Altri 10 milioni di euro nelle casse di Musement, startup italiana che “guida” i turisti con una piattaforma per selezionare e prenotare esperienze. A tanto ammonta il round Series B annunciato oggi, coordinato dalla holding Micheli Associati e sottoscritto anche da fondi venture capital come P101 e 360 Capital Partners. Il totale della raccolta della società sale così a più di 16 milioni, dopo i 5 milioni raccolti nel marzo dello scorso anno. Una cifra che permette di pensare a un’espansione più robusta, anche oltre i confini nazionali: tra i primi obiettivi in agenda ci sono sviluppo tecnologico della piattaforma e l’apertura di una sede a Barcellona, come prima via di ingresso sul mercato estero. La società non ha rivelato al Sole 24 Ore dati precisi sul suo fatturato, ma il Ceo e cofondatore Alessandro Petazzi ha parlato di ricavi «sopra i 10 milioni di euro». L’obiettivo del pareggio di bilancio è fissato «tre due o tre anni», con la scadenza del 2019: «Vogliamo essere un’azienda indipendente e profittevole, non essere ‘solo’ una exit» dice Petazzi.
Come sarà investito il round

Il finanziamento incassato con il round sarà speso nella crescita tecnologica e operativa di Musement, lanciata nel 2013 e presente oggi in circa 450 città internazionali. Il prodotto dell’azienda è un servizio, disponibile come app per iOS e Android o su un sito (www.musement.com), che permette ai turisti di essere guidati nelle proprie visite con proposte di tour, eventi, musei, mostre o attività che potrebbero essere attrattivi: si entra, si clicca su una destinazione e si ricevono pacchetti di offerte a seconda del luogo. I 10 milioni in arrivo dai sottoscrittori andranno a potenziare alcune soluzioni inglobate nella piattaforma, come un sistema di prenotazione “live” quando ci si trova nei pressi di monumenti e un chatbot (i programmi di conversazione automatica) lanciato nel 2016 per fornire un’assistenza sempre più personalizzata. Il resto del round potrebbe alimentare la crescita dei mercati verticali (offerte più specifiche per turisti, dalle Spa alle attività sportive) e ulteriori partnership con la filiera dell’ospitalità: catene alberghieri, compagnie aree e società di organizzazione eventi. Musement ha già all’attivo accordi con piattaforme come Travelport, 15below e Trekksoft, ma pianifica di allargare il suo perimetro. «Insomma: da un lato c’è lo sviluppo del nostro prodotto, dall’altro l’espansione su mercati verticali: in origine ci concentravamo su arte e cultura, ora stiamo includendo dei nostri pacchetti centri benessere, concerti, maratone e altri ambiti che stiamo ampliando» spiega Petazzi.
Una nuova sede a Barcellona. E il “modello Airbnb”

Certo, «un conto è la presenza digitale, un conto quella fisica» ammette Petazzi. Da qui il progetto di spingersi in Spagna, con un ufficio che integri presenza digitale e presenza fisica nella sede di Barcellona. L’azienda conta già su un team di 70 dipendenti da 13 nazionalità, ma l’espansione oltre il quartiere generale di Milano permetterà di «essere più vicini al mercato» rispetto alla concorrenza che fornisce servizi simili. Gli sviluppi per il futuro? Oltre al break even, fissato da Petazzi al 2019, la startup conta di fare un salto di qualità nella percezione dei suoi clienti: non una app incrociata casualmente quando si cercano attrazioni turistiche ma la app che fornisce, già in origine, tutti i consigli più rilevanti. Un’evoluzione che si ispira a quella già affrontata dagli attuali colossi dell’innovazione turistica, come Airbnb: «Per usare un’espressione cara al marketing, passare dalla “fase di intento” (dove la gente cerca un museo) a una fase dove gli utenti cercano subito noi – dice Petazzi – Come è successo già a Airbnb».