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neuro

23 settembre 2010 - 12:54

Neuronews da Nòva

Al posto della cannabis
Un gruppo internazionale di studiosi – in prima fila ricercatori dell'Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e delle Università di Parma, Urbino e Napoli Federico II –, potrebbe avere trovato la strada per una nuova strategia contro il dolore, senza controindicazioni. Gli studiosi sono partiti dall'analisi del funzionamento del recettore cannabinoide Cb1, la cui attivazione attenua il dolore. Purtroppo, le sostanze – come gli oppioidi – che attivano questo recettore spesso superano la barriera tra il sangue e il cervello producendo effetti indesiderati come la dipendenza. La molecola prodotta dai ricercatori, tra i quali Daniele Piomelli e Roberto Russo, agisce inibendo un enzima che degrada una sostanza prodotta naturalmente dal corpo umano, l'anandamide, che a sua volta attiva il recettore cannabinoide agendo come antidolorifico. Il vantaggio di questa nuova molecola, chiamata Urb937, è quello di agire sul sistema nervoso periferico senza coinvolgere il cervello. I ricercatori hanno spiegato su «Nature Neuroscience» che questa scoperta offre una visione innovativa «per il controllo intrinseco del dolore», e ha le potenzialità per condurre allo sviluppo di un nuovo tipo di analgesico. (an.car.)

Di geni ne basta uno
Sembravano 21, ma quello che conta davvero è uno solo, perché solo uno dirige e coordina l'attività degli altri 20. Cambia profondamente l'idea della regolazione genica della sintesi e del funzionamento dei motoneuroni, le cellule nervose responsabili del movimento, dopo la pubblicazione dei dati ottenuti dai neurologi della Howard Hughes Medical School di New York sugli animali.
E, con essa, potrebbe mutare l'approccio a malattie devastanti quali la sclerosi laterale amiotrofica, o morbo di Lou Gherig. Secondo i risultati riportati su «Neuron» (ottenuti sopprimendo un gene alla volta negli animali), infatti, tutti e 20 i geni della famiglia Hox, conosciuti come regolatori dell'espressione, da molti anni, hanno bisogno dell'attività di uno solo, chiamato Hoxc9, per funzionare armoniosamente e permettere la maturazione dei motoneuroni spinali. (a.cod.)

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Categorie: neuro

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9 settembre 2010 - 12:58

Neuronews da Nòva

CORTECCIA CEREBRALE
Anche il verme ce l'ha

In maniera totalmente inaspettata, un gruppo di ricercatori del Laboratorio europeo di biologia molecolare di Heidelberg ha scoperto in un verme marino l'antenato della nostra corteccia cerebrale. Gli studiosi, guidati da Detlev Arendt, hanno infatti individuato nel Platynereis dumerilii la presenza del pallio, ossia della struttura nervosa che corrisponde a quella umana. Questo verme condivise un antenato comune con la nostra specie 600 milioni di anni fa, e potrebbe spiegare come mai negli invertebrati non si sia poi sviluppato un organo cerebrale analogo a quello dei mammiferi. Secondo Arendt, questa scoperta dimostra anche che «il pallio è molto più antico di quanto si fosse mai supposto, probabilmente antico quanto gli stessi animali». Inoltre, la presenza di questo antenato della corteccia cerebrale in un verme proverebbe che il pallio emerse nel Precambriano come adattamento alla vita oceanica. La ricerca è stata pubblicata su «Cell». (an.car.)

APPRENDIMENTO
Difficoltà linguistiche

Apprendere l'inglese è più facile che imparare l'arabo. Durante il processo iniziale di studio di questa seconda lingua, infatti, l'emisfero cerebrale destro non viene coinvolto a causa della complessità dei segni grafici utilizzati, e ciò indicherebbe la maggiore fatica richiesta allo studente. È questa la conclusione alla quale è giunto un gruppo di ricercatori dell'Università di Haifa, guidato da Zohar Eviatar e Raphiq Ibrahim, che è partito dalla constatazione dell'esistenza statistica di diversi tempi di apprendimento linguistico a seconda degli idiomi. Come hanno spiegato su «Neuropsychology», l'utilizzo nella scrittura araba di segni grafici simili per indicare suoni e lettere diversi costituisce una sfida particolarmente difficile per l'emisfero destro, che normalmente si serve di informazioni globali per identificare le lettere. Lo studio fornisce anche alcune indicazioni pratiche per ottimizzare l'insegnamento di questa lingua. (an.car.)

