Logistica. È il punto di incontro tra il mondo fisico e quello digitale, almeno per quanto riguarda il commercio. La sostanza della logistica è infatti la scienza dell’ottimizzazione delle operazioni fisiche che servono al trasporto di oggetti: è una rete, insieme, materiale e immateriale progettata per limitare i costi e aumentare la qualità del servizio. All’epoca delle dot-com, sul finire del secolo scorso, una quantità di imprese nate pensando che internet fosse tutto ciò che serviva per vincere sul mercato è stata poi spazzata via dalla mancanza di un vero pensiero logistico. Tra le poche sopravvissute, ci fu proprio Amazon, che invece alla logistica dedicava la massima attenzione. I suoi magazzini, per esempio, allora stupivano i puristi della smaterializzazione internettiana: ma sono stati uno dei motivi dell’affidabilità del suo servizio ai clienti. Al tempo stesso, la qualità di quel servizio derivava dal digitale, sempre più spinto a facilitare la vita dei consumatori, sempre più proattivo nel consigliare prodotti che potevano gradire, sulla base di potenti investimenti in machine learning, cloud computing, design dell’interfaccia.

La battaglia logistica prosegue dunque avvicinando i mondi digitale e fisico: non stupisce che oggi Amazon compri negozi e WalMart investa in piattaforme digitali. Il punto di incontro diventa il punto di scontro. Quale sarà la concezione vincente? La tradizionale idea di garantire il prezzo migliore di WalMart può avvantaggiarsi del digitale per alimentare la capacità di risparmio logistico ma l’orientamento alla qualità del servizio, mantenendo il prezzo conveniente, che ha sempre caratterizzato Amazon consente maggiore libertà di manovra. Anche perché la prossima ondata evolutiva della tecnologia, quella che si basa su sensori, big data, intelligenza artificiale e, forse, persino droni, sembra essere un contesto nel quale Amazon è destinata a muoversi meglio. E anche perché l’azienda di Seattle ha già cominciato a sperimentare diversi format di negozio, compreso Amazon Go, dove i clienti entrano, girano tra gli scaffali, prendono quello che vogliono e se ne vanno, senza passare dalla cassa perché non c’è cassa: i loro movimenti sono registrati da apposite telecamere che traducono automaticamente i loro gesti fisici in ordini digitali sicché i pagamenti avvengono direttamente nel loro conto online. Non sarà questo il modello per Whole Food, dicono ad Amazon: promettono che l’acquisizione non avrà impatto sull’occupazione. Ma le possibilità sperimentali servono perché se funzionano prima o poi generano possibilità reali.

Logistica. È il punto di incontro tra il mondo fisico e quello digitale, almeno per quanto riguarda il commercio. La sostanza della logistica è infatti la scienza dell’ottimizzazione delle operazioni fisiche che servono al trasporto di oggetti: è una rete, insieme, materiale e immateriale progettata per limitare i costi e aumentare la qualità del servizio. All’epoca delle dot-com, sul finire del secolo scorso, una quantità di imprese nate pensando che internet fosse tutto ciò che serviva per vincere sul mercato è stata poi spazzata via dalla mancanza di un vero pensiero logistico. Tra le poche sopravvissute, ci fu proprio Amazon, che invece alla logistica dedicava la massima attenzione. I suoi magazzini, per esempio, allora stupivano i puristi della smaterializzazione internettiana: ma sono stati uno dei motivi dell’affidabilità del suo servizio ai clienti. Al tempo stesso, la qualità di quel servizio derivava dal digitale, sempre più spinto a facilitare la vita dei consumatori, sempre più proattivo nel consigliare prodotti che potevano gradire, sulla base di potenti investimenti in machine learning, cloud computing, design dell’interfaccia.

La battaglia logistica prosegue dunque avvicinando i mondi digitale e fisico: non stupisce che oggi Amazon compri negozi e WalMart investa in piattaforme digitali. Il punto di incontro diventa il punto di scontro. Quale sarà la concezione vincente? La tradizionale idea di garantire il prezzo migliore di WalMart può avvantaggiarsi del digitale per alimentare la capacità di risparmio logistico ma l’orientamento alla qualità del servizio, mantenendo il prezzo conveniente, che ha sempre caratterizzato Amazon consente maggiore libertà di manovra. Anche perché la prossima ondata evolutiva della tecnologia, quella che si basa su sensori, big data, intelligenza artificiale e, forse, persino droni, sembra essere un contesto nel quale Amazon è destinata a muoversi meglio.

E anche perché l’azienda di Seattle ha già cominciato a sperimentare diversi format di negozio, compreso Amazon Go, dove i clienti entrano, girano tra gli scaffali, prendono quello che vogliono e se ne vanno, senza passare dalla cassa perché non c’è cassa: i loro movimenti sono registrati da apposite telecamere che traducono automaticamente i loro gesti fisici in ordini digitali sicché i pagamenti avvengono direttamente nel loro conto online. Non sarà questo il modello per Whole Food, dicono ad Amazon: promettono che l’acquisizione non avrà impatto sull’occupazione. Ma le possibilità sperimentali servono perché se funzionano prima o poi generano possibilità reali.