un ponte tra gruppi industriali e startup tecnologiche, secondo uno schema di fondo: attingere alla open innovation per creare una contaminazione tra vecchi e nuovi modelli di business. Questa la strategia di Xei Labs, il «moltiplicatore di innovazione» nato all’interno della Scuola di alta formazione al management (Safm) di Torino per facilitare l’incontro tra gruppi corporate e progetti innovativi. Il primo “matchmaking” tra aziende e neoimprese si è svolto ieri a Torino, con una giornata di incontro tra 25 startup da 11 paesi europei e i primi quattro gruppi ad aver siglato una partnership con Xei: Fca, Atlantia, Erg e Cln Group. Le startup sono state scremate da un campione di 150 società distribuite in sette segmenti, dall’energia alla industria 4.0. I requisiti? Esperienza, finanziamenti raccolti, composizione del team, posizione geografica e un grado di «solidità tecnologica» che renda il progetto davvero appetibile agli occhi delle industrie coinvolte. Qualche esempio? Dalle app per la comparazione dei veicoli di car sharing della tedesca Car Jump al software per auto che si guidano da sole dell’ungherese AdasWorks. Il comune denominatore è la maturità nei rispettivi settori, con attività collaudate e prodotti capaci di colpire nel vivo le esigenze di multinazionali in cerca di nuovi modelli produttivi. Alessandro Garrone, vicepresidente esecutivo del gruppo Erg, dice che l’interesse per l’open innovation è nato da un’esigenza concreta: trovare una piattaforma che selezionasse e aggregasse startup «pronte al mercato», con un impatto evidente sul business dell’energia. «Erg è un gruppo industriale che non ha dimensioni sufficienti per fare attività di R&D importante. Ma anche a prescindere da questo, ci sono talmente tanti spunti innovativi che è difficile fare un quadro unico – spiega Garrone – L’open innovation di questa iniziativa permette di individuare e incontrare startup che non partono da zero». Una strategia analoga a quella sposata dal gruppo Fca. Virginio Cerutti, head of Business development di Fca, spiega che il criterio di selezione è quello già implicito nel modello di Xei: «Ci deve essere un’idea, una tecnologia che permetta di essere industrializzata – dice – Poi i rapporti saranno definiti con le singole startup».

Un ponte tra gruppi industriali e startup tecnologiche, secondo uno schema di fondo: attingere alla open innovation per creare una contaminazione tra vecchi e nuovi modelli di business. Questa la strategia di Xei Labs, il «moltiplicatore di innovazione» nato all’interno della Scuola di alta formazione al management (Safm) di Torino per facilitare l’incontro tra gruppi corporate e progetti innovativi. Il primo “matchmaking” tra aziende e neoimprese si è svolto ieri a Torino, con una giornata di incontro tra 25 startup da 11 paesi europei e i primi quattro gruppi ad aver siglato una partnership con Xei: Fca, Atlantia, Erg e Cln Group. Le startup sono state scremate da un campione di 150 società distribuite in sette segmenti, dall’energia alla industria 4.0. I requisiti? Esperienza, finanziamenti raccolti, composizione del team, posizione geografica e un grado di «solidità tecnologica» che renda il progetto davvero appetibile agli occhi delle industrie coinvolte. Qualche esempio? Dalle app per la comparazione dei veicoli di car sharing della tedesca Car Jump al software per auto che si guidano da sole dell’ungherese AdasWorks. Il comune denominatore è la maturità nei rispettivi settori, con attività collaudate e prodotti capaci di colpire nel vivo le esigenze di multinazionali in cerca di nuovi modelli produttivi. Alessandro Garrone, vicepresidente esecutivo del gruppo Erg, dice che l’interesse per l’open innovation è nato da un’esigenza concreta: trovare una piattaforma che selezionasse e aggregasse startup «pronte al mercato», con un impatto evidente sul business dell’energia. «Erg è un gruppo industriale che non ha dimensioni sufficienti per fare attività di R&D importante. Ma anche a prescindere da questo, ci sono talmente tanti spunti innovativi che è difficile fare un quadro unico – spiega Garrone – L’open innovation di questa iniziativa permette di individuare e incontrare startup che non partono da zero». Una strategia analoga a quella sposata dal gruppo Fca. Virginio Cerutti, head of Business development di Fca, spiega che il criterio di selezione è quello già implicito nel modello di Xei: «Ci deve essere un’idea, una tecnologia che permetta di essere industrializzata – dice – Poi i rapporti saranno definiti con le singole startup».