House Ad
House Ad
  • Agorà
  • Nóva100

Nova24 Ora! - Nova24

Nova24 Ora! di Nova24

RSS Feed

Nòva su Nòva

21 gennaio 2010 - 9:00

La nascita del Culto Udenoida di Massimo Famularo

Ecco il testo integrale del racconto pubblicato oggi su nova24

 

La Wikipedia Galattica

dedica alla nascita del culto Udenoida, un numero di pagine standard pari a quattordici moltiplicato per K fratto J, dove K e J sono rispettivamente il fattore d’inattendibilità e l’indice d’incompletezza. In genere, questi due indicatori occupano il sessanta percento dei discorsi promozionali, esposti dai venditori d’inserzioni pubblicitarie della celebre mediapedia libera, nell’ambito di una strategia di marketing chiaramente sbagliata. Anche i sassi rocciosi del pianeta Rauko, infatti, sanno che, il motivo del maggior successo della Wikipedia, rispetto alla più blasonata Enciclopedia Galattica e alla più divertente Guida Galattica per Autostoppisti, è semplicemente il fatto che la prima è gratis e le altre due sono a pagamento.

L’aggiustamento K e J è stato elaborato, dopo diversi anni di costosissimo lavoro, da una famosa società di consulenza strategica direzionale, che ha la fama di annoverare tra i suoi esperti le migliori menti dell’universo conosciuto. La tesi di fondo è che, qualsiasi informazione rinvenuta nella WG, può essere considerata completa e attendibile, se moltiplicata per questi due fattori, diversi per ciascuna voce e dalla determinazione assolutamente imperscrutabile (per maggiori informazioni clicca sulla voce «K e J»).

A detta di alcuni detrattori, i superconsulenti strapagati, si sono limitati a rielaborare un concetto già noto in precedenza ai teorici della Nuova Economica Galattica (per maggiori informazioni clicca sulla voce «Nuova Economia Galattica»). A questi encomiabili pionieri della conoscenza, è infatti dovuto il noto principio generale, in base al quale, per ottenere il risultato desiderato, basta moltiplicare i numeri disponibili per una qualche lettera sapientemente scelta.

A ogni buon conto, il numero delle pagine standard, dedicate al culto Udenoida, varia anche in base alla modalità in cui si sceglie di interrogare la mediapedia (solo audio, solo video, un po’ e un po’, mi sento fortunato, etc.). Le vicende che seguono, sono tratte dalla versione tarata per umanoidi bipedi terroevoluti, pertanto le unità di misura e gli ordini grandezza sono stati convertiti nel modo opportuno e una serie di note chiarificatrici sono state inserite dove opportuno.

 

La data astrale 193.6.2.4 è ufficialmente, per i fedeli del Culto Udenoida, la data della rivelazione. Per completezza, occorre osservare che

la Wikipedia Galattica

riporta altre ottantadue datazioni alternative, oltre a un numero imprecisato di modalità alternative, di esprimere la medesima datazione. Naturalmente, ci sono buone possibilità che alcune (o molte) delle datazioni alternative, siano in realtà coincidenti con la data del 193.6.2.4 e vengano considerate diverse, solo perché espresse in modo differente. Parimenti,  è possibile che un certo numero di modalità alternative, di esprimere la medesima datazione, facciano in realtà riferimento a date differenti. Questo fenomeno è un classico esempio di quello che viene comunemente chiamato effetto Soac delle conoscenze raccolte nella Wikipedia Galattica.

Insomma in una certa data astrale, che in questa sede non è necessario dettagliare ulteriormente, sul pianeta Rum Susuka, quarto in ordine di distanza dalla stella Eiol, ci furono una serie di eventi particolari, in seguito ai quali a qualcuno venne in mente di fondare una religione, il culto Udenoida appunto. I protagonisti di questi eventi furono, in ordine rigorosamente casuale: un soldato, una prostituta, un giudice, un barbone, un poeta, un cantante, un ladro, un assassino e un’altra quarantina di soggetti che sarebbe troppo lungo menzionare. Sul fatto che i soggetti in questione potrebbero non essere “esattamente” una quarantina, vi rimandiamo a quanto detto per le costanti K e J nonché per l’effetto Soac.

