Ha insegnato le basi della programmazione a oltre 45 milioni di persone, il doppio dell’intera popolazione attiva italiana. Gratis. Con alcuni dei corsisti che oggi si ritrovano a lavorare per Google, Ibm, Facebook e persino alla Nasa. Non è la socialdemocrazia svedese ma più prosaicamente Codecademy, celebre piattaforma di e-learning in campo informatico, considerata un “must” almeno per acquisire le basi di alcuni dei più popolari linguaggi di programmazione.

Fondata a New York nell’estate del 2011 da Zack Sims e Ryan Bubinski, due studenti della Columbia (il primo non si è nemmeno laureato), in meno di un anno Codecademy aveva già raccolto 12,5 milioni di dollari di finanziamenti. La consacrazione definitiva è arrivata nel 2015, quando Barack Obama chiese a Sims e Bubinski di aiutare le fasce più povere e meno istruite della popolazione americana a sviluppare competenze informatiche per inserirsi nel mondo del lavoro.

Ma come funziona in concreto la piattaforma? Innanzitutto si può scegliere tra diversi linguaggi di programmazione: Phyton, Java, Javascript (jQuery, AngularJS, React.js), Ruby e Sql, senza dimenticare popolari linguaggi di markup come Html, Css e Sass. Non solo: la piattaforma propone veri e propri percorsi educativi per formare tipi diversi di figure professionali, dal data scientist al software developer o al web developer. Oltre ai corsi gratuiti dedicati ai singoli linguaggi di programmazione, esistono infatti anche programmi intensivi a pagamento di durata variabile (da 6 a 10 settimane) con un curriculum ben preciso e un supporto personalizzato: servono per esempio a imparare a costruire da zero siti web, oppure a utilizzare le Api (interfacce grafiche per espandere le potenzialità di programmi o interfacce), o ancora a visualizzare masse di dati con Phyton. Sono il coronamento dei corsi base gratuiti, per chi vuole competenze di programmazione più approfondite e professionali.

Torniamo ai primi passi del “coding” e vediamo per esempio come funziona il programma base di Html. Dopo essersi registrati gratuitamente, bisogna scegliere il corso desiderato tra quelli free (ma c’è anche un periodo di prova gratuito della versione “Pro”), quindi si accede a una schermata divisa su tre colonne. In quella di sinistra ci sono le “lezioni” con le istruzioni per completare i singoli progetti, in quella centrale compare il codice da scrivere o da correggere, e nella parte a destra il risultato finale, ovvero il sito internet creato dallo studente. Nelle varie lezioni che si succedono la teoria è ridotta all’osso: la piattaforma è stata progettata nel nome del “learning by doing”, il che rende l’apprendimento scorrevole e piacevole.

Ma come si regge in piedi Codeacademy dal punto di vista economico? Il modello adottato è il freemium: l’offerta base è gratuita, i corsi più avanzati sono a pagamento (ma con prezzi assolutamente abbordabili). La versione “Pro” della piattaforma per esempio costa 19,99 dollari al mese e offre percorsi di apprendimento e consulenza personalizzata, oltre a quiz ed esercitazioni aggiuntive rispetto al corso base.

Più costosa ma ovviamente meglio strutturata è la versione “Pro Intensive”, in cui si pagano 199 dollari per ogni singolo programma (di durata variabile tra 6 e 10 settimane) e in cui si portano a termine progetti di taglio più professionale che educativo. Obiettivo dei corsi “Pro Intensive” è infatti raggiungere standard di buon livello in tempi brevi: come spiega Zack Sims, uno dei fondatori della piattaforma, «puoi iniziare partendo da zero e ritrovarti dopo 6-10 settimane con un portfolio di progetti tuoi». Infine c’è l’opzione “Pro Mentor”, versione simile alla “Intensive” ma con il supporto personalizzato di un professionista per mezz’ora alla settimana, al costo di 499 dollari per corso.

Codeacademy non è l’unica piattaforma digitale per imparare a programmare, ma è considerata una delle migliori per chi muove i primi passi in campo informatico. Per i più esperti, invece, vanno ricordate CodeSchool, Treehouse e i colossi dell’e-learning come Udemy e Coursera, ai quali si aggiungono i sofisticatissimi “coding bootcamp” (di cui parleremo prossimamente).