Sul numero di Nòva oggi in edicola Jacopo Pasotti racconta l'ecosistema dell'Alaska a 20 anni dal disastro della Exxon Valdez. Ecco un trailer del reportage. Nel seguito di questo post pubblichiamo invece una versione più estesa dell'articolo.
Alaska the Spill, 20 years later from Alessandro Beltrame on Vimeo.
L'eredità del greggio
di Jacopo Pasotti
Gli scienziati che hanno dubbi sulla biologia del golfo di Prince William Sound, in Alaska, si rivolgono a David Janka. “Con più di 30 anni di navigazione, ricercatori, agenzie governative e gruppi ambientalisti mi contattano per informazioni”, dice Janka, capitano della Auklet.
Janka ha 55 anni ed è un uomo di mare, non uno scienziato. Ma è sufficiente salire a bordo della Auklet, una imbarcazione in legno degli anni 50, per rendersi conto di non essere su un tipico charter-boat per i turisti. Ogni mensola del battello è colma di pubblicazioni scientifiche che trattano di biologia marina, di geologia dell’Alaska o di oceanografia. Ci sono conchiglie, minerali ed altri oggetti raccolti durante le spedizioni scientifiche. Due contenitori colmi di qualcosa di fluido ma denso saltano invece all’occhio. C’è scritto: “Petrolio - Exxon Valdez, anno 2006”. Malgrado la data, riportano ad un disastro ambientale avvenuto venti anni fa.
Nel 1989 la Auklet è stata coivolta nella lotta contro la marea nera sprigionata dalla Exxon Valdez. La notte del 24 Marzo, la superpetroliera si era infatti incagliata fragorosamente contro uno scoglio semisommerso. Dallo scafo erano fuoriuscite 37000 tonnellate di greggio che avevano contaminato più di duemila chilometri di costa. Il naufragio aveva provocato il più grave disastro ambientale della storia statunitense. Ma da questo era scaturito anche il più longevo studio sull’ecosistema marino del paese.
“Sono occupato in ricerche in mare almeno 97 giorni all’anno – dice Janka. Nell’ultimo ventennio questo è circa l’80% del mio lavoro”. Sul ponte della barca sono passati biologi marini che studiano l’ecologia delle aringhe, sono stati sezionati mitili alla ricerca di tracce di idrocarburi e sono stati raccolti campioni di acqua per analisi chimiche e per lo studio al microscopio del plankton. “Ho visto strumenti tecnologici di ogni forma e dimensione.” Uno di questi, l’idrofono, lo ha affascinato a tal punto da decidere di aquistarlo. È un microfono adatto a registrare suoni che si propagano nell’acqua. “Lo abbiamo usato per studiare il comportamento delle megattere che decidono di svernare in queste acque, invece di migrare alle Hawaii”, dice Janka. “Ci ha stupito registrare canti così vivaci, anche in pieno inverno”.
Molti ricercatori noleggiano la Auklet ed il suo capitano per ricerche estive. In certi periodi c’è la fila. Dal giorno dell’accaduto, la Exxon Valdez Oil Spill Trustee Council ha ridistribuito 178 milioni di dollari a più di cento ricercatori. L’organizzazione gestisce i fondi per le ricerche provenienti dal risarcimento per i danni della Exxon, e da una tassa che le compagnie petrolifere versano per la prevenzione degli incidenti in mare. Le ricerche che lo coinvolgono sono conseguenza del disastro del 1989 il cui impatto sull’ecosistema è stato inizialmente sottovalutato. “In genere questi incidenti sono severi all’inizio, poi la natura li riassorbe”, spiega Stanley Rice, del National Oceanic and Atmospheric Administration. Nel 2003 il biologo ha esplorato il golfo in cerca di tracce della contaminazione. In compagnia di Janka, Rice ha trovato pozze di greggio nella ghiaia di 78 delle 91 spiagge visitate. Ed ha pubblicato sulla rivista Environmental Science Technology un rapporto in cui sostiene che il golfo contiene ancora almeno 60000 litri di greggio. Questo spiega i due barattoli sulla Auklet. “Ogni anno raccolgo dei campioni da inviare ai musei ed ai centri di ricerca”, dice Janka. Il Prince William Sound, quindi, non è tornato quel paradiso naturale che era prima del disastro.
