Un anno fa non valeva neanche 1.000 dollari, oggi ne vale più di 13.000, dopo aver toccato un massimo di quasi 20.000. Tra alti e bassi da paura, il mondo ha scoperto il bitcoin (e le altre criptovalute). Passiamo gli eventi che hanno caratterizzato questi dodici mesi sulle montagne russe.

La minaccia cinese

L’anno era iniziato male per il bitcoin. Nei primi giorni dell’anno aveva testato la soglia dei 1.000 dollari (con un picco di 1.300 il 3 gennaio), ma l’11 gennaio è scivolato fino a 750 dollari dopo che la Cina aveva aperto inchieste sugli exchange nazionali per il sospetto di manipolazione di mercato e riciclaggio di denaro. Anche la Banca centrale cinese aveva messo in guardia i cittadini sul rischio di investimento in criptovalute. Allora il 90% del mercato del bitcoin era scambiato in yuan cinesi.

La gelata della Sec sugli Etf

Una volta dissolti i timori cinesi, iI bitcoin è tornato sopra 1.000 dollari a metà febbraio. Poi è arrivato un brusco colpo di freno in America che lo ha riportato da quota 1.300 attorno a 900. Il 10 marzo la Sec ha respinto la richiesta dei gemelli Winklevoss, i due protagonisti dello scontro giudiziario con Mark Zuckerberg per chi ha avuto l’idea di Facebook, per avviare un Etf sulla criptovaluta. La Sec ha citato il fatto che bitcoin non è trattato su mercati regolamentati e che quindi non può assicurare dalle manipolazioni di mercato.

Valuta legale in Giappone

Il 1° aprile arriva una buona notizia: il Giappone dichiara il bitcoin una valuta legale, permettendo agli investitorti nipponici di diventare protagonisti del mercato: secondo alcuni dati lo scorso autunno quasi il 40% del mercato era denominato in yen. A maggio il bitcoin supera i 2000 dollari.

La scissione: nasce Bitcoin Cash

A luglio gli investitori si innervosiscono di fronte alla prospettiva di una scissione, di una “hard fork” della blockchain di bitcoin per renderlo più efficiente e permettere una maggior rapidità delle transazioni: l’11 luglio le quotazioni rompono la soglia di 3.000, neanche dieci giorni dopo scivola fino a 1.900 sull’onda dei timori che il nuovo bitcoin possa sostituire di fatto il vecchio. Il 1° agosto nasce Birtcoin Cash che diventa in poche ore la terza criptovaluta per capitalizzazione. Ma i timori si sciolgono in pochi giorni: a inizio settembre le quotazioni sono prossime ai 5mila dollari

La Cina vieta le Ico

Le quotazioni vanno di nuovo in caduta fino a 3.200 quando il 4 settembre la Cina mette al bando le Ico, le offerte iniziali di valute utilizzate per finanziare progetti innovativi nel criptomondo che avevano fatto lievitare la richiesta di critpovalute. A fine anno le Ico sono arrivate a raccogliere oltre 4 miliardi di dollari di fondi. Ma il bitcoin supera anche questa prova: a metà ottobre supera 5.000 dollari, a inizio novembre è attorno a 7.500.

Nel salotto buono di Wall Street

A dicembre il bitcoin entra nel salotto buono di Wall Street, grazie all’avvio dei contratti futures a Chcago: il 10 dicembre parte il Cnoe, una settimana dopo il Cme. Il debutto dei derivati su bitcoin, che permettono di ridurre il rischio delle scommesse al rialzo o al ribasso, fa lievitare il mercato che arriva a registrare scambi quotidiani superiori ai 50 miliardi di dollari. Bitcoin lievita da quota 10.000 a inizio dicembre, quando vengono annunciati i futures, fino a sfiorare 20.000 a metà dicembre. Alimentando i timori di bolla finanziaria pronta a scoppiare, timori che portano a un progressivo sgonfiamenti dei valori fino a 13.000 di fine anno.

Aprendo la strada a nuovi mesi ad altissima tensione per il bitcoin e le altre criptovalute .