Il barbone si chiamava  Juses  e abitava sotto un massiccio albero di  Strunkox all’estremità orientale di piazza Klug. Il nome, in lingua Bardlum, significa grande luogo racchiuso all’interno di un centro abitato, più largo delle strade che vi convergono, dove si ritrovano i santi disponibili a pagare il pranzo. E’ comprensibile che un luogo con questa denominazione attirasse numerosi individui alla  ricerca di un pasto gratuito.

Juses era intento a recriminare contro la scarsa corrispondenza del nome della piazza con la realtà, e a maledire le donne, il tempo ed il governo, quando improvvisamente, la sua attenzione fu attirata dalla suoneria di un telefono cellulare. Questo evento aveva di per sé dello straordinario, perché da una ragguardevole quantità di tempo, sul pianeta Rum Susuka non venivano più utilizzati i telefoni cellulari, resi ormai obsoleti da altre più efficienti tecniche di comunicazione quali la telepatia, gli innesti cibernetici, le protesi microelettroniche e i segnali di fumo. Invece di chiedersi cosa fosse quel curioso manufatto dalla foggia sconosciuta, Juses raccolse il telefono con naturalezza e lo accostò all’orecchio.

La prostituta si chiamava Ia Camarbian ed esercitava la sua professione prevalentemente a distanza. Oltre l’ottanta per cento del sesso a pagamento sul pianeta, si svolgeva a distanza e per due terzi aveva come controparti delle intelligenze artificiali. Sebbene non vi fossero differenze concretamente apprezzabili, tra l’interazione con queste oppure con entità organiche, e, nonostante quest’ultima fosse più costosa, ne resisteva l’utilizzo presso una nicchia di amatori. Questi venivano pertanto definiti fruitori amatoriali.

Ia Camarbian si stava producendo in una delle attività per le quali era maggiormente rinomata, quando udì

la melodia. Con

ogni probabilità, doveva trattarsi di un qualche tipo di interferenza nelle comunicazioni a distanza. Ad ogni buon conto, sentì un impulso irrefrenabile che le impedì di portare a termine la prestazione che stava effettuando. Sulla base delle clausole contrattuali di prestazione d’opera, quel tipo d’inadempimento comportava un indennizzo per il cliente. Peraltro la sua assicurazione avrebbe coperto solo il cinquanta percento della somma, previa dimostrazione dello stato di necessità che aveva causato l’interruzione.

Incurante della penale, nonché del disappunto del malcapitato cliente, Ia si lanciò alla ricerca della fonte del segnale. Non si trattava tuttavia di un’operazione facile. La fonte sembrava in continuo movimento e, talvolta, sembrava scindersi in molteplici fonti minori e poi riaggregarsi. Con una certa difficoltà tuttavia era possibile inseguire una traccia e la donna cercò di farlo.

Quel giorno il giudice Lexcel si era svegliato con un forte mal di testa. Non era un individuo particolarmente alto e aveva un’espressione come perennemente assorta, con gli occhi stretti come fessure. Il mal di testa era iniziato diverso tempo addietro, con precisione nell’esatto istante in cui era stato nominato dirimitore di controversie comunale, nel ridente sobborgo di Spitborough, sulla faccia illuminata della seconda luna di Rum Susuka. Senza particolare stupore per il dolore quindi, come tutte le mattine, il giudice si accinse ad assumere la droga sintetica che generalmente utilizzava come palliativo.  L’evento eccezionale avvenne nel momento in cui sfiorò la superficie tattile attraverso la quale assumeva il farmaco. Il somministratore non entrò in funzione e tuttavia per la prima volta il mal di testa scomparve. Lexcel spalancò gli occhi come raramente gli succedeva. Quasi immediatamente capì che non poteva essere l’effetto della droga, trovandone immediata quando verificò il mancato funzionamento del somministratore. Tuttavia la meraviglia per l’evento eccezionale e la ricerca di una spiegazione plausibile, passò in secondo piano a causa dell’interferenza. Doveva, infatti, trattarsi di un malfunzionamento nella schermatura del  suo impianto cibernetico corticale: da quando era terminato il mal di testa udiva come una specie di sottofondo musicale.

