Si chiama Neuralink e secondo quanto riportato dal Wall Street Journal è l’ultimo progetto partorito dal vulcanico Ceo di Tesla. L’obiettivo, come sempre quando c’è di mezzo Elon Musk, è per lo meno ambizioso: sviluppare una tecnologia in grado di effettuare connessioni dirette tra un cervello umano e un computer. La nuova azienda, che pare sarà finanziata interamente da Musk, è secondo il quotidiano americano già in una fase avanzata di sviluppo, tanto che almeno tre figure di spicco sarebbero già state coinvolte nel progetto: ‎Vanessa Tolosa, ingegnere presso il Lawrence Livermore National Laboratory ed esperta di elettrodi flessibili, Philip Sabes, professore presso l’Università della California a San Francisco ed esperto dei modelli di controllo del movimento del cervello, e Timothy Gardner, professore all’Università di Boston noto per studiare il modo in cui cantano gli uccelli attraverso piccoli elettrodi impiantati nella corteccia cerebrale dei fringuelli.

Dopo auto a guida automatica e navicelle spaziali (con Space X), il varo della nuova startup porta Musk in un campo, quello dell’intelligenza artificiale, a cui guardano con estremo interesse tutte le grandi firme dell’universo hi-tech, da Google a Microsoft passando per Amazon e molti altri, Apple compresa. L’idea del fondatore di Tesla va “ovviamente” oltre e prevede lo sviluppo di dispositivi da inserire nel cervello, per fondere l’intelligenza delle persone con quella artificiale, trattare malattie come l’epilessia, il morbo di Parkinson o la depressione regolando tramite degli elettrodi l’attività elettrica del cervello stesso e consentire un interfacciamento più diretto con i sistemi informatici.

La nascita di Neurolink, per chi segue da vicino le mosse del numero uno di Tesla, non è del tutto una sorpresa. Qualche settimana addietro Musk aveva ribadito la convinzione della possibilità di fondere in futuro intelligenza biologica e intelligenza artificiale. La nuova scommessa dovrebbe partorire inizialmente un prototipo funzionante (atteso per i prossimi mesi) per dimostrare l’efficacia e l’affidabilità della nuova tecnologia, prima di passare al più ambizioso obiettivo di aumentare le prestazioni e la memoria del genere umano. A Vanity Fair, di recente, Musk confermava come a suo dire un’interfaccia parziale tra computer e cervello, in grado di ottenere risultati significativi, non è lontana più di tre o quattro anni.