Il cloud computing manderà in cantina Xbox e Playstation? Se lo chiede il Financial Times citando Candice Mudrick analista dell’istituto di ricerca NewZoo: «L’industria del videogioco sta per subire una trasformazione che non si vedeva dall’avvento del gaming su smartphone», ha scritto concludendo che «La minaccia alle vendite di hardware della console tradizionale è molto reale».

A rendere più attuale il dibattito è arrivata la notizia della mancata partecipazione di Playstation al prossimo E3, la più grande fiera del videogioco che si tiene ogni anno a giugno. Una mossa che è stata interpretata come l’indizio “definitivo” della volontà di lanciare a breve una nuova Playstation, la numero cinque per l’esattezza.

Le console, va detto, sono date per spacciate già da alcuni anni a favore di “scatole” progettate per portare sul televisore (o su un qualsiasi schermo) videogiochi in formato “liquido”. Parliamo di streaming ludico, di videogame trasmessi in diretta come avviene con la musica su Spotify. Le cosiddette “stream machine” sono il sogno lucido, proibito e persistente dell’industria del gaming. Proibito perché alla fine è il mercato a non volerle. Il digital download (i giochi si scaricano via internet nella memoria della console) e la vendita di dischetti attraverso i negozi convivono bene. Il digitale piano piano si sta mangiando il supporto fisico ma per il mondo console questo modello di distribuzione funziona. Lo streaming peraltro è un canale che già esiste.

Sulla palla c’è anche Google che ha recentemente ha presentato un sistema pensato per funzionare semplicemente con il browser Chrome e una connessione a fibra ottica (Google consiglia una connettività di almeno 25Mbps). Soluzioni di “cloud gaming” sono cavalcate da tempo da Nvidia che però per quando solida sotto il profilo della tecnologia non è una azienda di videogiochi. E quindi in qualche modo fatica ad affermarsi su questo mercato. Il servizio si chiama GeForce Now ed è attualmente quello più avanzato. Playstation Now è il servizio di cloud gaming lanciato nel 2014. Non funziona in tutti i Paesi, in Italia è una promessa che viene rilanciata di anno in anno. A cosa serve? Permette di giocare ai titoli per Ps3 a un prezzo di catalogo per Ps4. Commercialmente è una soluzione per permettere la retrocompatibilità in casa Sony ma in futuro è difficile capire quale possa essere il respiro di questo nuovo modello di business. In primis perché lo stato dell’arte dell’infrastruttura di rete non sembra fornire grandi rassicurazioni.

Parlando con le prime linee di Playstation si apprende che serve investire per garantire una qualità accettabile del servizio. Sopratutto se, come nel caso di Sony, non si ha alle spalle una infrastruttua cloud paragonabile a quella di Microsoft che invece sullo streaming punta con più insistenza.

Project xCloud, annunciato dalla rivale Microsoft, è sulla carta un nuovo progetto globale per permettere agli utenti di accedere «alle migliori esperienze di gioco da qualsiasi dispositivo, in qualunque momento e in qualsiasi luogo, grazie alla tecnologia Cloud». Non ci sono nè dettagli nè date per l’Italia. Ma solo una dichiarazione di principio, di visione e di necessità. In difficoltà sul fronte gaming, anche per il successo di Nintendo Switch, i capi della divisione Xbox stanno provando a mettere a fattore comune le funzionalità offerte da Microsoft Azure e Microsoft Research per creare una tecnologia di streaming globale. Qualche sentore c’era da tempo. Game Pass, lanciato l’anno scorso è una sorta di “all you can eat” dei videogiochi che non può che ricordare da molto vicino quanto offerto da Netflix nel campo del cinema e delle serie Tv.

I giochi non sono trasmessi ma si scaricano e si paga un abbonamento flat che dà l’accesso a un catalogo sempre più vasto. Per chi come Microsoft vive e prospera “sulla nuvola” l’hardware non deve essere un vincolo. Anzi, la ragion d’essere tecnologica del cloud è appunto quella di portare il contenuto indipendentemente del contenitore. Si paga sostanzialmente il sistema di distribuzione del gaming e non la tecnologia dell’hardware.

Per un attore come Sony storicamente i soldi veri sono sempre arrivati dalla vendite delle console, delle macchine da gioco. Ecco perché se pensiamo alla futura Playstation 5 è difficile immaginare un cambio di paradigma così violento e repentino. Anzi, gli analisti sono scettici : «I contenuti video e la musica funzionano bene ma per i videogiochi in cloud il discorso è diverso», ha scritto Mat Piscatella, osservatore specializzato in videogiochi di NPD Group. E non ci vuole un espertone per essere scettici, basta essere appassionati ci calcio.

Qui da noi che lo streaming non fosse tutto rose e fiori si è capito con le partite in diretta su Dazn. I numerosi problemi che hanno accompagnato il lancio del canale in streaming di eventi sportivi in diretta è stato più che un segnale d’allarme, una conferma. Per garantire una trasmissione senza interruzioni serve investire in server e localizzare il più possibile i data center. Il videogioco è ancora più esigente rispetto a un evento sportivo sia in termini di banda occupata che di rispetto ai tempi di latenza che devono essere bassissimi per consentire modalità multiplayer. Insomma, lo streaming dei giochi richiede una bassissima latenza senza degrado grafico. Servono investimenti nei server e infrastrutture, due variabili economiche e tecnologiche che rendono il salto verso le streaming puro davvero difficile.