Un’impresa specializzata in sicurezza e compliance nelle attività di riqualificazione e sviluppo immobiliare ne ha sfruttato le potenzialità in una prospettiva di legalità per i cantieri, con una soluzione low cost. Intanto una startup attiva nell’economia circolare con una piattaforma di marketplace per materiali di scarto ha avviato un progetto per certificare la provenienza e la lunga catena di passaggi dei materiali. Anche in Italia la blockchain sta trasformandosi in un’opportunità per garantire certezza e trasparenza in un comparto, quello dei rifiuti, troppo spesso dominato da zone d’ombra e opacità che lasciano spazio alla criminalità organizzata.

La tracciabilità dei rifiuti è un obbligo sancito dall’Europa per evidenti preoccupazioni ambientali, ma anche per esigenze di data analytics. In Italia il sistema costruito attorno al Sistri ha mostrato tutti i suoi limiti, tanto che il ministero dell’Ambiente ha lasciato trapelare di voler cambiare con un’architettura garantita da tecnologie più 4.0. «La blockchain potrebbe senz’altro essere efficace come garanzia: credo non se ne possa fare a meno per assicurare certezza e garanzia dell’intera filiera del rifiuto all’interno di un sistema più adeguato ai tempi». Chissà se anche il ministero sta pensando alla “catena dei blocchi”!

Intanto i progetti iniziano a diventare realtà. A Sesto San Giovanni, dove è attiva nel risanamento delle aree ex Falck, la United Risk Management ha ampliato il suo sistema integrato di sicurezza e di risk management dei cantieri sfruttando le potenzialità offerte dalla blockchain. Senza dover ricorrere a un’architettura costruita ex novo in maniera proprietaria, l’azienda ha adottato quella del Bitcoin per certificare in maniera immutabile gli spostamenti effettuati dai camion che trasportano i suoi rifiuti speciali. Percorso e contenuto di ogni singolo camion, monitorato attraverso sistemi di geoposizionamento, sono inseriti in un database così come richiesto dal Fir, il formulario di identificazione dei rifiuti. Ogni 15 giorni questo file viene estratto e ne viene calcolato l’hash, l’impronta digitale crittografica determinata con il protocollo Sha 256 che genera una stringa di 256 bit. Si occuperà poi Chainstamp Llc a inserire l’hash all’interno di un blocco della blockchain di Bitcoin: «Con questa iniziativa abbiamo creato un sistema di assoluta trasparenza, definendo una procedura che rende il registro dei movimenti dei camion di cantiere inalterabile e a prova di contraffazione per decenni».

È invece più mirata alla “notarizzazione” della filiera, spesso molto lunga, la blockchian che Sfridoo sta mettendo a punto per i materiali di scarto del suo marketplace di “matere prime seconde”. «Nell’ambito della nostra attività, abbiamo registrato una crescente domanda da parte delle aziende per sviluppare la tracciabilità mediante blockchain – spiega Andrea Cavagna co-fondatore insieme a Marco Battaglia e Mario Lazzaroni, della startup attiva nell’economia circolare -: ogni singolo attore della filiera inserisce le sue informazioni costruendo un sistema di certificazione immutabile della provenienza dei materiali».

Il progetto di Sfridoo è nella fase di sviluppo dell’infrastruttura, basata sulla blockchain di Ethereum, che a fine dicembre lascerà spazio all’ultima fase, quella che la porterà all’operatività prevista per giugno 2019: sarà fornito come servizio aggiuntivo alle 160 aziende attive sulla piattaforma.

Un’impresa specializzata in sicurezza e compliance nelle attività di riqualificazione e sviluppo immobiliare ne ha sfruttato le potenzialità in una prospettiva di legalità per i cantieri, con una soluzione low cost. Intanto una startup attiva nell’economia circolare con una piattaforma di marketplace per materiali di scarto ha avviato un progetto per certificare la provenienza e la lunga catena di passaggi dei materiali. Anche in Italia la blockchain sta trasformandosi in un’opportunità per garantire certezza e trasparenza in un comparto, quello dei rifiuti, troppo spesso dominato da zone d’ombra e opacità che lasciano spazio alla criminalità organizzata.

La tracciabilità dei rifiuti è un obbligo sancito dall’Europa per evidenti preoccupazioni ambientali, ma anche per esigenze di data analytics. In Italia il sistema costruito attorno al Sistri ha mostrato tutti i suoi limiti, tanto che il ministero dell’Ambiente ha lasciato trapelare di voler cambiare con un’architettura garantita da tecnologie più 4.0. «La blockchain potrebbe senz’altro essere efficace come garanzia: credo non se ne possa fare a meno per assicurare certezza e garanzia dell’intera filiera del rifiuto all’interno di un sistema più adeguato ai tempi». Chissà se anche il ministero sta pensando alla “catena dei blocchi”!

Intanto i progetti iniziano a diventare realtà. A Sesto San Giovanni, dove è attiva nel risanamento delle aree ex Falck, la United Risk Management ha ampliato il suo sistema integrato di sicurezza e di risk management dei cantieri sfruttando le potenzialità offerte dalla blockchain. Senza dover ricorrere a un’architettura costruita ex novo in maniera proprietaria, l’azienda ha adottato quella del Bitcoin per certificare in maniera immutabile gli spostamenti effettuati dai camion che trasportano i suoi rifiuti speciali. Percorso e contenuto di ogni singolo camion, monitorato attraverso sistemi di geoposizionamento, sono inseriti in un database così come richiesto dal Fir, il formulario di identificazione dei rifiuti. Ogni 15 giorni questo file viene estratto e ne viene calcolato l’hash, l’impronta digitale crittografica determinata con il protocollo Sha 256 che genera una stringa di 256 bit. Si occuperà poi Chainstamp Llc a inserire l’hash all’interno di un blocco della blockchain di Bitcoin: «Con questa iniziativa abbiamo creato un sistema di assoluta trasparenza, definendo una procedura che rende il registro dei movimenti dei camion di cantiere inalterabile e a prova di contraffazione per decenni».

È invece più mirata alla “notarizzazione” della filiera, spesso molto lunga, la blockchian che Sfridoo sta mettendo a punto per i materiali di scarto del suo marketplace di “matere prime seconde”. «Nell’ambito della nostra attività, abbiamo registrato una crescente domanda da parte delle aziende per sviluppare la tracciabilità mediante blockchain – spiega Andrea Cavagna co-fondatore insieme a Marco Battaglia e Mario Lazzaroni, della startup attiva nell’economia circolare -: ogni singolo attore della filiera inserisce le sue informazioni costruendo un sistema di certificazione immutabile della provenienza dei materiali».

Il progetto di Sfridoo è nella fase di sviluppo dell’infrastruttura, basata sulla blockchain di Ethereum, che a fine dicembre lascerà spazio all’ultima fase, quella che la porterà all’operatività prevista per giugno 2019: sarà fornito come servizio aggiuntivo alle 160 aziende attive sulla piattaforma.