I lavoratori over 50? Da rottamare, perché poco avvezzi all’utilizzo delle nuove tecnologie rispetto ai giovani. Questa frase, sentita tanto frequentemente da essere diventata un claim, sfruttato da uffici del personale e manager responsabili delle assunzioni, potrebbe però rivelarsi un luogo comune del tutto falso. A sostenerlo è una ricerca realizzata da Ipsos Mori, società di ricerche di mercato con base a Londra, e da Dropbox, noto fornitore di servizi cloud. Le due società hanno realizzato un sondaggio che ha coinvolto oltre 4mila operatori del settore dell’information technology, sia negli Stati Uniti sia in Europa, sull’utilizzo delle tecnologie sul lavoro. La ricerca ha trovato che i lavoratori con più di 55 anni utilizzano mediamente ogni settimana 4,9 tipologie differenti di tecnologie, una media leggermente superiore a quella generale di 4,7. Ma, soprattutto, dalla ricerca risulta che i lavoratori “agée” risultano essere meno stressati nel rapporto con le nuove tecnologie digitali rispetto ai loro colleghi più giovani: solo un lavoratore over 55 su quattro trova l’utilizzo delle tecnologie sul luogo di lavoro “stressanti”, mentre la percentuale sale al 36% per i lavoratori tra i 18 e i 34 anni.

Anche l’utilizzo contemporaneo di diversi device per svolgere il proprio lavoro viene vissuto come meno problematico dai lavoratori non più giovani: secondo la ricerca, solo il 13% di chi ha più di 55 anni trova difficoltà a lavorare utilizzando più di un device, percentuale che sale al 37% per chi ha tra i 18 e i 34 anni.

Queste cifre appaiono abbastanza sorprendenti e meritano una interpretazione. A provarci è Rob Baesman, head of product di Dropbox Pro for business and enterprise. «La mia ipotesi è che -suggerisce Baesman- le persone più giovani all’interno di una forza lavoro utilizzano moltissimo le tecnologie anche nella propria vita privata. E questo alza le aspettative su quanto le tecnologie possono essere utili anche nella propria vita professionale. Ma, quando si utilizzano le tecnologie per lavoro, difficilmente si raggiunge quella “pulizia” e possibilità di personalizzazione che queste p0ssono avere quando vengono usate nella vita personale, e ciò può portare a una certa frustrazione». I lavoratori più anziani invece, secondo Baesman, grazie alla loro esperienza «hanno visto di ben peggio, e quindi possono essere più tolleranti».