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lunedì 26 marzo 2007

E' tempo di parlare del tempo. Ricerca pubblica numero 1

TempoParte da qui la prima ricerca pubblica di Nòva24. Questo post è l'inizio di una discussione partecipata. Parleremo del tempo, di come lo percepiamo, di quello che fu e che sarà. Col vostro aiuto raccoglieremo immagini, testi, video e riflessioni. In un percorso che si concluderà con un'ampia inchiesta pubblicata sul settimanale.

E' un esperimento, al quale è stato abbinato un concorso gestito da Nokia, che condurrà in parallelo la sua ricerca. L'obiettivo è comune: capire se esiste ancora il tempo lineare, quello misurato dall'orologio che ha scandito l'epoca industriale. O se è vero, come sostengono in molti, che il tempo sia diventato oggi una dimensione stratificata e complessa.

Mail, blog, televisione, radio, telefoni cellulari hanno generato (o liberato?) questa complessità. Con due possibili effetti. A parità di tempo, hanno aumentato la produttività individuale (non solo in ufficio), dilatando e moltiplicando le nostre giornate. E' come se le ore vissute in modo cross-mediale durassero più di 60 minuti: il tempo si increspa e la linea tracciata è più lunga della retta originaria.

Ma increspandosi la linea diventa una curva, interseca se stessa e rende impossibile, per esempio, distinguere il tempo del lavoro dal tempo del relax. Liberando il primo. O costringendo all'oblio il secondo. In ogni caso, cambiando la percezione del tempo. Ma con quali conseguenze? 

Ecco la domanda da cui partirà la nostra ricerca pubblica. Raccontateci come sta cambiando la vostra esperienza del tempo: segnalateci spunti di discussione, esperimenti, problematiche e opportunità offerte dall'epoca della conoscenza.

Per la blogosfera, l'argomento non è nuovo. Tempo fa, per esempio, ne ha parlato nel suo blog Mario Lupi, provando a dare qualche consiglio per gestire il tempo al tempo d'oggi. Mauro ha citato un articolo apparso su Nòva di Luca De Biase, che rilanciando, notava come ormai il tempo lineare sia sempre più assediato dal tempo caotico. Seguire le sorti di quella discussione può essere un ottimo punto di partenza...

Un'altra interessante discussione è in corso qui, nata intorno alla domanda "Is time an illusion?". Il candore del gesto socratico precipita il pensiero in un abisso. Dal quale, però, è possibile risalire con nuove idee, fresche e creative.

Poi c'è il tempo che i blogger regalano alla rete, il web 2.0 che non piace a chi va di fretta, e il dramma delle mail "senza tempo", che restano per sempre prive di risposta.

Piccole suggestioni da inseguire sulla blogosfera. Per farlo ci vuole tempo. E tanto. Ma questo dimostra che abbiamo centrato il problema. Ora, prendiamolo per le corna.

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» Gestire il tempo dedicato alle informazioni from Mauro Lupi's blog
È tempo di parlare di tempo: così un post di qualche giorno fa sul blog di Nòva che si sta arricchendo continuamente di ottimi contributi. Siccome è stato tirato in ballo anche un certo Mario Lupi che mi sa di conoscere , mi premeva segnalarlo anche pe... [Continua a leggere]

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» Time to evolve TREdiTRE from :: Mash-ups in italy ::
3 - Downshifting più tempo e meno lavoro un fenomeno in ascesa per milioni di professionisti GIÀ E LORO, I MIEI AMATI PADRONCINI con i furgoni brulicanti di appuntamenti e oggetti da abbandonare qui e là nella moderna città lego? Quelli che “in ... [Continua a leggere]

Commenti

Thanks for sharing

ciao,
l'argomento e le riflessioni sono davvero interessanti, mui domando se ad un anno e èiù è stato prodotto un contributo pubblico sistemqatico, su nova o su altri strumenti, una ricerca, con qualche conclusione, indicazione.
grazie

Mi vengono in mente due frasi riguardanti il tempo:
- se vuoi che una cosa sia fatta bene e in fretta chiedi di farla a chi ha poco tempo
- i pomeriggi sono lenti a passare, gli anni invece volano

Vietnam, a country made famous by war, has a unique and rich civilisation, spectacular scenery and friendly people. From the Red River Delta in the north to the Mekong River in the south, the scenes throughout Vietnam are timeless, with green rice paddies tended by labourers in conical hats.

