23 settembre 2010 - 12:46
Bionews da Nòva
La capacità di una foresta di assorbire la Co2 cambia in funzione della composizione del suolo, dell'età geologica, delle attività umane. Tutti elementi tenuti in considerazione nel nuovo, accurato modello proposto sulle pagine di Pnas dai climatologi del Department of Global Ecology del Carnegie Institute di Stanford, che lo hanno messo alla prova nella regione peruviana di Madre de Dios. Incrociando dati morfologici satellitari, rilevazioni laser al suolo e campionamenti del terreno, i fisici californiani hanno scoperto che la situazione cambia molto anche nel raggio di pochi chilometri; per esempio, quando la zona è vecchia di 60 milioni di anni, la vegetazione trattiene circa il 25% di Co2 in meno rispetto a quando è più giovane, anche se contigua a quella antica. Inoltre hanno dimostrato che le vecchie stime sono poco attendibili: secondo loro la zona analizzata ogni anno in media trattiene 395 milioni di tonnellate di anidride carbonica e ne emette 630mila tonnellate, mentre secondo l'Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) il valore di Co2 trattenuta nella stessa zona è 587 milioni di tonnellate. (a.cod.)
L'Artico legge il futuro
Ha superato l'inverno artico e violente tormente di neve. Anzi, i 30 metri di tecnologia che il Cnr ha installato esattamente un anno fa nell'arcipelago delle Svalbard quei venti gelidi boreali li ha registrati, ed i dati sono ora pronti per le prime analisi. Dopo diversi anni di difficoltà, nel 2009 il Dipartimento Terra e Ambiente del Cnr ha ottenuto un contributo straordinario dal Cnr e dal Miur per riprendere le ricerche nell'artico: un territorio delicato, minacciato dal cambiamento climatico. La torre aiuterà a comprendere la circolazione nella bassa atmosfera, un parametro fondamentale per prevedere il futuro dell'Artico ma ancora poco studiato. (ja.p.)
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