Dal 4 all’11 marzo l’Italia terrà la prima settimana dell’amministrazione aperta, iniziativa promossa dal Dipartimento Funzione Pubblica a Palazzo Chigi. Il sito è già online e sarà annunciato in serata dal ministro Marianna Madia.

Il 4 marzo è il giorno in cui a livello internazionale si celebra l’Open Data Day, mentre in Italia sarà il primo giorno di sette che saranno affollati di iniziative «dedicate a sviluppare la cultura e la pratica della trasparenza, della partecipazione e dell’accountability sia nelle amministrazioni pubbliche che nella società», si legge nel sito istituzionale.

Nella sostanza, significa che vari soggetti possono autonomamente organizzare eventi e iniziative sotto questo cappello, in quei giorni, accreditandosi sul sito.
«Pubbliche amministrazioni, scuole e università, organizzazioni della società civile e imprese e loro associazioni possono realizzare iniziative sui seguenti temi e chiedere di includerle nel programma ufficiale: trasparenza, open data, partecipazione, accountability, cittadinanza digitale e competenze digitali».

«Non convegni, ma seminari, hackathon, dibattiti pubblici, webinar, pubblicazione di documenti e report, rilascio di dataset in formato aperto e altre iniziative volte a mettere a disposizione di cittadini e pubbliche amministrazioni strumenti utili ad attuare i principi dell’Open Government (linee guida, tool-kit, ecc)», specifica il sito. «Iniziative, dunque, che consentano di acquisire la consapevolezza dell’importanza del processo di trasformazione della Pubblica amministrazione e della centralità del contributo di ognuno».

A partire da stamane il sito ha cominciato a ospitare i primi eventi: International Open Data Day Campania, Civic Hackathon su dataset aperti, Cagliari Open Data Day, Imola OpenData Day. Da Funzione Pubblica fanno sapere che a breve saranno comunicate le prime iniziative che vedranno la partecipazione della ministra.

Il tutto parte da lontano. L’Italia ha aderito nel 2011 a Open Government Partnership (Ogp), un progetto laterale voluto da Barak Obama e che oggi vede la partecipazione di 75 Paesi. Aderire ad Ogp significa impegnarsi in progetti concreti per la trasparenza, partecipazione civica e innovazione della Pa. Nel 2016, il ministro Madia ha dato nuovo impulso alla partecipazione italiana a Ogp: ha creato un gruppo istituzionale di coordinamento delle azioni in materia di amministrazione aperta; ha costituito un Open Government Forum in cui sono riunite 70 organizzazioni della società civile che hanno collaborato alla stesura del Piano di Azione 2016-2018.

La settimana dell’amministrazione aperta fa parte di questo piano.
«L’iniziativa è stata fortemente voluta dalle associazioni che sono rappresentate nell’Open Government Forum – spiega Ernesto Belisario, che coordina questa attività (è tra i più noti avvocati esperti di amministrazione digitale) -. Come dimostrato da alcuni indicatori internazionali, infatti, la cultura della trasparenza, della partecipazione e dell’accountability presenta, nel nostro paese, livelli bassi rispetto ad altri Paesi».

«Ed è per questo motivo che – parallelamente agli interventi normativi in materia di prevenzione della corruzione, trasparenza e innovazione – si è ritenuto centrale avviare iniziative di sensibilizzazione indirizzate sia ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni sia ai cittadini. Se è vero che la vera rivoluzione è culturale, è necessario che questi temi escano dalla nicchia degli addetti ai lavori e diventino oggetto di discussione e dibattito pubblico. Su tutto il territorio nazionale». L’idea, insomma, è che questa iniziativa possa «contribuire ad accelerare i processi di apertura delle amministrazioni, a migliorare i processi decisionali, a favorire l’esercizio dei diritti di cittadinanza digitale e ad accrescere la fiducia nelle istituzioni».

Certo è che in questa fase delicata, di attuazione dell’Agenda Digitale è particolarmente importante sviluppare quell’humus che è sempre mancato in Italia. Una cultura dell’innovazione, che si sposa con la partecipazione civica e la trasparenza. Ingredienti necessari per realizzare quell’innovazione che rischia altrimenti di restare sulla carta (vedi il Piano Crescita da 4,686 miliardi, approvato a marzo 2015), perché non condiviso (non vissuto) appieno dalla società civile, prima che dalla politica.