Sono d'accordo con quanto dice fradefra. Esistono strumenti che consentono di risparmiare un'enorme quantità di tempo, per esempio i feedreader. Pensiamo a come cambierà in futuro la lettura di un giornale: con un aggregatore di feed si prenderanno le notizie dai quotidiani principali e in pochi minuti leggeremo ciò che ci interessa.

La mole di dati aumenta sempre più, ma è altresì vero che bisogna selezionare e questi strumenti vengono proprio in nostro aiuto.

C'è però da considerare che a volte siamo gli stessi schiavi di tali strumenti: non vi è mai capitato di aprire la posta 20-30 volte nel giro di poche ore per vedere se arrivavano messaggi? Gli strumenti moderni ci consentono potenzialmente di risparmiare più tempo, ma se non ne diventiamo schiavi.

Ci sono anche altri aspetti interessanti che ho trovato navigando in rete:
http://www.omniaziende.it/11-corsi-di-formazione/articoli/51-gestione-del-tempo.php

In questa pagina per esempio parlano degli elementi di disturbo e di come "gestire" il tempo. Spunto interessante per tutti noi.

Io credo che il tempo sia qualcosa di multidimensionale che potrebbe essere considerato come la somma dei tempi che ogni strumento usato ci fa risparmiare, facendo per noi un certo lavoro, magari in parallello.

Ad esempio, se io volessi misurare quanto tempo sto on-line, dovrei dire che passo 15 ore giornaliere circa.
Invece sono molte di più.

I feedreader riportano al posto mio in cache decine di post andoseli a prendere dopo aver controllato. Lavoro che è me è risparmiato, ma che di fatto è come se avessi fatto io.

Co.Comment mi tiene traccia dei commenti che ho inserito e, come il feedreader, mi notifica di cose da leggere, di fatto togliendomi la necessità di controllo giornaliero delle centinaia di discussioni su cui sono intervenuto.

Ovviamente sono solo due esempi, applicabili, però a molti altri contesti.

grazie luca, bella la vita inversa, da pensarci su, ne riparliamo!

Discussione davvero interessante, e interventi stimolanti. I miei due cents: nel rapporto con il tempo esistono elementi di forte individualità, per cui il rapporto con il tempo lineare è vissuto in maniera molto diversa da persone diverse. Se ne era accorto l'antropologo Edward Hall, che nei propri modelli di studio delle culture ha messo in primo piano il rapporto con il tempo.
Vi lascio due piccole citazioni su cui riflettere: la prima è un monologo tratto dal film "Cast away", la seconda è una storia che ho trovato in un libro di Robert Dilts.

La prima:
"Il tempo ci domina, senza pietà, incurante se siamo in salute o ammalati, affamati o ubriachi, russi o americani, o abitanti di Malta. È come il fuoco, può distruggerci o riscaldarci. Perciò ogni FedEx ha un orologio, perché viviamo o moriamo in base all’orologio, e non gli voltiamo mai le spalle, e mai e poi mai ci permettiamo il peccato di perdere di vista il tempo. L’ora locale è 13.56. Questo significa che abbiamo tre ore e quattro minuti prima della fine dello smistamento dei colli. Ecco quanto abbiamo. Ecco quanto tempo abbiamo prima che questo pulsante, odioso, inesorabile, schiavista, cerchi di buttarci fuori dagli affari”.

La seconda:
"C'è un luogo in cui le persone vivono la loro vita in ordine inverso.
Come prima cosa, muoiono, e si sbarazzano subito di questa spinosa questione.
Passano i primi anni della loro vita in case di riposo, stanchi del mondo e delle relazioni, con gli occhi persi di chi non aspetta perchè non ha più niente da aspettare.
Poi, col crescere, diventano più giovani e, quando è giunta l'ora, lasciano la casa di riposo. Qualcuno gli regala un orologio d'oro e iniziano a lavorare. Nei primi anni, gli pare d'aver già fatto tutto quel che c'era da fare, e che non potrebbero dare alcun contributo di novità. Anzi, a guardar bene, la novità un po' li spaventa. Ma più passa il tempo, e più diventano entusiasti, creativi, alcuni addirittura incendiari, rivoluzionari. Il lavoro sembra, ora, una fantastica avventura.
Viene, a questo punto, il tempo di lasciare il lavoro per andare a scuola, per imparare qualcosa su se stessi, sul mondo, e su se stessi dentro al mondo.
Succede, a molti, allora, di vivere una fase di confuso cambiamento, in cui non ci si sente più, ma non si è ancora. Si chiama adolescenza. E per attraversare questa fase molti di loro si aggrappano al ricordo delle loro esperienze di adulti, vissute anni prima.
Arriva infine l'infanzia. I loro occhi si spalancano sulle meraviglie del mondo. Le loro energie crescono, le convinzioni su ciò che è possibile si espandono insieme alla loro flessibilità. Passano, questi esseri, gli ultimi mesi della loro vita in un ambiente caldo e morbido, in un luogo in cui ogni loro desiderio è soddisfatto.
E tutto si conclude nello scintillio d'occhi di uno sconosciuto".

