In meno di un mese ha perso 130 dollari ad azione, cioè il 34% del valore. Ben di più che non la caduta del 13% registrata dal mercato hi-tech. A fare da volano alla debacle in Borsa è stata soprattutto una notizia, anzi una mancanza di notizie. Apple ha annunciato di aver venduto 3,7 milioni di iPhone nel 2007, attraverso il canale esclusivo per gli Usa di At&t. Ma quest'ultima ne ha attivati poco meno di due milioni. Che fine hanno fatto gli altri 1,7 milioni mancanti?
Ci sono varie teorie su quale sia stato il destino di questi apparecchi. Secondo alcuni analisti potrebbero giacere invenduti nei magazzini. E al riguardo le teorie sono le più diverse, anche perché Apple ha una delle catene di approvvigionamento più corte al mondo ma anche una delle catene retail con la crescita più rapida, con oltre 200 negozi che potrebbero aver "ingolfato" buona parte dei telefoni mancanti.
Ma un altro punto di vista è quello maggiormente temuto dagli analisti e quindi, di conseguenza, dalla Borsa. Gli iPhone mancanti sono stati "sbloccati" dagli utenti che quindi hanno eluso con dei crack il sistema di esclusiva con At&T e con le compagnie telefoniche in Francia, Germania e Gran Bretagna. Potrebbero essere 750 mila sino a più di un milione gli apparecchi che non sono vincolati da un abbonamento di 24 mesi negli Usa, con la conseguente perdita delle percentuali di guadagno di Apple oltre che della stessa At&T (e a seguire delle altre compagnie europee).
Considerando infatti che Apple si fa pagare dalla telco che commercializza in esclusiva l'iPhone circa 10 dollari ad apparecchio ogni mese, secondo le stime degli analisti, allora la perdita si aggira intorno alle centinaia di milioni di dollari mensili. Poco rispetto ai 24 miliardi di dollari di fatturato del 2007, ma comunque abbastanza per far diventare scettici gli investitori in Borsa e penalizzare il titolo.
Senza contare che l'iPhone avrebbe comunque una velocità di vendita inferiore alle aspettative. La stima, giudicata all'inizio conservativa da parte degli analisti, che Steve Jobs aveva fatto al momento della presentazione dell'iPhone nel gennaio 2007 era che entro la fine del 2008 ne sarebbero stati venduti 10 milioni. L'attuale velocità e il modello di vendita scelto ne fa dubitare. Ma non è tanto il relativo successo di iPhone a far tremare il titolo di Apple, quanto il futuro di Apple stessa.
L'azienda, più che sana da un punto di vista economico, negli ultimi cinque anni ha vissuto un ciclo particolarmente positivo grazie soprattutto al fenomeno dell'iPod e al negozio di musica digitale iTunes Store, che attualmente valgono quasi la metà del fatturato di Apple. Il calo fisiologico delle vendite di iPod doveva essere controbilanciato secondo gli analisti da un nuovo ciclo positivo aperto dall'iPhone. Il timore che questo non stia succedendo è la causa principale della penalizzazione di Apple.
Va ricordato al riguardo, tuttavia, che la "partenza" dell'iPod, molto criticato al suo esordio nel novembre del 2001, è stata lenta. Sino al 2003 infatti non si parlava ancora di "fenomeno" riguardo al piccolo lettore digitale che Steve Jobs aveva fortemente voluto. Per gli iPhone, la cui commercializzazione negli Usa è cominciata 215 giorni fa e in Europa coinvolge dalla fine dello scorso novembre solo tre paesi, potrebbe essere ancora troppo presto. Basta invece che non sia già troppo tardi per Apple.
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Commenti
Tobia 30/gen/2008 10:39:10
Luca Perencin 30/gen/2008 10:14:34
Mattia 29/gen/2008 10:07:43
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