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Categorie: neuro

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2 settembre 2010 - 13:09

Neuronews da Nòva

AUTISMO
Stimoli multisensoriali

I bambini autistici non processano le informazioni sensoriali come i pari età: impiegano più tempo e, con ogni probabilità, attivano circuiti neuronali differenti. La scoperta, effettuata dai neurologi dell'Albert Einstein College della Yeshiva University, conferma con dati strumentali osservazioni empiriche emerse e fornisce nuove chiavi diagnostiche e interpretative di un disturbo per molti aspetti ancora sfuggente. Per giungere alle conclusioni, i ricercatori hanno sottoposto 17 autistici e 17 coetanei (tra i 6 e i 16 anni) alla visione di immagini mentre in sottofondo si udivano suoni e vibrazioni collegate al video, ma anche del tutto estranee. Allo stesso tempo hanno registrato l'eeg ed elaborato i tracciati secondo un programma che misura l'integrazione multisensoriale, scoprendo così – come riferito su «Autism Research» – che se i bambini non autistici impiegano in media 100-200 millisecondi per elaborare uno stimolo multisensoriale, agli autistici ne occorrono in media più di 300. (a. cod.)

PSICO-BISOGNI
L'altra piramide

Per definire i bisogni psicologici fondamentali, fino dagli anni 40 si fa riferimento alla piramide di Maslow, schema che pone al massimo livello la soddisfazione di necessità elementari quali fame, sete, sesso. Senza tali bisogni, l'uomo non può pensare a tutto il resto. La scala era stata stilata dallo psicologo Abraham Maslow in base a deduzioni empiriche, e anche per questo gli psicologi dell'Università dell'Arizona hanno deciso di proporne, su «Perspectives on Psychological Sciences», una versione aggiornata e basata su quanto psicologia, antropologia e scienze sociali hanno acquisito in quasi un secolo. Ed ecco la sorpresa: se alla base la situazione non cambia molto, al vertice non compaiono più la realizzazione di sé e il riconoscimento sociale, ma la ricerca e il mantenimento delle relazioni affettive, seguita dalla genitorialità, considerata l'aspirazione più alta una volta che siano state soddisfatte necessità primarie. (a. cod.)

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26 agosto 2010 - 11:37

Neuronews da Nòva

STAMINALI
Test sui danni spinali

Aumentano le possibilità che si possa giungere presto a una terapia basata sull'infusione di cellule staminali (nella foto) per chi ha subito lesioni del midollo spinale. In un esperimento condotto all'Università della California di Irvine, 37 topi con la dorsale danneggiata sono stati trattati con StemCell, un prodotto brevettato contenente cellule staminali umane adulte estratte dal cervello di feti abortiti, oppure con un placebo o con cellule di cute. Come riferito su «PLoS One», le staminali hanno iniziato a migrare lungo il sistema nervoso e poi a crescere e a riprodursi e, dopo qualche tempo, il 64 per cento degli animali trattati ha mostrato segni di miglioramento, contro il 44 per cento di quelli trattati con cellule di cute e il 20 di quelli cui era stato infuso il placebo. Il tutto è avvenuto a un mese di distanza dalla lesione, fatto che suggerisce che la finestra temporale per le infusioni di staminali potrebbe essere ampliata. I test nell'uomo dovrebbero iniziare nel 2011. (a. cod.)

INQUINAMENTO
Pesticidi pestiferi

Aumentano le prove a favore di un legame tra l'esposizione ai pesticidi organofosfati (i più usati) durante la gravidanza e il successivo sviluppo della sindrome da iperattività-deficit dell'attenzione (Adhd) nel bambino. Uno studio pubblicato su «Environmental Health Perspectives» e condotto su circa 300 bambini nati da altrettante madri nella Salinas Valley, in California, conferma infatti che quando nelle urine della madre vi sono alte concentrazioni di metaboliti di pesticidi, il figlio avrà un significativo aumento del rischio di sviluppare Adhd. Nel campione, le donne che avevano quantità di derivati di sei tra i principali pesticidi usati nella zona superiore del dieci per cento rispetto alle attese avevano figli che a cinque anni mostravano una probabilità di sviluppare Adhd superiore del 500 per cento rispetto ai figli nati da madri che avevano meno pesticidi nell'organismo. (a. cod.)

