Dentro c’è un po’ di tutto, compreso un robot umanoide (Pepper) adibito all’accoglienza e all’hospitality dei visitatori. E tutto si ispira a una rivisitazione innovativa del luogo di lavoro e del modo di lavorare. L’Econocom Village, realizzato all’interno del complesso La Forgiatura in un’ex area industriale riqualificata ad hoc alla periferia nord-ovest di Milano, è la nuova casa italiana del Gruppo nato a Bruxelles nel 2004 e riunisce in un’unica location anche le società satellite Bizmatica e Asystel Italia.

Perché è diverso da una normale sede aziendale? Perché si tratta di un ambiente multifunzionale, decisamente accogliente e facilmente fruibile, in cui il paradigma della trasformazione digitale viene vissuto quotidianamente, in una sorta di sperimentazione “on the go” delle nuove tecnologie, funzionale a massimizzare i benefici della collaborazione e della socializzazione, della contaminazione (di idee) e della condivisione.

«È un percorso iniziato anni fa – spiega Enrico Tantussi, country manager per l’Italia di Econocom International – e che oggi si concretizza in un luogo fisico e virtuale dove far nascere progresso e innovazione, perché crediamo che il futuro sia già presente e va reso accessibile, che la trasformazione digitale sia già disponibile e accessibile e può fare la differenza nel potenziare e valorizzare le attività di ogni azienda». Il claim che accompagna l’apertura del Village è del resto “#thefutureison” e non si tratta, dicono convinti da Econocom, di una mera e stereotipata promessa di marketing.

«Le nuove tecnologie – continua infatti Tantussi – non sono sinonimo di innovazione: nelle aziende si fa innovazione se si lavora sui processi e sui modelli di lavoro». La tecnologia, insomma, deve supportare il cambiamento organizzativo e strategico, deve incidere sulle logiche di relazione e di engagement, e nel Village questo concetto viene espresso in molti modi. Nella struttura trovano infatti posto un’area dedicata al co-working aperta anche a soggetti esterni all’azienda (e non solo ai partner o ai clienti della stessa), i laboratori di digital experience dove sperimentare e toccare con mano le applicazioni delle nuove tecnologie, gli spazi dove includere nel perimetro aziendale le startup innovative in chiave open innovation, lounge dove fare networking e un auditorium da 300 posti per workshop e incontri dove sono periodicamente organizzati incontri sui temi legati all’innovazione digitale. Non ci sono telefoni fissi, nel Village, e anche l’ufficio di Tantussi è uno spazio aperto dove lavorare in modo condiviso con il “capo azienda”.

La connessione Wi-Fi è ovunque, anche in alcuni spazi operativi esterni, vetrate e pareti (oltre che monitor e lavagne digitali) diventano schermi dove proiettare e condividere appunti e documenti in formato digitale. Tutti gli spazi, in generale, sono stati progettati in una logica di sito web interattivo da navigare fisicamente. Attraverso una dashboard viene costantemente mappata tutta la struttura, evidenziando i dati relativi al traffico Wi-Fi, alla domotica e ai sensori, che rappresentano i principali dati del Village. Big Data e Internet delle cose, una delle specialità di Econocom, insomma, sono utilizzati e testati ogni giorno, per affinarne l’applicazione sul campo.

Il diverso approccio culturale al lavoro, improntato ovunque al dogma della smart collaboration, si traduce anche nell’abbandono dei formalismi di luogo e orario: ogni addetto di Econocom ha la libertà di scegliere dove e in che modo lavorare, decidere in base all’attività svolta il proprio compagno di scrivania in un’ottica di partecipazione individuale a un progetto comune. Non mancano, infine, virtuosità sui generis come i “dash button”, e cioè veri e propri comandi che consentono di automatizzare task operativi, come ordini ricorrenti di prodotti fisici o richieste specifiche di assistenza per eventuali malfunzionamenti relativi a stampanti, frigoriferi, vending machine.

E poi c’è la componente di business. Perché il Village deve essere la fucina per sperimentare quelle innovazioni che Econocom porta sul mercato a 360 gradi, spaziando dal retail all’industria manifatturiera per arrivare alle banche. In Italia la società vanta in organico oltre 500 dipendenti, un portafoglio di oltre 1.800 clienti e ha registrato nel 2017 un fatturato di 437 milioni di euro (sui tre miliardi complessivi), cifra più che raddoppiata nel corso degli ultimi cinque anni. L’obiettivo, conclude Tantussi, è crescere ancora (anche tramite operazioni di fusione e acquisizione) puntando su mercati anche lontani dal core-business: l’asticella a cinque anni è fissata a un miliardo di euro.