Insomma ci sarà ancora da navigare per la Auklet. Anche se il capitano ammette che mantenere una vecchia barca di legno in Alaska è impegnativo. Ma esplorare il golfo in compagnia degli scienziati può portare alla luce un mondo invisibile dalla supeficie, a cui non intende rinunciare. “Lo scorso inverno abbiamo compiuto una campagna per lo studio della distribuzione verticale del plankton. Abbiamo trovato un ambiente brulicante di krill ed altri crostacei. Li abbiamo osservati al buio nella sala macchine. Lo spettacolo di luce di questi esseri bioluminescenti era sorprendente”.
Al timone della sua biblioteca scientifica galleggiante, Janka continua a condurre gli scienziati nelle acque del del golfo. “Con loro imparo molto”, spiega Janka, che aggiunge: “Ed ora anche io ho qualcosa da insegnargli”. Dal disastro della Exxon Valdez in poi la scienza lo ha occupato a tal punto che “finalmente inizia ad essere redditizia”. Ma rimane una scelta di vita, come quella di abitare su una casa galleggiante con moglie e figli in un fiordo senza nome del Prince William Sound.
- Il disastro è avvenuto in Alaska, il 24 Marzo del 1989. È stato il più grande disastro ambientale nella storia degli Stati Uniti. In venti giorni 38000 tonnellate di greggio hanno percorso 500 chilometri e contaminato 2100 chilometri di costa. Pari circa a 125 piscine olimpioniche.
- Le vittime: 33mila persone in maggioranza pescatori e nativi d’Alaska, che dipendevano dalle risorse del mare. Sono state raccolte le carcasse di 1000 lontre di mare, 151 aquile, 838 cormorani, 1100 urie marmorizzate e 3200 altre specie di uccelli. Sono perite almeno 250mila uccelli marini, 1000 lontre di mare, 300 foche, 250 aquile, 22 orche. E miliardi di uova di salmone.
- Le operazioni di pulizia sono durate quattro anni. Hanno coinvolto almeno 11000 persone, 1400 imbarcazioni e 85 velivoli. È costata alla Exxon complessivamente 2 miliardi di dollari, in parte risarcite dalle compagnie assicurative.
- Pur essendo uno dei disastri più grandi nel suo genere, si stima che il disastro più grave sia avvenuto durante laGuerra del Golfo (1991) quando tra 780,000 e 1,500,000 tonnellate di greggio sono state disperse nell’ambiente. Lo stesso anno la MT Haven si incendia e disperde 144,000 tonnellate di greggio al largo di Genova.
- 1990: giustizia americana impone alla Exxon 5 miliardi di “danni punitivi”, che si sommano ai risarcimenti e le multe.1994: in sede di appello la compagnia ottiene che la cifra venga dimezzata. 2007: la corte suprema riduce i danni a 507 milioni di dollari, un decimo rispetto alla sentenza iniziale.
- Le coste sono state ripulite con acqua bollente a pressione, a mano, con l’utilizzo di solventi chimici e batteri che accelerano il processo naturale di degradazione del petrolio
- Per il futuro: gli scienziati dicono che ci sono ancora molti aspetti ancora ignoti del danno all’ecosistema. Esiste una possibilità di riaprire il caso per imporre alla Exxon di versare ancora 90 milioni di $ per danni che non erano stati previsti nelle prime cause.
- L’anno scorso la Exxon ha fatto un utile record di 47 miliardi di dollari [tre settimane di utili avrebbero risarcito i 2,5 miliardi che 33000 persone si sono aspettati per 15 anni –ndr].
- Si stima che ogni anno finiscano in mare circa 1,5 milioni tonnellate di petrolio. La maggior parte di questo inquinamento proviene da fonti croniche, quali la ricaduta di particelle inquinanti dall'atmosfera, le infiltrazioni naturali, le perdite di raffinerie e di piattaforme in mare aperto e lo scarico (illecito) di acque di zavorra da parte di navi cisterna. Circa il 10% è invece da ricondurre a riversamenti accidentali.
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