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Categorie: neuro

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24 giugno 2010 - 14:52

Ai bambini piace la matematica

(ò) neuro
Quando crescono la trovano spesso ostica, ma a pochi mesi i bambini amano la matematica e sembrano essere predisposti all'organizzazione logica del pensiero e alla catalogazione delle informazioni secondo schemi rigidi. Questo il risultato raggiunto dai neurologi dello University College of London su bambini di nove mesi di età con schermi touch sui quali venivano fatte passare immagini di diverso tipo. Come riferito su «Psychological Science», ai bambini venivano prima mostrate immagini con oggetti grandi bianchi e piccoli neri riempiti con righe e pallini; quindi alcune venivano modificate. Ogni volta che veniva violato il principio di congruità, i piccoli si soffermavano molto più tempo sulla singola immagine, perché dovevano riorganizzare le informazioni ricevute e riuscire a inserirle in categorie nuove. La scoperta potrebbe avere importanti ripercussioni anche sulla diagnosi della dislessia e della discalculia. (a.cod.)

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TAGS: bambini, logica, matematica

24 giugno 2010 - 14:50

La bussola in testa

(ò) neuro
Kant aveva ragione: il senso dello spazio è un a priori, e non si acquista con l'esperienza. È questa la conclusione cui sono giunti due distinti gruppi di ricercatori del Collegio universitario di Londra e dell'Università norvegese di scienza e tecnologia. Gli studiosi, coordinati da Tom J. Wills e Rosamund F. Langston, hanno seguito lo sviluppo delle cellule che elaborano le informazioni spaziali nel cervello dei giovani ratti. In particolare, i due gruppi di ricerca hanno descritto su «Science» come i neuroni che elaborano il senso della direzione e dello spazio siano già presenti nei ratti neonati prima che aprano gli occhi. Per Francesca Capucci, ricercatrice italiana, «la questione di come noi acquistiamo consapevolezza del mondo esterno e formiamo il nostro senso dello spazio ha costituito una sfida lungo i secoli per scienziati e filosofi. Questo lavoro mostra che l'idea dello spazio è qualcosa che sviluppiamo molto presto». (an.car.)

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TAGS: cervello, spazio

17 giugno 2010 - 11:19

Neuronews da Nòva

(ò) neuro
 
SCLEROSI MULTIPLA
Occhio all'esame
I malati di sclerosi multipla vanno incontro a un graduale assottigliamento della retina che, nel tempo, danneggia la visione. Ora però questo tipo di danno potrebbe tornare utile per la diagnosi precoce e per la verifica dell'efficacia di una terapia in corso con fingolimod grazie a un esame rapido, non invasivo ed economico: la tomografia ottica di coerenza o Oct. Il test, basato sulla rifrazione dei raggi infrarossi, fornisce una misurazione dello spessore della retina e, secondo quanto riferito dai neurologi della Ut Southwestern University sugli «Annals of Neurology», può essere sfruttato per verificare l'andamento della malattia. I ricercatori hanno effettuato varie misurazioni in 300 pazienti in un intervallo di tempo che andava dai 6 mesi ai quattro anni e mezzo, e dimostrato che la progressione procede di pari passo con il danno oculare. Se convalidata, la Oct potrebbe entrare a far parte dei test di routine. (a.cod.)

ULTRASUONI
Emicrania addio

Il primo a intuirne le potenzialità è stato il medico romano Scribonius Largus, che metteva sulla testa degli emicranici una torpedine marina (nella foto), curando con la corrente elettrica scaricata dall'animale; da allora le correnti elettriche sono state sfruttate nei modi più svariati per diverse patologie, spesso in modo empirico e talvolta invasivo (si pensi all'elettroshock). Ora uno studio su «Neuron» potrebbe spazzare via queste tecniche per far posto a nuovi sistemi di diagnosi e terapia basati su onde non invasive ed efficaci: gli ultrasuoni. Per la prima volta i neurologi dell'Università dell'Arizona hanno dimostrato che essi inducono una risposta specifica e modificano l'attività neuronale, stimolando anche la secrezione di mediatori tra i quali il Bdnf o brain-derived neurotrophic factor. Negli animali la stimolazione può essere protratta senza che si verifichino particolari effetti indesiderati e ciò spinge a ipotizzare terapie prolungate per contrastare i deficit cognitivi. (a.cod.)
News da Nòva di giovedí 17 giugno 2010

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