Se lo desiderate, infine, ho scritto un articolo su come la comunicazione circa il tempo influenza la vita di un gruppo. Lo trovate qui:
http://www.eccellere.com/Rubriche/Management/timemanagement.htm

Buona discussione e ricerca!

Ritengo che per ognuno di noi il lavoro o il tempo libero non siano mai completamente un dovere o un diritto. Queste ultime sono due variabili da cui dipende imprescindibilmente lo scorrere del tempo, e per cui il “tempo dei diritti” e il “tempo dei doveri” sono solamente due condizioni limite, che forse è solo possibile approssimare a qualche istante.
Se per un solo attimo viviamo un’azione per dovere o per diritto, il tempo, come forse non ho sottolineato nell’intervento precedente, non può andare avanti.
Probabilmente a tutti sarà capitato di fermarsi ad osservare con attenzione la lancetta dei secondi di un orologio, e a notare che il suo movimento risulta, di volta in volta, diverso. È il modo in cui viviamo ogni istante, che ci spinge a percepirlo in maniera distinta dagli altri.
Il tempo del dovere o del diritto esclusivi, pur viaggiando parallelamente, sono inevitabilmente portati a contribuire allo scorrere reale del tempo.
Non si può pensare al lavoro come mero dovere, né al tempo libero come puro diritto. Il primo è comunque accompagnato da momenti di distrazione mentale, così come il secondo è talvolta arricchito da circostanze, che possono attenuarne la dolcezza.
Da un’attività lavorativa, o da qualsiasi altro contesto comunemente associato al ligio dovere, traiamo comunque vantaggio. Può sembrarci gravoso o snervante vivere questa situazione, tuttavia al suo termine spesso proviamo un senso di soddisfazione, che ci appaga.
Al termine del tempo libero, invece, possiamo provare malumore, in quanto ci vorrà altro tempo prima di ricominciare a compiere quello che ci è gradito; tuttavia, avremo vissuto un momento più volte desiderato ed avremo fatto quello che avremmo voluto compiere.
Pertanto, sia un compito a prima vista solo doveroso, sia uno di diritto, nascondono momenti che fanno capo ai “due tempi”. Il tempo che ne consegue è il risultato della perfetta sintesi dei due. Solo apparentemente questo comporta la linearità, scandita in maniera monotona dalla lancetta dei secondi; difatti, si è visto come siano complessi i legami fra doveri e diritti, che si manifestano nella realtà quotidiana, ed il modo in cui siamo abituati a reagire, che ci fa vivere il tempo come una grandezza soggetta a continue ed repentine variazioni.

chiaro marco che la conoscenza degli strumenti è importante, ma qui quando dico nel mio intervento che tra 20 anni ( o più chissà ) andra inesorabilmente meglio in termini di benefici alla nostra vita/ economia lo misuro dai miei figli adolescenti, dall'incredibile facilità nell'uso dello strumento internet che hanno, in assenza di alcun corso di informatica, in modo quasi naturale come mangiare o bere,rispetto alla difficoltà che , in training on the job , ho avuto io ( ingegnere,54 anni, anche se 20 spesi a promuovere innovazione). Quindi quello che oggi è la punta di un iceberg di cambiamento, domani sarà un beneficio molto più diffuso....quindi una diversa divisione del tempo....Sui diritti e doveri non saprei, ci saranno domani come oggi, diciamo che ridurre il digital divide, aumenterà la possibilità di vedere i propri diritti di individui aumentati a chi oggi è ai margini ( penso al sud del mondo, Africa)Chi era sud fino a ieri - Cina e India- è già molto meno sud e questo grazie anche alla tecnologia ed alla facilità di comunicazione

