Fino a non molto tempo fa, la collocazione di Malta nel contesto finanziario ed economico internazionale era più o meno la stessa delle carte nautiche: uno «scoglio nel Mediterraneo». Ma ad appena 8 anni dall’ingresso nell’Eurozona, e soprattutto ora che ha la presidenza di turno dell’Unione Europea, al posto dello «scoglio» è spuntato un «paradiso degli affari». Stabilità finanziaria, fiscalità vantaggiosa (grazie alle generose concessioni della UE) e massicci investimenti nelle telecomunicazioni hanno infatti trasformato il più piccolo dei paesi europei in un promettente hub tecnologico e finanziario «low cost» di livello internazionale, sede ideale per le start up dell’economia digitale e per le finanziarie di investimento a caccia di «nuove Google» da lanciare sul mercato. Ma soprattutto, Malta si mostra ospitale anche per quella importante e controversa generazione di imprese hi-tech: le start up della moneta elettronica. Se la Silicon Valley è la patria del computer, Malta tenta la candidatura a capitale delle criptovalute.

E pochi giorni fa ci è riuscita: in un hotel del centro a La Valletta oltre 200 ricercatori provenienti da ogni parte del mondo hanno messo a confronto progetti e strategie su cui costruire il futuro dei sistemi di pagamento. L’occasione è stata la conferenza «Financial Cryptography and Data Security»: sicurezza dei dati e crittografia per applicazioni finanziarie sono infatti due temi strettamente connessi e soprattutto di rilevanza strategica. Le cyber-war tra stati hanno preso il posto della guerra fredda, lo spionaggio industriale cibernetico è rampante e le criptovalute come bitcoin vengono viste come potenziali minacce alla stabilità finanziaria. Ad FC17 (il nome con cui i partecipanti hanno chiamato la conferenza) era possibile incontrare quelli che hanno vissuto da protagonisti nelle precedenti 20 edizioni l’esplosione di internet, il movimento cyberpunk e lo sviluppo di protocolli ed applicazioni di sicurezza come HTTPS, TLS, Tor. Soprattutto, ci raccontano le figure storiche, hanno visto lo sviluppo del tema dei pagamenti e della moneta libera: i primi tentativi di monete private, ecash di David Chaum, la presentazione di una nascente PayPal, e infine oggi il boom di bitcoin e delle criptovalute. Tra partecipanti e relatori era presente uno straordinario mix di affermati accademici e stelle nascenti. Se la relazione di apertura è stata affidata a Silvio Micali, crittografo italiano del MIT premiato con la medaglia Turing (l’equivalente del Nobel per l’informatica), la giornata di chiusura ha visto un workshop bitcoin, protagonisti i giovani bitcoin core developer Andrew Poelstra, Mark Friedenbach e Pieter Wuille (assieme al padre nobile Adam Back, inventore di quell’HashCash a cui bitcoin si è ispirato). In un’altra sala una platea numerosa ascoltava con attenzione il giovanissimo Vitalik Buterin, inventore di Ethereum, l’ambiziosa criptovaluta che vorrebbe contendere a bitcoin il primato nel settore.

Negli stessi giorni, in un albergo poco lontano, il vicepresidente della BCE Victor Costancio difendeva il ruolo dell’euro come valuta internazionale, mentre il governo maltese invitava a non contrastare i regimi fiscali vantaggiosi per le aziende, strategia che potrebbe danneggiare l’economia europea ed aumentare l’incertezza del quadro regolamentare. Un invito particolarmente rilevante in un momento in cui la Gran Bretagna mette sul tavolo negoziale della Brexit la minaccia di competizione fiscale.

Certamente, inutile negarlo, questi protagonisti erano reciprocamente ignari gli uni degli altri: forse anche per questo è legittima la preoccupazione per l’assenza di un dibattito di alto livello su temi di pressione fiscale, stabilità economica, libertà, privacy e criptovalute.

