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L'immagine del mostro

Hassie Fanatici delle fotografia digitale (benestanti) o fotografi professionisti, è arrivato il momento di investire. La casa svedese Hasselblad, l'unica in Occidente i cui apparecchi abbiano volato nello spazio (sue le immagini di Terra Luna nei decenni della corsa spaziale della Nasa) ha appena lanciato la sua nuova linea di H3D-II [pdf]. Il sistema full-frame con Ccd da 36,x49,0 mm ha sensibilità da 22 e 39 megapixel (c'è anche il modello da 31 megapixel con sensore da 33,1x44,2 mm) costa non poco: tra i 22mila e i 37mila dollari. I risultati delle foto sono però di tutto rispetto!

Commenti

Facciamo un passo indietro. Nel sensore della Fuji per ogni elemento sensibile ci sono due elementi specializzati, uno per le alte luci e uno per le basse e hanno anche geometrie diverse. E' un po' come in una cassa dove c'è un woofer-middle range e un tweeter. L'informazione di luminosità è quindi una combinazione di questi due dati. Per l'informazione colore o si usa un filtro a mosaico (che ovviamente riduce l'informazione e obbliga all'interpolazione) o si usano 3 strati sensibili alle 3 componenti RGB. Che io sappia tale soluzione è implementata su circuiti CMOS e invece il sensore della Hasselblad è un CCD. Paradossalmente l'ottica deve essere migliore quando la densità di pixel per mmq è alta. In questo caso abbiamo valori dai 12.000 (22MPix) ai 21.550 (39MPix). Quando la densità è bassa la luce che arriva sul singolo elemento è maggiore e di conseguenza il rumore introdotto dall'amplificazione è minore. La rilevanza della qualità dell'ottica dipende quindi dalla densità di elementi sensibili del sensore.

Beh, a quel che ho capito, la principale differenza tra un file Raw e uno ad esempio Jpeg o Tiff è che il raw non viene "trattato" dal processore, nel senso che registra le impostazioni dello scatto e poi quello che attraverso l'ottica il processore registra, ma non lo "stampa" in maniera definitiva come nel jpeg o tiff. Così, ad esempio, puoi utilizzare un algortimo di "demosaicizzazione" (cioè ricomposizione delle immagini raggolte da ciascun sensore che è tarato su uno dei tre principali colori), cambiare la temperatura del bianco, tipologia del colore (i raw hanno 14 bit di informazione del colore anziché 8 come i jpeg, quindi puoi scegliere la palette di colori sRGB più adatta alla scena ripresa, etc). In questo modo hai più controllo sull'immagine. Dopodiché, quello che arriva dalle lenti ovviamente non lo puoi più cambiare (messa a fuoco e tutto il resto). Quello che dici tu per la ricomposizione dell'immagine di Fuji probabilmente è un insieme di informazioni che viene messo in coda al file raw e non "cambia" quel che è stato ripreso dai sensori stessi. Invece, l'antitremolio credo che sia una funzione all'interno del CCD e quindi faccia parte del risultato finale e non sia scompattabile dal raw. In generale, i file raw sono una cosa buona, insieme a un buon CCD e a una buona ottica. La mia curiosità, comunque, resta: più importante l'ottica (come in passato, quando la cosa importante del dorso era la robustezza, peso etc) oppure l'ottica e il sensore sono altrettanto importanti? Te lo chiedo perché se nella fotografia digitale anche il dorso è altrettanto importante, allora cambiano i criteri con i quali potrei scegliermi una reflex, ad esempio: non solo più per le ottiche che può montare ma anche per il suo "hardware".

Non so se ho capito cosa intendi, ma il lavoro che è possibile fare sul dato grezzo del sensore (il mio dubbio è quanto sia in realtà grezzo, questo dato) mi sembra più assimilabile ai trattamenti in camera oscura. Non tutto il processo a monte è riproducibile e modificabile: p.e per variare la profondità di campo bisognerebbe operare una ricostruzione 3D dei soggetti.

La sensibilità dei sensori è la nuova frontiera dei costruttori di CCD (la Hassie citata ha in effetti lavorato parecchio anche su questo aspetto), anche se in questo caso è la dimensione del sensore - adatto ai grandi formati - a fare impressione per i noialtri profani della fotografia.

È molto stimolante invece il dibattito tra difensori delle ottiche come parte "principale" delle fotocamere e chi sostiene invece che adesso ottiche e dorsi con CCD si equivalgano come importanza. E quello a cui in parte accenni sulle tecnologie di generazione delle fotografie all'interno della macchina, magari con file di tipo Raw (che cambia a seconda dei vari tipi di macchina, spesso con algoritmi proprietari). Che ne pensi?

A proposito di sensibilità: trovo molto fuorviante l'accento posto solo sulla risoluzione. Anche perché mi sembra che ci possano essere interessanti implicazioni. Mi spiego: risoluzione a parte, una grande differenza con la pellicola è la gamma dinamica che è un po' come la risposta in frequenza degli altoparlanti: uno stesso altoparlante difficilmente riuscirà a riprodurre tutti i suoni udibili. I sensori digitali hanno ancora molto da lavorare su questo fronte anche se p.e. la Fuji ha inventato da qualche anno un tipo di sensore composto da due elementi specializzati. Credo che il software a valle del sensore tratti i dati grezzi in modo da ricostruire un po' di questa informazione che il sensore non è stato in grado di catturare. Ma, se ci si pensa, questa è una sorta d'interpretazione su cui il fotografo non ha né parte né controllo. In qualche modo, quindi, il processo creativo/artistico viene menomato.

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