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L'economia della simbiosi. Nòva numero 68

Lancio_simbiosiLa teoria della “coda lunga” è uno dei concetti chiave per capire come sta cambiando la nostra società grazie alle nuove tecnologie. Questa settimana dedichiamo la storia di copertina alla legge che ha dato dignità alle nicchie di prodotto, teorizzata dal direttore di Wired Chris Anderson in un famoso libro che presto avrà anche un'edizione italiana. Intanto, mentre in rete la coda delle nicchie si allunga, i media scoprono l'economia della simbiosi. Un nuovo gioco dove vincono tutti. O nessuno.

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sì c'è qualche che non torna. Anche perché il 2.0 non è un salto informatico che richieda forti investimenti. E' una mentalità. E le piccole dovrebbero approfittarne. Tuttavia, sono molto ottimista. Stiamo vivendo una fase di transizione che nel resto del mondo ha già un volto ben definito. Voi che siete "più avanti" avete in Italia un vantaggio che non potrà non essere sfruttato.

Nell’era dell’accesso, della lunga coda, le possibilità sembrano infinite, sicuramente la curva di Pareto si è ampliata, ma, nonostante le rassicurazioni derivate da alcuni casi soprattutto oltreoceano, non riesco ad attribuire questa “rivoluzione” alle piccole imprese, nel senso che tutto ciò che si legge, tutte le pubblicazioni sono quasi sempre ad opera delle grandi aziende o di quei guru che traducono i loro pensieri in pagine (web e non). Forse le piccole imprese stentano a capire fino in fondo ciò che le può rendere veramente competitive.
Più volte mi sono chiesto se il mio vicino di casa sapesse qualcosa di web 2.0., oppure se il fornaio del mio paese potesse aprire un blog per comunicare la sua corporate image a tutti i 20.000 potenziali clienti. In fin dei conti, dietro alle tecnologie c’è sempre il know how delle persone, anche nei mestieri tecnologici per definizione – come sottolinea Gianfranco Lanci di Acer - “[…] anche il nostro mestiere è cambiato. Siamo diventati venditori di moda. […] Acquistare un pc non è tanto diverso da acquistare una lavatrice. Qualcuno ha mai sentito chiedere al commesso se il motore di una lavatrice era tedesco o americano?”
Il problema, a questo punto, è che le tecnologie permettono di comunicare in maniera forse più efficace ciò che uno fa, produce e vorrebbe magari vendere, e, dato che non si può non comunicare, sarebbe meglio farlo bene per poter stare al passo coi tempi…

Io, laureando in marketing e comunicazione, capisco che la mia generazione c’è dentro fino al collo, e, per fortuna, so di poter comprendere quando leggo gli articoli dei guru del marketing moderno, nonostante la nostra formazione accademica abbia privilegiato le 4p e l’espressione teorica della pianificazione. Tuttavia le mie speranze sono in parte le mie preoccupazioni: come dice Stefano Venturi di Cisco, “chi parla di coda lunga e di web 2.0 sono di solito i guru. Ma chi usa questi strumenti è una generazione di giovanissimi. In mezzo sembra non esserci nulla”. È proprio da questo ultimo punto che traggo l’ispirazione per una riflessione sul mio futuro: quanto ci vorrà per poter mettere in pratica le nostre conoscenze e le nostre esperienze di utilizzatori al servizio delle realtà professionali (aziende e altro)? Quanto tempo prima di finire imbrigliati in un libro di testo, quando sarà troppo tardi per essere innovativi?

Se il marketing è diventato teoria grazie alla pratica delle grandi aziende, il marketing sul web e le sue espressioni 2.0 dovrebbero partire dalle piccole aziende, o comunque dai network umani, sociali di cui oggi si parla…ma quali sono le aziende disposte a rischiare? Ne parlano molto spesso solo le grandi, forse c’è qualcosa che non torna.

Sono da sempre un grande sostenitore della Long Tail (e anche di Wired, a dire la verità). Recentemente, ma prima della pubblicazione di Nova di questa settimana, avevo dedicato il primo post del mio rinnovato blog proprio alla teoria di Anderson

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