 Ghengin Moghen, di professione assassino, non era sul pianeta in quel fatidico giorno. Non ebbe pertanto modo di captare alcuna melodia misteriosa, né di sperimentare alcun evento in qualche modo straordinario. Ghengin visse, infatti, sul pianeta terra in  un periodo distante alcune migliaia di anni terresti dalla fatidica data di nascita del Culto Udenoida. Nella sua pluriennale carriera aveva portato a termine circa ottanta omicidi su commissione, tutti con la stessa pistola, una Winter P38. La sempre meticolosa professionalità e l’efficienza del suo operato, ne avevano consolidato nel tempo la reputazione nei confronti dei committenti. La sua vita terminò il giorno in cui incontrò John Longun. Per la cronaca quest’ultimo era armato di fucile. Inutile dire che Ghengin Moghen è stato tirato in ballo solo per avvalorare la ben nota teoria   sulla diffusione casuale della conoscenza nell’universo.

Roxy Kerpo era un assicuratore. Uomo gioviale, dal carattere estroverso, amava le donne, il buon cibo e i videogiochi on line. Durante una partita di space soccer. si imbatté anche lui nella misteriosa melodia. Fino a quel momento nulla era stato capace di distoglierlo da una partita di space soccer e, meno che mai, da una partita in cui era in vantaggio. Non le donne, non il cibo né nessun altra cosa. Quella particolare melodia, però, non solo riuscì a staccarlo dal videogioco, ma lo indusse anche ad uscire di casa con una certa fretta.

Senza dilungarci troppo, 70 persone ognuna per un motivo diverso, o forse tutte per lo stesso si ritrovarono in piazza Gross. In lingua balurd, Gross significava molto estesa. C’erano Lexcel, Ia Camarbian, Juses, Roxy Kerpo e molti altri ancora. Non c’era Ghengin Moghen, ma per una curiosa combinazione c’era un suo discendente, Lunip 9417, così chiamato per distinguerlo dagli altri 32 Lunip che lo avevano preceduto nell’aderire alla religione dei numeri successivi. Il nesso logico tra 9417 e 32 rientra tra i misteri che solo agli iniziati di questo movimento religioso è dato conoscere, sebbene ovviamente nella Wikipedia Galattica siano presenti numerosi algoritmi esplicativi.

In piazza c’erano oltre mille individui nell’accezione più ampia del termine esserci. Ia caparbia era connessa in remoto attraverso le videocamere di sicurezza della piazza. Juses era presete fisicamente e come lui altre 69 persone. Quest’ultima precisazione è pensata soprattutto per i pignoli che già gustavano l’incongruenza tra

·        i settanta partecipanti menzionati nel paragrafo precedente,

·        gli “oltre mille” dell’inizio di questo e

·        la quarantina dell’inizio del capitolo.

Riepilogando, circa quaranta soggetti (nell’accezione che solo nella wikipedia Galattica può assumere il termine circa) sperimentarono accadimenti poco usuali. Circa settanta, a seguito di questi avvenimenti si radunarono in un certo luogo. Oltre novecentotrenta (che se sommati ai circa settanta totalizzano il migliaio) erano in qualche modo collegati con quel luogo. Queste precisazioni hanno ovviamente lo scopo di far sentire stupidi i lettori eccessivamente fissati con i numeri.

Ritornando alla piazza, Ghengin Moghen era quindi presente in senso lato per il tramite del suo discendente (alla faccia di quelli che pensavano che fosse stato tirato in ballo solo per fare confusione). C’era Roxy Kerpo e tutti gli altri. A prescindere da quanti e quali soggetti fossero presenti in piazza (dato che come è ormai chiaro dipende da numerosi fattori), uno dei presenti improvvisamente intonò:

-Via del campo c’è una graziosa.

Un breve silenzio, poi tutti risposero:

-gli occhi grandi color di foglia.

-Tutta notte sta sulla soglia.

-Vende a tutti la stessa rosa.

