Se Internet non è ancora arrivata sui cellulari è dovuto, da un lato, a cellulari pensati come telefoni piuttosto che come dispositivi per trattare dati e, dall’altro, alle politiche commerciali degli opera-tori mobili, che finora hanno preferito continuare a esplorare (con poco successo) le opportunità legate allo sfruttamento dei propri walled garden. Tuttavia, appare chiaro che uno dei passaggi più significativi che aspetta Internet è proprio il suo approdo ai dispositivi mobili: saranno i cellulari di nuova generazione come l’iPhone che ci permetteranno di portare finalmente con noi il nostro so-cial network invece di una banale rubrica degli indirizzi. Di mobile Internet, abbiamo parlato con Fabrizio Capobianco, fondatore e amministratore di Funambol, che ha raccontato a Nicola Mattina della sfida di produrre applicazioni rivolte al mercato di massa in un settore così poco standardizzato come quello della telefonia mobile.
Nicola Mattina. Parlaci di te.
Fabrizio Capobianco. Mi chiamo Fabrizio Capobianco e sono il Ceo di Funambol, una compagnia che produce software open source per cellulari. Siamo il più grande progetto open source finanziato da venture capitalist. Ci troviamo nella Silicon Valley ma il centro di sviluppo è in Italia, il che ci rende praticamente un caso unico in questo campo.
NM. Cosa si può fare con i prodotti Funambol?
FC. Funambol è un application server per la telefonia mobile che permette di leggere la posta elettronica su un telefonino. Non fa differenza quale sia il provider, che sia Yahoo o Google, né di che telefono si tratti: può essere un Raz o un Nokia o uno smartphone con Windows Mobile.
NM. Il software è open source, quindi frutto di un lavoro collettivo: come mai hai scelto di avere una community di sviluppatori e quali sono i vantaggi?
FC. Il settore della telefonia mobile ha un problema fondamentale se cerchi di rivolgerti a un mercato di massa: se vuoi realizzare un'applicazione che possa essere usata da molte persone devi supportare molti telefoni diversi, tenendo conto del firmware, del luogo e del carrier. È molto complicato, se non impossibile, per una singola compagnia costruire un'applicazione e testarla su ogni singolo telefono. Così l'unico modo per riuscirci è usare una community di sviluppatori e lavorare insieme. Qui a Funambol abbiamo più di un milione di download e la nostra community è distribuita ovunque: USA, Italia, Cina, Sudafrica ecc. Abbiamo garanzia di test e qualità da ogni parte del mondo che ci viene proprio dalla community di sviluppatori.
NM. Quante persone utilizzano Funambol?
FC. Di solito abbiamo circa 70.000 download al mese e sappiamo che stiamo aggiungendo una media di mille siti compatibili con il nostro sistema ogni giorni. La maggior parte viene da Cina e India. Italia e USA hanno quote significative. Il Sudafrica è molto molto attivo, così come Australia e Brasile.
NM. Come ti rapporti con gente proveniente da così tanti paesi? Hai gruppi specializzati per aree geografiche o usi con tutti l'inglese come lingua franca?
FC. Parliamo inglese. La compagnia, del resto, è nella Silicon Valley, dove abbiamo il settore vendite, business development, marketing e product management. Il centro di sviluppo è in Italia, con circa 35 persone provenienti da ogni parte del mondo. È naturale che si usi l'inglese sia all'interno dell'azienda che all'esterno.
NM. Avete relazioni dirette con gli operatori di telefonia mobile?
FC. Sì, il modello di business prevede che il software sia gratuito per imprese e singoli. Abbiamo poi un prodotto commerciale rivolto a chi usa il nostro software per offrire dei servizi, come gli operatori di telefonia mobile o i portali. Sono loro gli utenti commerciali che pagano per il prodotto. Tra i nostri clienti in Europa abbiamo Vodafone.
NM. Hai creato la start up in Italia. Come sei arrivato negli Stati Uniti? E come hai contattato i venture capitalist?
FC. Vivo negli Stati Uniti da otto anni. Sono tornato in Italia e ho creato un centro di sviluppo con persone che conoscevo molto bene. Ho aperto due compagnie in Italia prima di Funambol, una si chiamava Internet Graffiti ed è stata la prima web company nel 1994. Abbiamo costruito una compagnia nella Silicon Valley e lì abbiamo raccolto finanziamenti, con un centro di sviluppo “offshore” in Italia.
