È il terreno per antonomasia della creatività e del progetto e dunque – apparentemente – l’ambito industriale ideale per la nascita e lo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali. Eppure, il design non sta dando all’Italia un numero particolarmente significativo di start up (appena l’1,4% del totale). Colpa di un mercato dominato, da decenni, da alcuni grandi brand che catalizzano l’attenzione internazionale e attraggono i migliori designer da tutto il mondo. Ma colpa anche di un tranello in cui cadono molti aspiranti imprenditori, che confondono l’originalità e l’innovazione dei prodotti con le caratteristiche di utilità, funzionalità e replicabilità che sono alla base del successo internazionale dell’arredo-design italiano. Che è, va ricordato, un design di tipo industriale, capace cioè di coniugare la tradizione artigianale e persino sartoriale della lavorazione, con la possibilità di realizzare i propri prodotti su scala industriale e di distribuirli in tutto il mondo nei tempi rapidi e con l’efficienza di servizio che oggi il mercato richiede. Tutto questo ha bisogno investimenti importanti e di un’efficienza della supply chain che, trattandosi spesso di prodotti ingombranti, composti da elementi diversi e di complesso assemblaggio (si pensi alle cucine o ai bagni), non è facile affrontare per delle start up. Non bastano, per capirsi, le stampanti 3D o le più moderne tecnologie. Non bastano le buone idee e i prodotti originali, di cui tante testimonianze si vedono in questi giorni al Salone del Mobile di Milano e al Fuorisalone. Serve la capacità di applicare queste buone idee a progetti imprenditoriali concreti, tenendo anche presente che, oggi, il successo delle aziende dell’arredo deriva sempre meno dalla bellezza o qualità dei singoli prodotti e sempre più, invece, dalla capacità di fornire ai clienti un progetto completo e integrato di interior design, ma anche di fornitura e assistenza di prodotti e competenze.

Su queste nuove necessità del mercato dovrebbero concentrarsi start up e investitori. E le nuove tecnologie possono, in questo senso, fornire davvero una leva decisiva: non tanto (o non solo) per produrre oggetti a marchio proprio, quanto per completare, integrare, efficientare e favorire il business delle stesse aziende già esistenti, o di nuove imprese. Non è un caso che le esperienze riuscite di start up del design siano state in questi anni proprio nell’ideazione di nuovi servizi destinati alle imprese produttrici, come piattaforme ecommerce, app, o software gestionali.