 


Permalink Commenti (0) TrackBack (0)

Categorie: Nòva su Nòva, Nòva24 Review

facebook twitter ok no

25 giugno 2009 - 0:54

I titoli che non troverete su Nòva (ovvero creatività casuale)

La cronaca di una giornata nella redazione di Nòva24. Con una missione: scrivere il titolo di copertina. Ecco come è andata.

 

Lunedì tardo pomeriggio. Il numero di Nòva che chiude domani non ha ancora un titolo. O meglio l’argomento è già chiaro da settimana scorsa, con tanto di doppio paginone, visto che si tratta di un tema ampio e variegato: l’agricoltura sostenibile, vale a dire l’esame delle tecniche con cui aumentare la produzione agricola per alimentare una popolazione che volerà oltre i nove miliardi di persone senza pesare ulteriormente sul pianeta… Rimane da trovare un titolo, uno slogan che sintetizzi il tema, quell’elemento che, tra gioco e contenuti, per noi di Nòva è uno degli elementi fondamentali del numero che giovedì trovate in edicola.

Qualcuno butta lì il problema, finora bellamente ignorato senza che l’appello venga sul momento apparentemente raccolto. Ognuno va avanti a fare quello che stava facendo. Anche Luca, il caporedattore, che rimane silenzioso davanti allo schermo con la faccia impegnata di chi sta smazzando l’ondata quotidiana di mail. In realtà non è così. “Che ne dici di questo?”. Pierangelo si avvicina e trova la prima bozza…

RIVOLUZIONE NEOLITICA (THE SEQUEL)

Il tentativo è chiaro e non nasconde le ambizioni di Luca: un’immagine alta, che elevi il tono del discorso rispetto alla sporca terra e al pomodoro che Antonio, il nostro illustratore aveva avvinghiato attorno a una piramide moderna di vetro e piante, modello futuribile del vertical farming che avevamo scelto come icona di quell’agricoltura sostenibile che andiamo a esplorare. Pierangelo non nasconde  la scarsa immediatezza del titolo. Forse non per tutti è immediato che il neolitico è stata l’era del passaggio dell’uomo dal nomadismo all’agricoltura e alla stanzialità. Anche Alessia si alza e conforta il giudizio. Si passa a un più piatto

RIVOLUZIONE AGRICOLA (THE SEQUEL)

E, mentre Luca si lamenta con il sistema editoriale che gli fa brutti scherzi con i comandi del titolo, si alza dal suo posto anche Luca, l’altro Luca, appena tornato bello riposato e propositivo da tre settimane di viaggio di nozze e che ci risparmia almeno per qualche ora la sua sana e tradizionale vena polemica. E’ il segnale che il gioco si fa serio (si fa per dire)! Arriva anche Antonio, giunto per caso per capire proprio come si poteva dare un taglio definitivo alla copertina. Francesca, sorniona, assiste dal suo posto, senza buttarsi direttamente nella mischia. La squadra è al completo! Si può partire…

“Sequel”, si capirà? L’interrogativo cade nel vuoto perché l’argomento scatena immediatamente le fantasie. Si tenta di rimanere su concetti che facciano riferimento alla storia, puntando su quella piramide visionaria che campeggia nella pagina, ma si scivola immediatamente su giochi di parole che strizzano l’occhio a titoli di film.

Da un semplice

L’ORTO DEL VICINO E’ SEMPRE PIU’ VERDE

si passa a un più divertente

L’IMPERO COLTIVA ANCORA.

Poi scende in campo l’orto e arriva la zampata che potrebbe essere decisiva tra campi e zombie:

LA NOTTE DEGLI ORTI VIVENTI,

che vira al più presto su

L’ALBA DEGLI ORTI VIVENTI,

lasciando più spazio al futuro e alla speranza. L’ilarità ci fa concludere che potrebbe essere la scelta definitiva. Luca scrive il titolo, gioca sulle maiuscole e minuscole, sulle due righe del titolo. I dubbi però non mancano! E’ un titolo che potrà superare l’esame della capo redazione centrale, di solito piuttosto allergica ai giochi che vadano oltre le intenzioni. Si rumina il titolo, si gira e si rigira. L’idea è divertente e cattura tutti. Ma forse – è il commento comune - rischiamo una pericolosa facciata: se poi il titolo rifiutato dà spazio a uno più piatto scelto da altri. “Tanto se la vedrà Pierangelo quando va a chiudere il giornale”, azzarda qualcuno. Sarà ma è proprio Pierangelo che rilancia puntando sulla “coltura”