All'inizio era strano per gli investitori vedere che lo sviluppo del software non era realizzato in India o in Cina, ma siamo riusciti a spiegare loro perché l'Italia fosse una scelta migliore. In parte questo è stato reso più semplice dal fatto che il prodotto fosse già open source e fosse già molto conosciuto. Gli investitori potevano quindi scaricarlo e provarlo: in questo modo non abbiamo dovuto faticare per spiegare loro perché pensavamo che quel software fosse un prodotto valido.
NM. Come gestisci le diversità di cultura in Italia e negli Stati Uniti? È un problema avere un gruppo negli USA e un altro in Italia?
FC. Se pensi a una qualunque compagnia nella Silicon Valley, vedrai che ha un centro di sviluppo altrove: nessuno fa più sviluppo nella Silicon Valley, perché è troppo costoso. Una volta assodato questo, devo dire che è più semplice gestire le differenze culturali tra Italia e Stati Uniti, che sono comunque molto minori rispetto a India o Cina.
NM. Dunque quale sarà il futuro delle applicazioni per cellulari?
FC. Beh, è la prossima rivoluzione: il telefonino è il dispositivo che porti con te diciotto ore al giorno. Molti lo tengono acceso anche anche mentre dormono, quindi è da considerarsi fondamentale, a questo punto. Se esci di casa e lo dimentichi torni indietro a riprenderlo, cosa che prima accadeva solo con le chiavi o con il portafoglio. C'è un rapporto molto particolare con il cellulare, ormai, e le applicazioni che vediamo sul web sono solo un sottoinsieme delle moltissime che si possono avere su un dispositivo mobile che è così personale.
Il trend più interessante sarà quello della pubblicità: il telefonino, infatti, come piattaforma per la pubblicità offre l’elemento chiave della localizzazione. Se hai con te un telefono, che è in grado di comunicare a un server dove sei, puoi ricevere pubblicità collegata al luogo in cui ti trovi: se stai passando davanti a un negozio, il venditore ha molto interesse nel raggiungerti con la sua pubblicità, dato c'è la concreta possibilità che tu ci entri. Non si tratta nemmeno di cliccare su un banner: se entri in un negozio e una pubblicità specifica può fare in modo che tu diventi un cliente in quel momento stesso, allora quell'informazione sarà di enorme valore.
Internet sul cellulare sta finalmente avvenendo: finora è stata trattenuta in parte dai dispositivi e molto dagli attuali piani di traffico di dati: il costo di questi ultimi e il fatto che, in alcuni paesi, si debba pagare per kilobyte consumato è quello che ne impedisce l'avanzamento. Ma il cambiamento cui stiamo assistendo sul mercato è la direzione verso tariffe flat: una volta che puoi accedere ai dati con tariffa flat stai guardando a una nuova Internet su un dispositivo mobile... come passare da un modem a una linea adsl!
NM. Secondo te quanto tempo ci vorrà per avere dei piani flat su telefono cellulare? Le reti mobili diventeranno mai neutrali come Internet?
FC. Direi che la risposta è oggi. In particolare negli Stati Uniti tutti i carrier hanno un piano flat per il traffico dati per cifre che vanno dai 15 ai 20 dollari al mese, e parlo delle tre compagnie più grosse. L'Europa è un po' indietro, il che è un grosso rischio perché vuol dire che le mancherà la capacità di trarre davvero vantaggio da questo fenomeno. Si guarda ancora a tariffe per kilobyte, anche se c'è l'esempio di Tre, che offre un piano di traffico pari a cinque gigabyte per 19 euro al mese, che è di fatto una tariffa flat.
Parliamo di oggi, non del 2009 o del 2010, parliamo di qualcosa che accade in questo momento. Parliamo di un prodotto come iPhone che sta per essere lanciato in Gran Bretagna, Francia e Germania: cambierà il modo in cui la gente vede l'accesso ai dati tramite dispositivi mobili. È basato sui dati e verrà acquistato principalmente per quello, più che per la componente legata alle telefonate, e questo cambia la percezione del consumatore verso l'uso del cellulare, il che sarà il punto di partenza di tutto.
NM. Bene, grazie mille e buona fortuna!
FC. Grazie.
Hanno collaborato Antonella Napolitano e Anna De Bona
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