ma che fine fa chi non la possiede?

La maggior parte delle persone non ha ancora ben chiare le possibilità offerte dall'era della conoscenza, che dilata e moltiplica le nostre potenzialità. Per dominare tutto questo, basta la tecnologia? Ma se la tecnologia (internet, mail, telefonini, blog...) è la causa di questo nuovo fenomeno così difficile da gestire, come può - da sola - diventarne il rimedio?

Si profila un paradosso, che potremmo chiamare "il paradosso della tecnologia che paralizza". Come spiega Marco con il suo commento, l'illusione di poter sfruttare al meglio il proprio tempo può coincidere con l'incapacità di gestire persino gli impegni più banali. Si può fare tutto in qualsiasi momento, da qualunque posto. Ma proprio per questo si finisce a non far nulla. Disorientati e paralizzati dalle troppe possibilità. Siamo davanti all'evoluzione del paradosso della scelta? 

La tecnologia non basta. Per ora, sono pochi quelli che sanno vivere all'interno del tempo caotico (uno di questi è Paolo, come racconta lui stesso nel commento al primo post). Ma quando questa nuova dimensione diventerà "di massa"? Quali processi (sociali, culturali, comportamentali) bisognerà favorire perchè i benefici diventino di tutti?

Intanto, i manager italiani si lamentano dell'e-mail. E c'è anche chi rimpiange le lancette di una volta...

lunedì 26 marzo 2007

E' tempo di parlare del tempo. Ricerca pubblica numero 1

TempoParte da qui la prima ricerca pubblica di Nòva24. Questo post è l'inizio di una discussione partecipata. Parleremo del tempo, di come lo percepiamo, di quello che fu e che sarà. Col vostro aiuto raccoglieremo immagini, testi, video e riflessioni. In un percorso che si concluderà con un'ampia inchiesta pubblicata sul settimanale.

E' un esperimento, al quale è stato abbinato un concorso gestito da Nokia, che condurrà in parallelo la sua ricerca. L'obiettivo è comune: capire se esiste ancora il tempo lineare, quello misurato dall'orologio che ha scandito l'epoca industriale. O se è vero, come sostengono in molti, che il tempo sia diventato oggi una dimensione stratificata e complessa.

Mail, blog, televisione, radio, telefoni cellulari hanno generato (o liberato?) questa complessità. Con due possibili effetti. A parità di tempo, hanno aumentato la produttività individuale (non solo in ufficio), dilatando e moltiplicando le nostre giornate. E' come se le ore vissute in modo cross-mediale durassero più di 60 minuti: il tempo si increspa e la linea tracciata è più lunga della retta originaria.

Ma increspandosi la linea diventa una curva, interseca se stessa e rende impossibile, per esempio, distinguere il tempo del lavoro dal tempo del relax. Liberando il primo. O costringendo all'oblio il secondo. In ogni caso, cambiando la percezione del tempo. Ma con quali conseguenze? 

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