PIU’ COLTURA PER TUTTI

Piace a qualcuno, potrebbe essere una seconda scelta dignitosa… Qualcuno la butta anche su vecchi slogan politici anni Settanta

LOTTA DURA PER LA VERDURA…

O anche peggio. Ma intanto la deriva filmica non si arresta

IL TEMPO DELLE MELE o POMODORI VERDI FRITTI?

arriva dalle retrovie, dando la stura a una serie di battute che coinvolgono frutti e verdure ampiamente scontati, con battute che hanno più a che fare con la cronaca di questi giorni che non con l’agricoltura e le sue tecnologie… giusto la tecnologia, si può puntare su questo riportando Nòva alla sua mission originaria! Senza voler fare nomi, c’è anche chi la butta sulle frasi fatte: così il “darsi la zappa sui piedi” si trasforma in un gergale

‘O ZAPPATORE

che potrebbe proseguire la recente vocazione napoletana di Nòva (‘O paese d’’o sole, rigorosamente con due apostrofi come da presunto manuale di grammatica napoletana recuperata su Wikipedia). Intanto Luca davanti allo schermo continua a buttare lì ipotesi. Senza voler coinvolgere entità superiori si lancia anche su un

URBIS ET ORTIS

Che piace ma non convince, anche per evidenti timori. E poi, senza dire nulla, digita sullo schermo

TECNOLOGIA COLTURALE

Che si trasforma in breve in:

RIVOLUZIONE COLTURALE

Il processo creativo sembra giunto al capolinea, lo slogan piace, funziona… ok, per il momento ecco la first choice! Ma un’oretta dopo Luca si contorce ancora nel dubbio: Rivoluzione colturale o Movimento colturale? Si chiede in una redazione semivuota! La pagina rimane lì, ci diamo una notte per pensarci su e… domani è un altro giorno! Magari cambierà, con un’idea nuova saltata fuori per caso, o forse rimarrà uguale. Ma intanto avete capito cosa c’è dietro quel titolo che troverete sulla copertina di Nòva. E soprattutto avete visto il titolo che non leggerete questa volta. Potreste così segnalarci, se volete, quello che avreste preferito!

Puoi partecipare anche su Facebook nel gruppo dei lettori di Nòva24.

Permalink Commenti (0) TrackBack (0)

Categorie: Conversazioni, Futuri, Nòva su Nòva, Nòva24 Review, Open-nòva, ricercatori, techno, Web/Tecnologia, Weblog

facebook twitter ok no

10 maggio 2009 - 14:10

Bioelettricità o biocarburanti?

Secondo uno studio (qui le tabelle in Pdf), è più ecologico far crescere piante da usare come carburante per produrre energia elettrica per le auto che non alimentare queste ultime con i biocarburanti (etanolo etc). La ricerca sta sollevando un serrato dibattito sulle strategie per le politiche energetiche del futuro.

Permalink Commenti (0) TrackBack (0)

Categorie: Nòva su Nòva

facebook twitter ok no

TAGS: biofuel

7 maggio 2009 - 10:38

Il modello Kindle

A differenza di quanto accade nel web, l'eBook reader di Amazon pensato per giornali e libri di testo, cioè il nuovo Kindle DX, propone agli editori un modello di business molto semplice e soprattutto ben conosciuto, scrive il New York Times. 

Chi vuol leggere un libro o un giornale, semplicemente lo compra in formato digitale: la singola copia o l'abbonamento mensile. Eliminando la carta e i costi di distribuzione, certo. Ma proprio come accadeva una volta con i buoni, vecchio oggetti di carta.

