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Nanonews da Nòva

NUOVI MATERIALI
Più buio della notte

Una vera e propria foresta di nanotubi di carbonio larghi non più di 10 nanometri (nm) e alti 160 micrometri (micron). È grazie a questo singolare rivestimento che i ricercatori del National Institute of Standards and Technology (Nist) di Gaithersburg, in Maryland, hanno realizzato il materiale più buio mai prodotto, che potrebbe rivelarsi molto utile per tutti i detector al laser, per rilevazioni satellitari e per molti altri scopi. I detector di questo tipo – spiegano gli autori su «Nano Letters» – si basano sulla capacità del loro rivestimento di assorbire il laser e trasformare la luce in calore. Quest'ultimo, a sua volta, viene registrato in materiale piroelettrico e convertito in elettricità. Le variazioni delle correnti elettriche forniscono quindi una misurazione molto accurata di ciò che passa sotto il detector, che tuttavia può essere influenzata dalla riflessione della luce. Per tale motivo disporre di un rivestimento che, almeno virtualmente, non rifletta significa ottenere una misurazione più pulita e precisa. Risultato: i nanotubi riflettono meno dello 0,1 per cento della luce compresa tra il violetto più lontano e il vicino infrarosso. (a. cod.)

BIOMEDICINA
Prove anticorrosione

Il diamond-like carbon o Dlc, ossia il carbonio che, per la sua durezza, si avvicina al diamante, è utilizzato come rivestimento per gli strumenti più disparati, dai rasoi agli hard disk, nonché per le protesi biomediche. Tuttavia, e nonostante i test in laboratorio confermino la sua inattaccabilità da parte di agenti fisici e biologici, una volta inserito nel corpo è destinato a una inevitabile usura, che culmina con il distacco dello stesso Dlc dal materiale di base. Ora finalmente i ricercatori della Swiss Innovation Promotion Agency hanno capito di chi è la colpa: della nanocorrosione, fenomeno che si determina nell'interfaccia che sempre si forma quando il materiale è a contatto con il corpo, e che ha proprietà fisico-chimiche finora sottovalutate. I ricercatori elvetici, inoltre, hanno anche capito come prevedere la durata media di un rivestimento, stimando appunto la nanocorrosione, e come contrastare il fenomeno. (a. cod.)

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