Oltre 200 milioni di euro dall’inizio dell’anno: a tanto ammonta la raccolta di finanziamenti delle startup tecnologiche italiane in questi primi sei mesi del 2018. Il dato, elaborato dalla piattaforma-evento ScaleIT, fa dunque ben sperare per le sorti di un ecosistema più volte ritenuto (e giustamente) affetto da nanismo, sia per i fatturati delle nuove imprese sia per il livello degli investimenti effettuati in queste imprese. Le scaleup a forte impronta di tecnologie digitali, questo è certo, hanno virato la boa del 2018 a ritmi decisamente interessanti quanto a finanziamenti ricevuti (sette società, da gennaio a maggio, avevano incassato da sole 90 milioni), anche in considerazione del fatto che nel computo dei 200 milioni di cui sopra non sono state considerate le startup del biotech e del medtech come la marchigiana EryDel, che ha ricevuto a fine aprile 26,5 milioni di euro in un round guidato da Sofinnova Partners, la pisana Medical Microinstruments (20 milioni di euro) e più di recente Liquidweb, a cui è andato un finanziamento da 2,5 milioni di euro dal fondo RedSeed Ventures.
Il botto più fragoroso del semestre porta la firma di Moneyfarm, il cui nuovo finanziamento da 46 milioni di euro (Allianz, il fondo di venture capital Endeavor Catalyst, Fondazione di Sardegna e i gli attuali soci United Ventures e Cabot Square Capital gli investitori) segna il record italiano e porta oltre quota 70 milioni la raccolta complessiva della fintech milanese, fondata nel 2011 da Paolo Galvani e Giovanni Daprà, trasferitasi a Londra nel 2015.
Non meno significativi, cambiando completamente settore, i deal che hanno visto protagoniste Depop e Supermercato24. La prima ha chiuso a gennaio un aumento di capitale da 20 milioni di dollari (arrivando a complessivi 45 milioni dalla sua fondazione, avvenuta nel 2011) con l’intento di potenziare ulteriormente, con vista sugli Stati Uniti, una piattaforma di e-commerce che consente a chiunque di aprire un negozio direttamente da smartphone. La seconda ha ufficializzato la scorsa settimana un round da 13 milioni di euro, guidato dal fondo FII Tech Growth in qualità di lead investor, e punta a diventare un riferimento in Europa nel campo dell’online grocery, La lista delle startup oggetto di finanziamenti a sei zeri comprende quindi realtà come BrumBrum e Seco, che hanno ricevuto investimenti per 10 milioni di euro ciascuno, startup sui generis come Freeda Media, anch’essa capace di raccogliere 10 milioni di dollari, o aziende focalizzate sul mondo della business intelligence come iGenius, fresca di un aumento di capitale da due milioni (che porta a sette il totale dei finanziamenti ricevuti) sottoscritto da business angel italiani. L’universo dell’e-commerce, ancora, sta regalando soddisfazioni ad imprese come l’enoteca digitale Tannico, che ha perfezionato nei mesi scorsi un investimento da 2,5 milioni di euro (arrivando a complessivi otto milioni) e piattaforme per l’artigianato di lusso come ArteMest, che ha salutato con l’ultimo round da quattro milioni l’ingresso della Holding di investimenti cinese Nuo Capital. L’atteso cambio di passo del capitale di rischio nelle aziende ad alto contenuto di innovazione è quindi finalmente avvenuto? E l’industria del venture capital è finalmente avviata verso un processo di crescita costante, anche in relazione al varo di nuovi fondi come P102, Indaco Venture I o Uv2? Occorre probabilmente prudenza, e lo ha suggerito nei giorni scorsi proprio Massimiliano Magrini, cofondatore e managing partner di United Ventures, ricordando come gli investimenti dei venture capital in Italia siano ancora un decimo di quelli francesi (120 milioni contro 1,2 miliardi) e un quinto di quelli spagnoli (600 milioni).Le startup ragionano per prototipi. Solo così possono restare innovative