Permalink Commenti (1) TrackBack (0)

Categorie: Nòva su Nòva

facebook twitter ok no

TAGS: amazon, giornalismo, kindle

6 maggio 2009 - 11:07

Notizie non profit

Idee, progetti e iniziative anti-crisi. A Washington Ben Cardin, senatore democratico,  ha proposto un beneficio fiscale in cambio della trasformazione dei giornali in fondazioni non profit. Perché l’informazione è un servizio pubblico. Anche questa è una notizia per gli americani.

Permalink Commenti (0) TrackBack (0)

Categorie: Nòva su Nòva

facebook twitter ok no

TAGS: giornalismo

6 maggio 2009 - 11:01

Il futuro dei giornali

Un lungo post di Tom Glocers, Chief Executive Officier di Thomson Reuters ci illumina sulle prospettiva della carta stampata. Per una volta al centro non ci sono le tecnologie e i materiali ma anche le redazioni e la qualità. Tutto da leggere qui

Permalink Commenti (0) TrackBack (0)

Categorie: Nòva su Nòva

facebook twitter ok no

TAGS: giornalismo

12 marzo 2009 - 9:48

Nòva è Nòva. Ecco il tabloid

Lancio_eldorado_lux Oggi è in edicola il primo numero di Nòva tabloid. Nòva da oggi è più portatile, più maneggevole, meno panoramico, più sintetico. Cambia il formato, però, non la sostanza del giornale.
 
Ma non è tutto: il nostro settimanale da oggi ha un po' di carta in meno ma, presto, aumenterà la sua presenza su internet: entro la fine del mese Nòva sarà online con i blog, l'archivio delle ricerche giornalistiche principali e approfondimenti nati sulla carta e sviluppati sulla rete. Di tutto questo parleremo ancora.

Oggi sfogliamo insieme il primo numero tabloid: come vedrete, la sperimentazione è in corso; di certo, settimana dopo settimana, i contenuti si adatteranno sempre più alla nuova veste grafica. Ma per farlo al meglio abbiamo bisogno dei suggerimenti e delle proposte dei nostri lettori; della comunità di innovatori che da tre anni e mezzo contribuisce alla crescita di Nòva.
 
La discussione è aperta.

Permalink Commenti (6) TrackBack (0)

Categorie: Nòva su Nòva

facebook twitter ok no

12 marzo 2009 - 5:04

Il bio-segreto di Eldorado. Nòva numero 164

Lancio_eldorado 2009: entra in scena il biochar.

La parola sembra esotica, ma non si tratta di nient'altro che di carbone vegetale, come quello prodotto per secoli dai carbonai attraverso la pirolisi, la combustione in assenza di ossigeno.

Tuttavia, negli ultimi anni la ricerca sulla terra preta di alcune civiltà precolombiane (una terra nera mischiata al carbone vegetale, che reso fertili piccoli angolo di Amazzonia) ha contribuito a formare una nuova visione del carbone vegetale.

Questa tecnologia, come racconta Marco Magrini nel suo servizio sull'ultimo numero di Nòva24, potrebbe portare tre grandi vantaggi.

1. Energia - Durante la pirolisi di qualsiasi biomassa (scarti agricoli, potature e anche escrementi animali), si sviluppa un gas, che produce energia termica.

2. Fertilizzazione - Lo scarto della pirolisi, è il biochar. I terreni dove viene distribuito, richiedono minori quantità di fertilizzanti. Inoltre, per la sua capacità di trattenere grandi quantità di acqua, richiede anche minori irrigazioni.

3. Sequestro della CO2 - Il 90% dell'anidride carbonica contenuta nella biomassa originale resta nel biochar per secoli, forse per millenni. Il procedimento potrebbe essere usato per sottrarre l'anidride carbonica – invece di aggiungerla e basta – dall'atmosfera.

Finora, i pirolizzatori erano chiusi (per non far entrare l'ossigeno), rendendo il procedimento lento e complicato. Ma Nòva24 ha scovato un inventore italoamericano che abita a Tortona, in provincia di Alessandria, fondatore della WorldStove. E qui c'è il video di una straordinaria dimostrazione della sua invenzione, la Lucia Stove.

