I nuovi mezzi di comunicazione digitale sono gli strumenti più potenti di educazione e di arricchimento culturale, di commercio e partecipazione politica, di dialogo e comprensione interculturali che l’uomo abbia mai posseduto. Tuttavia gli stessi mezzi che possono essere utilizzati per il bene delle persone e delle comunità possono anche essere utilizzati per sfruttare, manipolare, dominare e corrompere.

La libertà di generazione del messaggio digitale e il suo impatto sulla formazione degli individui e delle collettività è enorme e difficilmente può essere mediato da elementi esterni di controllo, cosicchè il principio etico fondamentale che la comunicazione dovrebbe essere fatta al fine dello sviluppo integrale delle persone seppure nella ricchezza dei profili di ciascuna opinione, appare venir meno di fronte a fenomeni che da un lato violano il normale diritto alla riservatezza e integrità morale, fisica ed economica della persona, dall’altro diventano mezzi di diffusione del discredito generale, se non di ideologie che promuovono la violenza e la sperequazione sociale.

Vi sono sono due ulteriori aspetti che vanno sottolineati: la tecnologia digitale si inserisce in un processo di impoverimento di capacità di senso critico della società globale, così il mondo virtuale modifica le prospettive in cui l’uomo si rapporta con gli altri assorbendo da un lato un senso di potenza per l’apparente mancanza di confini spazio/tempo, dall’altro sviluppa una confusione narcisistica e autoreferenziale che si riflette sui valori e i talenti delle persone.

Una ulteriore riflessione va infine compiuta: se è vero che la tecnologia e la mondializzazione hanno creato opportunità insperate di crescita economica, è altrettanto vero che sia il digital divide continua ad ampliare il divario tra le persone, sia sono spesso venute meno quelle tutele del mondo del lavoro che sono state la conquista delle democrazie e che rischiano di promuovere nuove e più preoccupanti sacche di povertà e sfruttamento con i conseguenti conflitti che ne deriveranno.

Si deve essere coscienti che la connessione multimediale non può essere considerata come un semplice media alla stregua dei precedenti, nei quali comunque esisteva una cesura fra mezzo e persona: il digitale immette ciascuno in un mondo virtuale dove chi non è attrezzato perde la propria coscienza individuale subendone passivamente l’integrazione.

La rete e le sue evoluzioni hanno poi messo in crisi tutti i modelli istituzionali di governance, poiché la libera disponibilità ne è la caratteristica principale ed ogni sforzo per ricondurla verso indirizzi coercitivi, seppur di legittimità, vengono di volta in volta superati. Resta dunque lo strumento educativo come principale obiettivo per il formarsi di una cultura di coesione e responsabilità sociale.

Le nuove tecnologie rappresentano l’attuale frontiera per la promozione del talento e del valore umano, e per affrontare questa sfida occorrono nuovi strumenti di analisi, alfabetizzazione e formazione che rispondano a quattro percorsi fondamentali:la promozione e lo sviluppo delle competenze digitali;la comprensione delle criticità che emergono attraverso un uso non consapevole e non responsabile delle nuove tecnologie;la conoscenza delle misure di prevenzione e repressione delle patologie;l’analisi etica del problema delle intelligenze artificiali.

Si tratta cioè di costruire attraverso un approfondito lavoro educativo una identità personale, relazionale e con capacità critica di fronte alla rete per lo sviluppo di un uso responsabile e creativo delle risorse e delle opportunità offerte.

Per questo motivo abbiamo pensato alla costituzione di uno strumento agile che abbia la capacità di accogliere i soggetti che concretamente operano nel settore e di coordinare iniziative in grado di comprendere le opportunità e gli aspetti critici che di volta in volta si presentano.

Il tavolo promotore è costituto dalla Polizia di Stato, nella sua specialità della Polizia Postale, dal Cini, il Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica, dalle Biblioteche di Roma, per rispondere alle esigenze di apertura agli adolescenti, di conoscenza specifica dei problemi, di ricerca e approfondimento scientifico, di vocazione e apertura al territorio e stiamo proponendo la collaborazione al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Inoltre siamo convinti che soltanto l’interazione fra pubblico e privato possa offrire le risposte adeguate all’evoluzione costante della tecnologia e a questo tavolo hanno chiesto l’adesione numerosi soggetti privati sia di natura economica, che di ricerca scientifica.

Le Biblioteche di Roma, con la loro esperienza e la diramazione sul territorio della capitale, hanno messo a disposizione una grande sala nella Biblioteca Marconi, posta nel popoloso ed omonimo quartiere, che, opportunamente attrezzato, diventerà a breve il punto di riferimento di tutte le iniziative aperte al pubblico. A fianco alla sala, vi saranno due aree per seminari o corsi, in linea con l’attività già esistente.

Questa importante iniziativa contro il cyberbullismo è stata presentata nel corso dell’evento “Più libri più liberi”. Davanti a una nutrita platea di studenti liceali, è stato presentato il cortometraggio di Stefano Ribaldi “Sono giorni che non vivo… perché mi odiano tanto?”, che presenta in modo molto toccante una situazione di cyberbullismo in cui rimane coinvolta una ragazza adolescente, approfondendo i riflessi sulla sua vita e su quella della sua famiglia. Si sono poi succeduti gli interventi di Flavia Marzano, assessora Roma Semplice, che ha spiegato come internet sia una piazza mondiale eterna, dove le notizie e le foto condivise rimangono poi per sempre e che va quindi utilizzata con grande cura e attenzione, di Lucia De Lemmi, Primo Dirigente Direttore Prima Divisione Servizio Polizia Postale, che ha presentato le iniziative della Polizia sia come controllo dei contenuti, sia in modo proattivo di formazione, sottolineando anche l’importanza di fare rete con la scuola e le famiglie.

Arturo Di Corinto, intervenuto a nome del Cini, ha spiegato ai ragazzi presenti l’assoluta necessità di fare grande attenzione quando viene concesso a qualcuno di riprenderci con foto e video. Il tema, ha spiegato, non sono gli strumenti, ma la tutela dei dati personali e dei dati sensibili e il primo modo di sfuggire ai bulli è non aver paura di loro. Se avete bisogno, ha concluso, non siete soli, ricorrete alla Polizia di Stato. Paolo Fallai, presidente delle Biblioteche di Roma, ha infine presentato l’iniziativa “Biblioteca contro il cyberbullismo” che verrà realizzata presso la Biblioteca Marconi, che ospiterà un centro di formazione permanente con il supporto del Cini, della Polizia di Stato e delle Biblioteche di Roma, rivolto in particolare ai ragazzi delle scuole superiori.