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martedì 7 marzo 2006

La rete siamo noi

Sto leggendo Hippie.com di Enrico Beltramini, con il quale avevo già parlato alcuni numeri di Nòva fa. E' un bel libro che spiega il rapporto tra new economy e controcultura californiana.

C'è un passaggio che mi ha colpita:

Oggi ci sono 600 miliardi di pagine web, create di fatto in 4 mila giorni; queste pagine non sono il risultato di un investimento aziendale (ancora nel 1995, proprio la considerazione dell'entità dell'investimento necessario per rendere Internet attrattiva scoraggiò l'interesse di British Telecom, ABC, The Times e Newsweek[...]), ma del lavoro dell'audience stessa, che ha costruito il 60% di quello che oggi è Internet. In altre parole, il 60% della rete si sviluppa sulla base dell'economia del dono.

Ogni tanto fa bene tornare ai fondamentali e ricordarsi che la rete è un regalo che ci siamo fatti noi.

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Commenti

La vostra visione democratica è condivisibile!. Molti studiosi autorevoli prevedono che il dominio di Microsoft volgerà nel giro di un lustro al termine a favore dell'open source. Da una parte una azienda - ben organizzata, stra potente ma comunque a risorse, intellettive ed innovative destinate ad esaurirsi - e dall'altra una comunità sempre più numerosa e desiderosa di creare qualcosa di valore universale. Il vero valore, la vera ricchezza dei prossimi anni non sarà - a mio avviso - costituita esclusivamente dai titolari di brevetti ma dai possessori delle informazioni!!

Luigi, la tua visione "democratica" è condivisa....
http://en.fon.com/

Elogio all'open source.

Una considerazione al riguardo: facciamo un piccolo sforzo di immaginazione e pensiamo a cosa sarebbe ora Internet se Tim Berners, il giorno in cui creò il linguaggio HTML, lo avesse reso in qualche modo "proprietario"...

Si è vero, concordo in pieno, la rete siamo noi, ma fanno di tutto per farcela "pagare".
Mi riferisco ai costi elevati per connessioni lente. Una proposta: e se grazie al Wi-fi condividessimo un abbonamento superveloce in fibra ottica ? Più saremo meno pagheremo fino a contribuire, ciascuno di noi, economicamente in modo irrisorio e a raggiungere il break even point, investendo il surplus in infrastrutture wi-fi ?! La rete diventerebbe nostra. Le telecomunicazioni pure. Lo scambio di informazioni sarebbe libero.
Scusate la vision troppo "democratica". Saluti a tutti

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