E qui, abbiamo una più breve intervista a Franco Miglietta, ricercatore dell'Istituto di Biometeorologia del Cnr, a Firenze. Miglietta fa vedere "sul campo" i primissimi risultati di un esperimento: alcuni lotti di terreno sono stati seminati a grano duro, con e senza biochar. La primavera deve ancora cominciare e quindi è troppo presto. Ma i risultati confermano il potere fertilizzante del carbone vegetale.



Alcuni link

- La International Biochar Initiative

- Il biochar potrebbe essere incluso nel trattato che sarà firmato a dicembre a Copenhaghen (che dovrà sostitutire il Protocollo di Kyoto), rendendolo così una risorsa economica.

- Biochar.org

Permalink Commenti (2) TrackBack (0)

Categorie: Nòva su Nòva

facebook twitter ok no

4 dicembre 2008 - 16:52

Facebook, il libro

Facebook_libroPrima l'idea. Poi il progetto. Quindi la richiesta ai lettori: "Partecipate alla nostra ricerca". E il lavoro, di tutti, frenetico. Infine il libro, da oggi in edicola.

Il fenomeno FACEBOOK appartiene a tutti noi. A chi l'ha pensato, scritto, revisionato. Ma soprattutto ai lettori di Nòva che hanno contribuito alla stesura raccontando le loro storie, mettendoci la faccia. Così è nato il primo libro su Facebook scritto con l'aiuto, prezioso, di chi Facebook lo usa. Ecco la novità.

Il risultato è in edicola. Ma ovviamente la ricerca continua. Intanto, siamo curiosi di leggere i vostri commenti sul nostro (e vostro) lavoro. Grazie a tutti.

LINK:
Il libro spiegato da Ferruccio De Bortoli e Luca De Biase

Permalink Commenti (11) TrackBack (1)

Categorie: Nòva su Nòva

facebook twitter ok no

15 novembre 2008 - 0:09

Facebook: la ricerca di Nòva24

Sei un utente di Facebook? Non lo hai mai usato? Continuerai a non usarlo? Vorresti provarlo? Ci sei passato ma hai deciso di uscirne?

Nòva24 ha lanciato una ricerca per capire chi sono gli utilizzatori di Facebook e che uso fanno del servizio. Ma anche che cosa pensano di Facebook coloro che non ci sono mai entrati. I risultati serviranno per realizzare un'inchiesta che sarà pubblicata sul settimanale cartaceo. Se hai voglia, partecipa anche tu rispondendo a un breve questionario: bastano pochi minuti!

RISPONDI AL QUESTIONARIO su Facebook di Nòva24 Ora!

Grazie!

Link:

  • Facebook, analisi di un fenomeno "social"
  • Giovedì 4, l'instant book del Sole

Permalink Commenti (28) TrackBack (0)

Categorie: Nòva su Nòva

facebook twitter ok no

successivo »

Ultimi post

  • Il grande spazio del piccolo. Nòva numero 276
  • Evgeny Morozov ospite del Sole. Mandaci le tue domande
  • La Vita Nòva edizione 2011
  • Intelligenza fatta a mano. Nòva numero 266
  • Agenda resetting. Nòva numero 261
  • Venti di terra. Nòva numero 252
  • La Metamorfosi della televisione
  • Accademia spinoff. Nòva numero 250
  • Intelligenza invisibile. Nòva numero 249
  • Scrittura, lettura, giornali e iPad: le interviste di "Non chiederci la parola" per Nòva24

Categorie

  • agenda
  • Audio
  • bio
  • Conversazioni
  • creativi
  • Foto home page
  • Futuri
  • gamers
  • In edicola
  • info
  • Motto perpetuo
  • nano
  • neuro
  • Nòva su Nòva
  • Nòva24 Review
  • Open-nòva
  • ricercatori
  • Ricerche pubbliche
  • Scienza
  • techno
  • Televisione
  • Video
  • Web/Tecnologia
  • Weblog

Archivio

  • giugno 2011
  • aprile 2011
  • marzo 2011
  • febbraio 2011
  • dicembre 2010
  • novembre 2010
  • ottobre 2010
  • settembre 2010
  • agosto 2010
  • luglio 2010