Fino a non molto tempo fa, la collocazione di Malta nel contesto finanziario ed economico internazionale era più o meno la stessa delle carte nautiche: uno «scoglio nel Mediterraneo». Ma ad appena 8 anni dall’ingresso nell’Eurozona, e soprattutto ora che ha la presidenza di turno dell’Unione Europea, al posto dello «scoglio» è spuntato un «paradiso degli affari»: stabilità finanziaria, fiscalità vantaggiosa (grazie alle generose concessioni della Ue) e massicci investimenti nelle telecomunicazioni hanno infatti trasformato la Repubblica di Malta nel più promettente hub tecnologico e finanziario «low cost» a livello internazionale, sede ideale per le start up dell’economia digitale e per le finanziarie di investimento a caccia di «nuove Google» da lanciare sul mercato. Ma soprattutto, Malta sta diventando il quartier generale della più importante e controversa generazione di imprese hi-tech: le start up della moneta elettronica. Se la Silicon Valley è la patria del computer, Malta ha le carte in regola per diventare capitale delle crypto-valute.

Chi si trovava a Malta la scorsa settimana ne ha avuto la conferma: in un hotel del centro a La Valletta, situato tra l’altro a poca distanza da quello in cui il vicepresidente della Bce Victor Costancio stava difendendo il ruolo dell’euro come valuta internazionale, oltre 200 ricercatori provenienti da ogni parte del mondo hanno messo a confronto progetti e strategie su cui costruire il futuro dei sistemi di pagamento. L’occasione è stata la conferenza «Financial Cryptography and Data Security: sicurezza dei dati e crittografia per applicazioni finanziarie sono infatti due temi strettamente interconnessi e soprattutto di rilevanza strategica. Le cyber-war tra stati hanno preso il posto della guerra fredda, lo spionaggio industriale cibernetico è rampante e le criptovalute come bitcoin vengono viste come potenziali minacce alla stabilità finanziaria. Ad FC17 (il nome con cui i partecipanti hanno chiamato la conferenza) era possibile incontrare quelli che hanno vissuto da protagonisti nelle precedenti 20 edizioni l’esplosione di internet, il movimento cyberpunk e lo sviluppo di protocolli ed applicazioni di sicurezza come HTTPS, TLS, Tor. Soprattutto, ci raccontano le figure storiche, hanno visto lo sviluppo del tema dei pagamenti e della moneta libera: i primi tentativi di monete private, ecash di David Chaum, la presentazione di una nascente PayPal, e infine oggi il boom di bitcoin e delle criptovalute. Tra partecipanti e relatori era presente uno straordinario mix di affermati accademici e stelle nascenti. Se la relazione di apertura è stata affidata a Silvio Micali, crittografo italiano del MIT premiato con la medaglia Turing (l’equivalente del Nobel per l’informatica), la giornata di chiusura ha visto un workshop bitcoin, protagonisti i giovani bitcoin core developer Andrew Poelstra, Mark Friedenbach e Pieter Wuille (assieme al padre nobile Adam Back, inventore di quell’HashCash a cui bitcoin si è ispirato). In contemporanea in un’altra sala una platea numerosa ascoltava con attenzione il giovanissimo Vitalik Buterin, inventore di Ethereum, l’ambiziosa criptovaluta che vorrebbe contendere a bitcoin il primato nel settore.

Tutto questo avveniva negli stessi giorni, nella stessa isola, nel più piccolo tra i paesi dell’Unione Europea. Certamente, inutile negarlo, la maggioranza dei protagonisti erano reciprocamente ignari gli uni degli altri: anche per questo è legittima la preoccupazione per l’assenza di un dibattito di alto livello su temi di pressione fiscale, stabilità economica, libertà, privacy e criptovalute.

In questo periodo alla Presidenza dell’Unione Europea, Malta ha invitato dunque a non contrastare i regimi fiscali vantaggiosi per le aziende, strategia che potrebbe danneggiare l’economia europea ed aumentare l’incertezza del quadro regolamentare. Un invito particolarmente rilevante in un momento in cui la Gran Bretagna mette sul tavolo negoziale della Brexit la minaccia di competizione fiscale.