Argomento decisamente interessante; personalmente e brevemente credo che quello di cui si parla nei commenti precedenti faccia parte di una realtà in buona parte ancora potenziale, non percepita dalla maggior parte delle persone. Questo soprattutto per il fatto che un impiego del proprio tempo nei modi sopra descritti è possibile solo avendo la possibilità di utilizzare adeguatamente i mezzi che la tecnologia ci offre. E questo vuol dire sia averne possibilità materiale che avere la giusta formazione che possa permettere di vivere le risorse tecnologiche come qualcosa di utile e costruttivo. Il rischio è che di questi mezzi se ne faccia un uso capace di portare al risultato opposto: sprecare il proprio tempo invece che ottimizzarlo. Un problema di fondamentale importanza risiede a mio avviso proprio in questa considerazione e nelle sue implicazioni, come avere l'illusione di poter sfruttare al meglio il proprio tempo, proprio in virtù dei mezzi a disposizione, e finire col non essere più in grado di gestire nemmeno i più banali impegni. In sostanza, senza una cultura alla base che possa portare all'ottimale utilizzo della tecnologia in nostro possesso la vera rivoluzione in questo ambito è a mio avviso ancora lontana a venire (intendendo per vera rivoluzione quella i cui benefici siano alla portata di tutti).

Arrivano i primi commenti, e già è possibile raccogliere alcune suggestioni e proseguire la discussione.

1) Scrive Marco (provo a sintetizzare): il tempo lineare non c'è più. Ma il vero problema è un altro: nel tempo dai "molteplici contatti" c'è sempre qualcosa che ci sfugge. Non sappiamo ancora gestire le potenzialità di questa nuova dimensione. Ma come si può ottenere questo risultato? Basta la tecnologia? O dobbiamo inventare una nuova pratica?

2) Paolo sembra aver trovato una risposta. Per lui, non c'è più distinzione tra tempo libero e tempo del lavoro: migliora così la sua vita, quella dei suoi cari, ma anche i risultati della sua azienda e l'economia del Paese in cui lavora. Il tempo caotico disegna quindi nuove economie (dei sentimenti, del successo, di mercato)?

3) Pasquale introduce un nuovo piano di discussione, quello etico-morale. Nelle sue pieghe infinite il tempo caotico si divide anche in "tempo dei diritti" e "tempo dei doveri". Il processo descritto da Marco e Paolo sembra così tornare al punto di partenza. Internet ci permette di lavorare ovunque, mischiando lavoro e tempo libero fino quasi a farne una cosa sola. Ma cosa succede se per noi il lavoro è "un dovere" e il tempo libero "un diritto"? Era forse meglio tenere il primo in catene, anziché liberarlo?

Oggigiorno siamo abituati a gestire spazio e tempo, come le componenti che, semplicisticamente, approssimano il mondo che ci circonda, facendo derivare tutto il resto da queste. Probabilmente molte volte sbagliamo, tuttavia, il nostro mondo siamo abituati a vederlo così. E mentre siamo certi dello spazio a tre dimensioni, sentiamo la necessità di moltiplicare le dimensioni temporali, scindendo il tempo dei doveri dal tempo dei diritti. In tal modo sentiamo la necessità di viaggiare non solo verso una direzione temporale fissa, che ha enormi difficoltà di gestione, ma verso due differenti direzioni, disegnando una spezzata composta da miriadi di segmenti, ognuno dei quali rappresenta il tempo che dedichiamo a un diritto o a un dovere, ovvero a un’azione che vogliamo o dobbiamo fare.
Il tempo effettivo scorre se un dovere e un diritto si manifestano contemporaneamente, facendo avanzare la lancetta dei secondi. Difatti, se stiamo svolgendo un’attività a cui teniamo particolarmente, abbiamo l’impressione di non accettare incursioni dal mondo esterno, poiché ci troviamo così immersi nel nostro compito, che nulla può distrarci. Se, invece, facciamo qualcosa controvoglia, avvertiamo la sensazione che il tempo non vada avanti, tutto al più inverta la marcia, per cui vorremmo un acceleratore temporale per poter far scorrere la lancetta di qualche minuto o di qualche ora, come se non volessimo essere protagonisti del nostro presente.
Pur ammettendo inizialmente la linearità temporale, ci accorgiamo della sua non adeguata descrizione della realtà, causata proprio dalla relatività con cui la viviamo. Una prima approssimazione ci potrebbe portare a restringere il campo del tempo a pochi secondi, o frazioni di secondo, in cui questa linearità si manifesta. Allargando il nostro obiettivo, sono così tanti i disturbi e le interazioni a cui siamo abituati a rispondere, con estrema velocità e quasi senza accorgercene, che la linearità globale non può trovare accoglimento.

