La discussione sul tempo prosegue. L'avvio è coinvolgente: proviamo a fare il punto su quanto raccolto fin qui, rilanciando il tema con nuove domande.
Il tempo lineare non c'è più. Nel tempo caotico c'è sempre qualcosa che sfugge: così, dobbiamo imparare a gestirlo. Chi ha davvero questa virtù, può trasformarla in un vantaggio competitivo. E magari, come suggerisce Mauro, cominciare a segnalarla nel proprio curriculum. Ma che fine fa chi non la possiede?
La maggior parte delle persone non ha ancora ben chiare le possibilità offerte dall'era della conoscenza, che dilata e moltiplica le nostre potenzialità. Per dominare tutto questo, basta la tecnologia? Ma se la tecnologia (internet, mail, telefonini, blog...) è la causa di questo nuovo fenomeno così difficile da gestire, come può - da sola - diventarne il rimedio?
Si profila un paradosso, che potremmo chiamare "il paradosso della tecnologia che paralizza". Come spiega Marco con il suo commento, l'illusione di poter sfruttare al meglio il proprio tempo può coincidere con l'incapacità di gestire persino gli impegni più banali. Si può fare tutto in qualsiasi momento, da qualunque posto. Ma proprio per questo si finisce a non far nulla. Disorientati e paralizzati dalle troppe possibilità. Siamo davanti all'evoluzione del paradosso della scelta?
La tecnologia non basta. Per ora, sono pochi quelli che sanno vivere all'interno del tempo caotico (uno di questi è Paolo, come racconta lui stesso nel commento al primo post). Ma quando questa nuova dimensione diventerà "di massa"? Quali processi (sociali, culturali, comportamentali) bisognerà favorire perchè i benefici diventino di tutti?
Intanto, i manager italiani si lamentano dell'e-mail. E c'è anche chi rimpiange le lancette di una volta...
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