Snap, la società californiana che produce la app di messaggistica Snapchat, ha annunciato che smetterà di trattare alcuni dati dei suoi utenti sotto ai 16 anni di età, a partire dalla cronologia degli spostamenti (la geolocalizzazione). La novità servirà a rispettare i paletti fissati dalla Gdpr, il regolamento sulla privacy al via il 25 maggio che vieta – tra le altre cose – di utilizzare informazioni degli under 16 senza il consenso dei genitori o di chi ne fa le veci. Proprio ieri un concorrente di peso globale come WhatsApp, la chat da 1,5 miliardi di utenti comprata da Facebook nel 2014, ha fatto sapere che avrebbe innalzato l’età minima dei suoi iscritti a 16 anni. Salvo garantire comunque l’accesso dopo il via libera dei genitori e non precisare, per ora, come si intende verificare l’età degli utenti.

Il titolo di Snap, sbarcata a Wall Street nel 2017 con una Ipo da record (capitalizzazione oltre i 30 miliardi: oggi è circa la metà), ieri ha ceduto il 7% del suo valore per l’ansia di una stretta su un bacino prezioso come i teenager. La svolta c’è stata, ma in una forma che non dovrebbe dare troppe preoccupazioni a utenti e azionisti dell’azienda. Dopo il tonfo dei primi trimestri, Snap ha iniziato a correre ed è candidata a uno storico sorpasso rispetto a Facebook anche nella fascia 12-17 anni.

Cosa cambia davvero? Quasi nulla

Lanciata nel 2011 dall’allora 21enne Evan Spiegel, imprenditore che oggi ha cumulato una fortuna da 4,3 miliardi di dollari, Snapchat ha sempre rivendicato una maggiore sensibilità alla privacy dei suoi utenti. Per un motivo abbastanza semplice: i contenuti multimediali inviati da un numero all’altro, come foto e video, si cancellano poco dopo essere stati visualizzati. Anche le ultime modifiche non aggiungono (o tolgono) granché al funzionamento effettivo del sistema. Snap cesserà di trattare tutti i dati degli utenti under 16 che richiedono l’approvazione dei genitori, a partire da informazioni sensibili come i luoghi visitati e la posizione esatta. Il che significa che sotto a quell’età sarà vietato iscriversi e utilizzare la app, come si sono affrettati a precisare i vertici del gruppo sulla stampa internazionale: l’età minima resta 13 anni, gli unici vincoli scatteranno su quali e quanti dettagli possono essere immagazzinati dall’azienda.

Nei suoi nuovi termini di uso, Snap premette di essere «da lungo tempo in linea» con i principi della Gdpr, ma aggiunge che sta valutando meglio quali informazioni custodire (e come tenerlo presente ai diretti interessati). In particolare, la app conta di offrire entro maggio 2018 uno strumento che consenta di scaricare tutte le informazioni depositate nel database dell’azienda. «Pensiamo che i nostri utenti saranno sorpresi nel vedere quanto poco delle informazioni finiscono nel nostro database – dice l’azienda – Grazie ai brevi periodi di “ritenzione” che prevediamo per molti dei dati». In attesa di «sorprendere» i suoi utenti, l’azienda sta mettendo a punto anche dei sistemi che consentano di «capire meglio» quali dati devono essere rimossi dagli archivi di una app che contava 300 milioni di utenti. Le foto spariscono in pochi secondi, ma solo dallo schermo di chi le ha inviate o ricevute.