bel tema quello posto. io penso che la nuova dimensione tempo, di cui internet è la causa prima, non sia ancora entrata compiutamente nella vita della maggioranza delle persone...ma chi la vive già e io sono uno di quelli, ha dei vantaggi di vita incredibili. Faccio alcuni esempi 1, Vivo dove voglio e non dove devo per il lavoro. Questo è forse il punto più importante in assoluto, limitare il bisogno di mobilità a quanto è strettamente desiderato o necessario ha un che di rivoluzionario. Si possono fare tre quattro lavori senza muoversi da casa se non perchè oggi la maggioranza del mondo civile anciora si muove, quindi ti costringe a farlo ( meeting riunioni...) 2 non esiste tempo per lavoro e tempo libero, fai quello che ritieni in funzione di quando lo desideri , se ti piace lavorare di notte o nel week end lo fai , ma puoi anche leggere il Sole sulla spiaggia una giornata di Sole (quello che scalda) magari un martedì di febbraio...perchè puoi farlo e col cellulare ti trova chi ti vuole e viceversa 3 La famiglia i figli. Perchè abbandonare i figli vedendoli crescere solo alla sera dopo le 20, quando questi hanno la Tv la Play o vanno a dormire? puoi accoglierli a pranzo dopo la scuola, avendo magari fatto la spesa, la lavatrice e 15 email e 3 progetti, la mattina mentre loro erano a scuola. Recuperi un dialogo, li ascolti e ti ascoltano...non con lo stress di una giornata sulle spalle. Solo tre spunti, forse però i più importanti della nostra vita. In California dove vado da 2 anni un mese all'anno si può già vivere un pò così , anche se si corre ancora molto, producendo- in termini di PIL - estremamente di più che nel vecchio continente. Incontri chi ti racconta che il crowdsourcing è già una realtà, perchè devo assumere personale? perchè devo andare in ufficio? se posso realizzare il mio prodotto, quello giusto per vivere, da casa, magari con mia moglie , e passando poi tre mesi a Natale in Italia...solo un caso ma tanti nascono e crescono sempre più...Internet è anche libertà di fare questo superando le barriere..architettoniche che i nostri Stati ci mettono tra i piedi...è più forte della buro gerontocrazia. Penso sia un " gioco a tempo" tra vent'anni, sepolti i signori di cui sopra (anche loro prima o poi dovranno arrendersi al tempo) il crowd sourcing sarà sempre più grande...anche i poveri commercialisti come la mia compagna potranno lavorare da casa ...e apprezzaranno qualche martedì sulla spiaggia di Priaruggia ( da cui partì Garibaldi il 5 maggio 1860) ...ma erano altri tempi, forse più simili a quelli di domani, pur così diversi.

Un tempo lineare effettivamente non esiste più. Probabilmente possiamo parlare di un tempo dalle 'molteplici appartenenze', non saprei come chiamare altrimenti questa continua rarefazione di tutte le ns attività mediaticamente spezzettate in mille rivoli da continui contatti generati in maniera multitecnologica.
Inserire un post in un blog è un'attività ormai diventata automatica tra una increspatura e l'altra della vita di un ufficio, virtuale o reale che sia. Nello stesso tempo linkare quel post diventa fondamentale per farlo esistere nello spazio multimediale dei ns amici, da cui cerchiamo comunque appoggio e conforto per le idee da noi prodotte in rete.
Diventa allora anche un tempo dai 'molteplici contatti', generatore a sua volta di altri contatti di contatti. Adesso io sto scrivendo un re-post a n persone che potranno gradire o meno queste mie osservazioni. A questo potranno seguire altre n risposte, di cui alcune forse non saranno mai esplicitate ma non per questo saranno prive di importanza.
C'è allora sempre qualcosa che ci sfugge. E' la dimensione di un tempo dai 'molteplici significati' in cui viviamo continuamente interrogandoci sul senso di tante cose. Per esse troviamo, ognuno a suo modo, 'molteplici risposte' in una circolarità spiroidale di cui dobbiamo imparare a gestire bene tutte le potenzialità.

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