Non è italiana ma ha scommesso dall’aprile scorso sull’Italia come primo mercato di sbocco per portare in Europa una piattaforma di e-commerce che ha un preciso scopo: accorciare la filiera del fiore “dal campo al vaso”, puntando solo su coltivatori certificati e garantendo la consegna dei prodotti freschi a domicilio entro 24 ore dalla raccolta, con prezzi fino al 50% più vantaggiosi rispetto a quelli standard.

Per Colvin, startup fondata a Barcellona a fine 2016 da tre ex compagni di università Esade – Sergi Bastardas, Andrés Cester e Marc Olmedillo, con esperienze in multinazionali come Amazon, Citigroup e Gsk – è arrivato il momento di fare un nuovo passo in avanti grazie al suo terzo round di finanziamento, un’operazione da sei milioni di euro che vede come lead investor P101 Sgr, attraverso il nuovo fondo Programma 102, al fianco del fondo di venture capital spagnolo Samaipata Ventures, Mediaset Spagna (entrambi già soci) e di una cordata di investitori privati iberici. Il round segue i due completati in passato dalla società e porta il totale della raccolta, a solo un anno e mezzo dalla nascita, a nove milioni di euro. Con la nuova iniezione di liquidità, confermano i diretti interessati, Colvin punta in modo dichiarato all’espansione internazionale, con l’idea di accaparrarsi una fetta di un mercato, quello floreale, stimato su scala mondiale in circa 100 miliardi di dollari e che in Italia si stima nell’ordine dei 2,7 miliardi di euro.

“Il funding – ha spiegato al Sole24ore il Ceo della startup, Andrés Cester – è la base per continuare a investire a supporto del piano di crescita in Europa: vogliamo diventare un marchio di riferimento in un segmento con grandi opportunità di sviluppo attraverso un modello di servizio che rivoluziona un settore ancora molto tradizionale come quello dei fiori. Se pensiamo nel medio termine a round addizionali? Non sono sicuramente esclusi, proprio per finanziare l’ingresso in altri Paesi”. L’obiettivo, più precisamente, è quello di aprire l’attività in almeno altri due mercati entro la fine del 2019, sfruttando l’esperienza italiana come punto di partenza strategico, e fra i Paesi in rampa di lancio vi sono Regno Unito, Germania e Olanda. Se l’internalizzazione è il driver delle attività nei prossimi anni, l’evoluzione del giro d’affari, a detta di Cester, dovrebbe rispondere a una moltiplicazione del fatturato anno dopo anno (di cifre non se ne parla) di un fattore tre. “Quando raggiugneremo il punto di pareggio? Difficile a dirsi, perchè è strettamente legato al processo di espansione, che richiede investimenti importanti per promuovere il marchio e consolidare il network”, dice ancora il Ceo.

Sulla piazza italiana, dove sono già diverse migliaia i bouquet consegnati e un numero importante gli utenti fidelizzati, i concorrenti autorevoli non mancano e sono nomi importanti come Floraqueen e Interflora. In Colvin sono però convinti di potersi muovere in un settore poco presidiato, per lo meno dalle startup, e a dare sostanza alle ambizioni di crescita è un modello che punta tutto sulla disintermediazione della supply chain commerciale del fiore. “I vari passaggi della filiera tradizionale – assicura infatti Cester – possono portare a 5 o 6 rincari del prezzo del prodotto finito e ad allungare sensibilmente le tempistiche di consegna dal mometo del raccolto: noi operiamo per ridurre tempi e costi e per farlo ci serviamo delle tecnologie digitali”. Oltre che, naturalmente, dei coltivatori che entrano a fare parte del network.